FORSE È LA VOLTA BUONA PER RISOLVERE LA GRANA DELL’EREDITÀ DI LEONARDO DEL VECCHIO – I VERTICI DELLA HOLDING DELFIN STANNO STUDIANDO UNO SCHEMA FINANZIARIO PER REPLICARE IL PIANO DI LEONARDO MARIA E RILEVARE FINO A DUE DELLE OTTO QUOTE DEL 12,5% IN MANO AGLI EREDI DEL FONDATORE – L’OPERAZIONE VALE 10 MILIARDI DI EURO (IL VALORE DI MERCATO DI DELFIN SI AGGIRA ATTORNO AI 40): SONO GIÀ STATI AVVIATI DIALOGHI CON ALMENO QUATTRO BANCHE…
LEONARDO MARIA DEL VECCHIO - PULP PODCAST
Estratto dell’articolo di Daniela Polizzi e Francesco Bertolino per il “Corriere della Sera”
Delfin prova a prendere l’iniziativa per dipanare la matassa familiare e finanziaria che da oltre quattro anni imbriglia il riassetto della holding della famiglia Del Vecchio.
Secondo fonti accreditate, la cassaforte lussemburghese sta studiando uno schema finanziario per rilevare fino a due delle otto quote del 12,5% in mano agli eredi del fondatore Leonardo Del Vecchio.
Delfin avrebbe già avviato dialoghi con almeno quattro banche: Crédit Agricole, Bnp Paribas, Intesa Sanpaolo e Citigroup. L’ipotesi di lavoro sarebbe di allestire un finanziamento finalizzato all’acquisizione di una quota fino al 25% della holding che custodisce il 32,4% di Essilux, il 10% di Generali, il 17,6% di Mps e il 2,7% di Unicredit.
Si tratterebbe di un’operazione di dimensioni rilevanti, considerato che il valore di mercato di Delfin si aggira attorno ai 40 miliardi. A questa somma andrebbe applicato lo sconto di holding, è vero, ma l’impegno per Delfin sarebbe comunque importante.
D’altra parte, la società presieduta da Francesco Milleri e guidata da Romolo Bardin può contare su un flusso di dividendi regolare e robusto proveniente dalle partecipate industriali e bancarie — attorno agli 1,5 miliardi l’anno — sufficiente a far fronte agli interessi, mantenendo flessibilità finanziaria.
Entro pochi mesi, infatti, Delfin dovrebbe azzerare il debito, liberando ulteriore spazio per operazioni straordinarie. A ciò si aggiunge, infine, il potenziale incasso di circa 625 milioni dall’offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo su Mps che, se andrà in porto, renderà anche Delfin azionista al 3,9% di Ca’ de Sass.
Lo schema così delineato da Delfin avrebbe il vantaggio, da un lato, di offrire a due eredi la possibilità di monetizzare le loro quote e, dall’altro, di semplificare la struttura azionaria, facilitando il raggiungimento di accordi sulla governance e sulla remunerazione degli azionisti. All’esito dell’eventuale riassetto, infatti, Delfin si troverebbe con sei soci anziché otto, con il 16,5% ciascuno.
La scelta finale spetterà agli eredi che avranno sino a fine marzo per approvare il progetto. E poi, nel caso di via libera, per decidere chi uscirà da Delfin e chi invece resterà socio di lungo periodo della holding.
La scadenza è dettata dai tempi stabiliti dal tribunale del Lussemburgo che a settembre ha prorogato di sei mesi il periodo di esercizio del diritto di prelazione in capo a Delfin sulle quote di Rocco Basilico, Leonardo Maria e Clemente Del Vecchio.
Questi tre azionisti avevano chiesto di trasferire a veicoli personali le loro partecipazioni in Delfin in modo da renderle più “liquide” e bancabili, seguendo quanto già fatto da Luca e Paola Del Vecchio che lo scorso luglio hanno avuto, in base alle leggi del Granducato, il via libera al trasferimento delle loro azioni.
LUCA DEL VECCHIO
LEONARDO MARIA DEL VECCHIO - FRANCESCO MILLERI
L IMPERO DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO




