LA SENTI QUESTA MUSICA, BOLLORÉ? È IL SUONO DEI SOLDI – IL FONDO “PERSHING SQUARE” PUNTA AD ACQUISTARE IL 100% DI “UNIVERSAL MUSIC”, LA PIÙ GRANDE CASA DISCOGRAFICA AL MONDO, CON UN’OFFERTA DA CIRCA 64 MILIARDI DI DOLLARI – IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALL’OPERAZIONE RISIEDE NELLA FAMIGLIA BOLLORÉ CHE DETIENE IL 31% DELLA MAJOR E, ATTRAVERSO UN PATTO DI SINDACATO CON IL GRUPPO CINESE "TENCENT", CONTROLLA OLTRE IL 43% DEI DIRITTI DI VOTO DELLA MAJOR: SENZA IL LORO OK, L’ACQUISIZIONE NON PUÒ PASSARE - IL PROPRIETARIO DI “PERSHING”, BILL ACKMAN HA DETTO DI...
Estratto dell’articolo di Francesco Bertolino per il "Corriere della Sera"
Il finanziere americano Bill Ackman vuole i diritti musicali di Taylor Swift, Eminem, Tiziano Ferro e Cesare Cremonini. Il fondatore dell’hedge fund Pershing Square ha proposto ai soci della major discografica una fusione con un suo veicolo societario quotato a Wall Street.
L’offerta valuterebbe Universal Music oltre 55 miliardi di euro (circa 64 miliardi di dollari) e comporterebbe il trasferimento della sede di quotazione del gruppo dall’Europa agli Stati Uniti, da Amsterdam a Wall Street.
Ackman è già azionista di Universal Music con il 4,7% e da tempo sostiene che l’azienda sia sottovalutata rispetto alle sue potenzialità di generare ricavi costanti grazie agli incassi garantiti da Spotify e dalle altre piattaforme di streaming musicale.
Universal Music vanta probabilmente il più ricco catalogo di diritti musicali, con circa 6.700 artisti fra cui Madonna, i Rolling Stones, Avicii, Nirvana. Nel 2025 il gruppo ha generato ricavi per 12,5 miliardi di euro (+5,7%), e un margine di profitto di oltre 2,8 miliardi, staccando agli azionisti un dividendo vicino al miliardo.
Dalla sua quotazione in Borsa nel 2021, però, il titolo ha perso circa il 30% a causa delle preoccupazioni degli investitori per l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’industria della musica. Da qui la proposta di Pershing Square che, assistita dalla banca d’affari Jefferies, valuta le azioni di Universal 30,40 euro.
Ackman pagherebbe ai soci del gruppo 5,05 in euro in contanti con un esborso totale di 9,4 miliardi, in parte finanziato con la vendita del 3,3% di Spotify oggi in mano a Universal Music (del valore di 2,7 miliardi). Il resto del corrispettivo sarebbe versato in titoli di Pershing Square Sparc Holdings, una scatola societaria già quotata a Wall Street con il solo scopo di andare a caccia di aziende sottovalutate con cui fondersi.
[…] Il piano del finanziere prevede poi un aumento dei dividendi del 2% all’anno e un cambio ai vertici con l’inserimento alla presidenza del gruppo di Michael Ovitz, fondatore di Creative Artists Agency ed ex top manager di Disney. Per attrarre dalla sua parte gli artisti della major, infine, Ackman promette di distribuire loro 750 milioni provenienti dalla cessione della partecipazione di Universal Music in Spotify.
[…] Il più grande ostacolo all’operazione risiede tuttavia nella famiglia francese Bolloré che, direttamente e tramite la holding Vivendi, detiene il 31% della major e, attraverso un patto di sindacato con il gruppo cinese Tencent, controlla oltre il 43% dei diritti di voto di Universal Music. Il loro assenso è necessario all’operazione che ha bisogno del via libera dei due terzi degli investitori del gruppo. Ackman ha detto di aver parlato con la famiglia Bolloré che si sarebbe detta «intrigata» dalla proposta. […]







