SU GENERALI, “CALTA” È USCITO DALLA PORTA MA RIENTRA DALLA FINESTRA – IL COSTRUTTORE ROMANO POTREBBE FARSI CONVINCERE DALL’AD DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, AD APPROVARE LA FUSIONE CON BPM, SOLO SE IL “MONTE” VENDESSE A LUI UNA QUOTA DI GENERALI, QUELLA NECESSARIA PER DISTRIBUIRE UN DIVIDENDO STRAORDINARIO PRIMA DELL’ASSEMBLEA – PER “CALTA” SAREBBE IL CORONAMENTO DI UN SOGNO: DIVENTEREBBE SOCIO DI MAGGIORANZA DI TRIESTE, CON I SUOI 900 MILIARDI DI EURO DI ASSET – LOVAGLIO, PERÒ, POTREBBE OFFRIRE QUOTE ANCHE A UNICREDIT: IL “BAFFO LUCANO” HA BISOGNO DI SOLDI (CHE AL MOMENTO NON HA) PER FINANZIARE LA FUSIONE CON BPM
Estratto dell’articolo di Stefano Vergine per “Domani”
luigi lovaglio - carlo messina
Che fine farà Generali alla fine di questa grande partita di risiko? L’azionista principale del Leone di Trieste, il boccone più ghiotto, diventerà Intesa Sanpaolo, come ipotizzano in molti, oppure sarà Francesco Gaetano Caltagirone o Unicredit? Per capirlo bisogna inquadrare meglio la questione.
La partita in corso cambierà certamente la mappa italiana del potere. Le ultime indiscrezioni vedono più possibile una fusione tra Mps e Bpm per creare il terzo grande polo bancario italiano dopo Intesa Sanpaolo e Unicredit.
Il matrimonio tra Siena e Milano è la mossa difensiva pensata dal ceo di Mps, Luigi Lovaglio, per contrastare la mossa avanzata proprio dall’ad di Intesa Carlo Messina l’8 giugno scorso per conquistare il Monte: un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria (opas) che prevede l’assegnazione di 16 azioni Intesa Sanpaolo ogni 10 azioni Mps, più un euro in contanti per ciascun titolo Mps, con un esborso totale di 30,6 miliardi di euro. […]
Per convincere gli azionisti di Mps a rifiutare la proposta di Intesa e preferire quella della fusione con Bpm, Lovaglio non può limitarsi ad offrire uno scambio azionario alla pari (svantaggioso per Siena che capitalizza circa 13 miliardi di più). E infatti nei giorni scorsi sono arrivati i primi rumors sul rilancio: il Monte sarebbe disposto ad aggiungere alla proposta di fusione con Bpm una componente cash, attraverso un dividendo straordinario da distribuire ai soci prima del perfezionamento dell’operazione.
francesco gaetano caltagirone futuro capitale evento a villa miani 3
È qui che Generali rientra nella partita. Secondo il Sole 24 Ore, infatti, il dividendo straordinario potrebbe essere finanziato da Mps vendendo un pezzo del 13,3 per cento di Generali detenuto tramite Mediobanca.
Questa è l’idea per uscire dal cul de sac che è venuta a Lovaglio e al suo alleato Vittorio Grilli, presidente di Mediobanca a sua volta assai vicino a Gaetano Caputi, capo di gabinetto della premier Giorgia Meloni.
[…] Secondo varie fonti bancarie sentite da Domani, le opzioni principali sul tavolo al momento sarebbero due. Da un lato c’è Caltagirone, che di Generali detiene in proprio già il 6,3 per cento ed è il secondo azionista di Mps con il 10,2 per cento. Dall’altra parte c’è Unicredit, guidata dal ceo Andrea Orcel, proprietaria del 8,8 per cento del Leone e da poco uscita vincitrice dalla battaglia per la conquista della tedesca Commerzbank.
Per capire come potrebbe andare a finire bisogna prima ricordare le regole del gioco. Innanzitutto vediamo chi sono gli arbitri che potrebbero porre degli ostacoli ai progetti sul tavolo. A livello europeo c’è la Bce, cui Intesa ha già chiesto le autorizzazione per l’opas su Mps.
In Italia gli arbitri principali sono invece due. Da un lato l’Antitrust che vigila per evitare posizioni di mercato dominanti.
Nel caso del matrimonio tra Intesa e Mps non dovrebbero esserci problemi sugli sportelli bancari: il piano prevede già che 635 di Mps finiscano a Unipol per poi essere proposti in fusione a Bper Banca (controllata dalla stessa Unipol) […]
Più scivoloso il capitolo assicurazioni, su cui vigila l’Ivass: sebbene Intesa abbia già promesso di non voler nominare membri del cda di Generali, il gruppo ha già la sua banca-assicurazione interna (Intesa Sanpaolo Assicurazioni), la cui rete si aggiungerebbe a quella del Leone.
Infine c’è l’attore politico: il governo. Lo stesso che nell’aprile del 2025 mandò all’aria il tentativo di Unicredit di conquistare Bpm (banca assai cara alla Lega) giocando senza vergogna la carta del golden power […] .
Che faranno ora Meloni e Giorgetti? Saranno meticolosi come quando a tentare di acquistare Bpm fu Unicredit? Oppure, ora che a condurre l’operazione c’è Lovaglio – scelto in origine proprio dal governo per guidare Mps – si riveleranno più clementi? Anche questa volta in ballo c’è un tema di influenze straniere.
Primo azionista di Bpm è infatti Credit Agricole con il 29,3 per cento. Sebbene nel caso di fusione tra Mps e Bpm la quota della Banque Vert dovrebbe risultare diluita rispetto ad oggi, alla fine i francesi potrebbero comunque detenere una partecipazione molto rilevante in Mps.
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Le assemblee straordinarie degli azionisti di Intesa e Bpm non dovrebbero avere problemi ad approvare con una maggioranza di due terzi le operazioni proposte dai rispettivi cda, mentre più incerto è l’esito dell’assise di Mps.
Non ancora convocati (bastano 15 giorni di preavviso), i soci rilevanti di Siena potrebbero infatti avere interessi divergenti. Da una parte ci sono il Mef (4,8 per cento) e la stessa Bpm (3,7 per cento), che dovrebbero votare a favore della fusione.
Fonti autorevoli assicurano che anche Delfin, primo azionista di Mps con il 17,5 per cento, potrebbe approvare la proposta di Mps in virtù delle rassicurazioni fornite da Grilli: oltre ad essere uno storico consigliere della holding dei Del Vecchio, l’ex ministro del Tesoro è uno dei banchieri più vicini al governo Meloni.
Resterebbe quindi da convincere Caltagirone, proprietario del 10,2 per cento di Mps, e qui le cose si fanno più complicate visti i rapporti turbolenti tra il costruttore romano e Lovaglio. Fonti vicine a Siena suggeriscono che Caltagirone potrebbe farsi convincere ad approvare la fusione con Bpm solo se Mps vendesse a lui una quota di Generali, quella necessaria per distribuire un dividendo straordinario prima dell’assemblea.
luigi lovaglio il gordon gekko dei riccarelli
Per l’imprenditore romano vorrebbe dire poter ambire a diventare il socio di maggioranza di Trieste, con i suoi 900 miliardi di euro di asset gestiti e una larga fetta di debito pubblico italiano in pancia. Caltagirone, a chi gli chiede le sue intenzioni, spiega che Generali le ha «sempre e solo comprate sul mercato».
Lovaglio, però, potrebbe offrirle quote anche a Unicredit. Per la banca milanese, che ne detiene già l’8,8 per cento ed è appena diventata socio di controllo di Commerzbank, significherebbe ottenere il dominio del principale gruppo assicurativo italiano e poter esportare i suoi prodotti nel Nord Europa germanofilo. Gli indizi che puntano in questa direzione sono due recenti dichiarazioni dello stesso Orcel. […]
LUIGI LOVAGLIO AL SENATO - COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLE BANCHE - FOTO LAPRESSE
Carlo Messina
INTESA POUR HOMME
carlo messina
MONTE DEI PASCHI
Luigi Lovaglio






