SOLO UN GIUDICE PUÒ AIUTARE LEONARDINO – LUNEDÌ PROSSIMO L’ASSEMBLEA DI DELFIN VOTERÀ SUL TRASFERIMENTO DELLE PARTECIPAZIONI DI LUCA E PAOLA DEL VECCHIO (25% TOTALE) A LEONARDO MARIA, CHE HA OTTENUTO UN ONEROSO PRESTITO DA 10 MILIARDI. OTTENERE IL VIA LIBERA DAGLI OTTO SOCI SARÀ PRATICAMENTE IMPOSSIBILE (SONO CONTRARI ROCCO BASILICO E IL PRIMOGENITO CLAUDIO) – LEONARDO MARIA SARÀ DUNQUE OBBLIGATO AD ASPETTARE LE DECISIONI DEL GIUDICE DEL LUSSEMBURGO, GIÀ TIRATO IN CAUSA DIVERSI MESI FA DA LUCA, PAOLA E ROCCO – IL TIMORE CHE LE BANCHE FRANCESI BNP PARIPAS E CREDIT AGRICOLE, TRA GLI ISTITUTI COINVOLTI NEL PRESTITO, POSSANO INTERVENIRE SULLE AZIONI IN GARANZIA E DIVENTINO SOCIE DI ESSILUX…
DAGOREPORT - FERMI TUTTI! IL RISIKO BANCARIO INIZIA SOLO ADESSO - SCARICATO CALTAGIRONE (NON SOLO DALL'ALLEATO MILLERI E DAI FONDI INTERNAZIONALI, MA ANCHE DA PALAZZO CHIGI, VEDI BANCO BPM, CARO AL LEGHISTA GIORGETTI, A FAVORE DI LOVAGLIO), ORA SI INIZIA A BALLARE LA RUMBA – SARÀ UN CASO CHE OGGI IL BOSS DI UNICREDIT, ANDREA ORCEL, ABBIA DECISO DI FAR PACE CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, RINUNCIANDO ALL’APPELLO CONTRO LA SENTENZA DEL TAR SUL GOLDEN POWER PER L’OPERAZIONE BPM? FORSE LA GUIDA SUPREMA DELLA SECONDA BANCA ITALIANA AVEVA URGENTE BISOGNO DI RIMUOVERE QUALSIASI POSSIBILE OSTACOLO POLITICO PER LANCIARSI IN NUOVE AVVENTURE? - NEL MIRINO, SI SUSSURRA A PIAZZA AFFARI, C’E’ LA PARTECIPAZIONE DI DELFIN (17,5%) IN MPS. E NON E' UN CASO CHE UNICREDIT SIA IL PRINCIPALE FINANZIATORE DELLE VARIE ATTIVITA' DELL’INDIAVOLATO LEONARDINO DEL VECCHIO - L’UNICO EREDE DEL VECCHIO SODALE DI MILLERI DEVE RAGGRANELLARE SUL MERCATO 11 MILIARDI, SOMMETTA NECESSARIA PER ACQUISIRE LE QUOTE DI DUE FRATELLI E PERMETTERE A MILLERI DI GUIDARE IN TRANQUILLITA' L’IMPERO DI LUXOTTICA. MA SERVE ANCHE PER CHIUDERE L’ANNOSA PARTITA TESTAMENTARIA E DARE SODDISFAZIONI ALLE PRESSANTI RICHIESTE ECONOMICHE DEI RESTANTI EREDI. E PER FARLO, DIVENTA NECESSARIO CEDERE LE PARTECIPAZIONI DELFIN (SI PARTE DA MPS?)
LEONARDO MARIA DEL VECCHIO A OTTO E MEZZO
DELFIN, IL PIANO DEL VECCHIO AL VOTO DELL'ASSEMBLEA MA MANCA L'UNANIMITÀ
Estratto dell’articolo di Giovanni Pons per “la Repubblica”
Sarà un altro momento della verità quello di lunedì 27 aprile per i soci Delfin, la holding lussemburghese della famiglia Del Vecchio. L'assemblea straordinaria è infatti chiamata a votare sul trasferimento delle partecipazioni dei fratelli Luca e Paola (12,5% a testa) all'altro fratello Leonardo Maria che ha esercitato il diritto di prelazione dopo che questi avevano manifestato la volontà di uscire dalla compagine sociale.
Ma ottenere il via libera dagli otto soci, come previsto dallo statuto, sarà quasi impossibile, visto che alcuni di loro sono manifestamente contrari, come Rocco Basilico e, molto probabilmente anche il primogenito Claudio. Incerti il fratello più piccolo Clemente e la sorella di primo letto Marisa, storicamente la più decisa a non modificare le volontà del padre Leonardo Del Vecchio.
Anche la madre Nicoletta Zampillo deciderà all'ultimo minuto dopo un consulto con i suoi avvocati.
Leonardo Maria sarà dunque obbligato ad aspettare le decisioni del giudice del Lussemburgo, già tirato in causa diversi mesi fa proprio da Luca, Paola e Rocco per il trasferimento delle loro quote non approvato nell'assemblea Delfin di novembre 2025.
Il giudice ha accolto la richiesta di proroga richiesta da Marisa alla Delfin e ha dato tempo alle parti fino a metà agosto, poi deciderà lui il prezzo a cui potranno essere trasferite le azioni.
Leonardo Maria negli ultimi giorni ha cominciato a presentare ai famigliari il suo piano finanziario per acquistare il 25% della Delfin dai fratelli, messo a punto con le banche che sarebbero disposte a erogare un maxi finanziamento da 10 miliardi di euro.
A un tasso di interesse intorno al 4% significherebbero 400 milioni di oneri finanziari all'anno per la scatola di Leonardo Maria (Lmdv) che intenderebbe onorare facendo approvare ad almeno altri 3 soci (escludendo Paola e Luca che uscirebbero) un payout del 100% dell'utile netto di Delfin. Ma anche in questo caso dovrebbe ottenere il consenso di almeno tre soci tra Claudio, Marisa, Clemente, Nicoletta e Rocco Basilico, fatto assolutamente non scontato.
In secondo luogo le banche chiederanno il pegno sul 37,5% delle azioni Delfin che avrà in mano Leonardo Maria, un passaggio che secondo lo statuto non è possibile senza il consenso degli altri 5 soci.
L IMPERO DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO
Inoltre, per ripagare il capitale di 10 miliardi, le banche chiedono in prospettiva o una fusione della scatola Lmdv con Delfin oppure un impegno di tutti i soci a vendere le partecipazioni finanziarie, che ai valori di Borsa di oggi valgono tutte insieme 15,3 miliardi.
Si tratta del 17,5% di Mps, del 10% di Generali, del 2,7% di Unicredit e del 26% di Covivio. Ma anche in questo caso, non tutti i 5 soci rimanenti sono d'accordo a compiere questo passo. Il primogenito Claudio, per esempio, ha sempre voluto garantire al massimo la solidità finanziaria e la potenza di fuoco della Delfin, e in passato si è opposto anche a distribuire più dividendi.
Lo stesso ad di Delfin, Romolo Bardin e uomo di fiducia di Leonardo Del Vecchio, in stretto collegamento con i famigliari, è assolutamente contrario a una distribuzione delle riserve di Delfin che ammontano a 7 miliardi ed è molto prudente sulle partecipazioni.
Bardin è un uomo chiave delle vicende di Delfin poiché insieme a Giovanni Giallombardo e Aloyse May forma una maggioranza nel cda che, in talune occasioni, può opporsi al presidente Francesco Milleri e all'altro consigliere Mario Notari. Per esempio, secondo indiscrezioni attendibili, sarebbe stato Bardin a trascinare gli altri consiglieri nella decisione di votare per la lista Lovaglio nella recente assemblea Mps […]
Con tutte queste incognite sul tavolo non sarà facile per Leonardo Maria portare a termine la sua operazione, nonostante il supporto delle banche e del presidente e ad di EssiloLuxottica Francesco Milleri.
Il fatto poi che a dare credito siano almeno due banche francesi di assoluto standing come Bnp Paribas e Crédit Agricole ha fatto scattare in alcuni famigliari e legali il sospetto che nel caso in futuro vi possano essere difficoltà da parte di Lmdv a ripagare gli interessi e il capitale presi a prestito, le banche possano intervenire sulle azioni prese in garanzia. Diventando per questa via azioniste scomode del colosso dell'occhialeria fondato da Leonardo Del Vecchio nel lontano 1961.



