GRAZIE AL PETROLIO VENEZUELANO, TRUMP POTREBBE METTERE ALL’ANGOLO CINA E RUSSIA (MA LO VUOLE FARE O È INTERESSATO A SPARTIRSI IL MONDO CON XI E PUTIN?) – LA CRESCITA CINESE DIPENDE DALLE IMPORTAZIONI DI GREGGIO: PER QUESTO PECHINO AVEVA INVESTITO SU MADURO, DIVENTANDO IL PRIMO ACQUIRENTE DEL SUO ORO NERO – SE TRUMP INONDASSE DI PETROLIO IL MONDO, IL PREZZO SI ABBASSEREBBE: IL POTERE DI RICATTO DELL’OPEC VERREBBE NEUTRALIZZATO E PUTIN SAREBBE NEI GUAI (HA BISOGNO DI NON FAR CROLLARE IL COSTO DEL BARILE PER TENERE A GALLA LA SUA ECONOMIA DI GUERRA)
L'egemonia sull'oro nero così gli States decideranno prezzo e paesi da rifornire
Maurizio Molinari per “la Repubblica”
[...] Trump [...] punta a diventare il maggiore attore sul mercato del greggio, mettendo in difficoltà i rivali globali Cina e Russia.
Dopo il raid Trump ha sottolineato senza mezzi termini la volontà di gestire le risorse petrolifere del Venezuela: sono stimate in 303 miliardi di barili, le più grandi al mondo davanti all'Arabia Saudita con 267 miliardi, ed all'attuale prezzo di 57 dollari a barile implicano un valore stratosferico: 17,3 trilioni di dollari.
Il significato geopolitico di questi numeri viene dalla somma con i 47 miliardi di barili delle risorse petrolifere Usa e gli 11 miliardi di barili della Guyana, concentrati nel bacino off-shore di Starbroek dove la scoperta nel 2025 è stata fatta da un consorzio guidato da ExxonMobil.
Ciò significa che gli Stati Uniti grazie alla deposizione di Maduro hanno il potenziale controllo di oltre 360 miliardi di barili trasformandosi nel maggior attore del mercato del greggio, potendo condizionarne il prezzo finora controllato dall'Opec.
[...] La prudenza con cui i vertici dell'industria del petrolio Usa hanno accompagnato il blitz di Caracas conferma la posta in palio.
Anzitutto per la Cina, la cui crescita dipende dalle importazioni di greggio e per questo aveva investito su Maduro, diventando il primo acquirente del suo petrolio. Trump ora assicura a Pechino che «continueremo a vendergli greggio» del Venezuela ma ciò comporta una dipendenza di Xi dal più agguerrito rivale.
Tantopiù che la "Chinese National Offshore Oil Company" (CNOOC) è presente, con una quota di minoranza, nel consorzio della Guyana e dunque ha già un rapporto subordinato con le compagnie Usa.
PETROLIO VENEZUELANO - RISERVE E PRODUZIONE
Se a questo aggiungiamo che l'altro grande esportatore di greggio verso Pechino è l'Iran - dove il regime traballa e potrebbe finire anch'esso nell'orbita Usa - non è difficile arrivare alla conclusione che Xi rischia di dover dipendere in maniera imprevista dall'energia controllata dagli Usa.
Ovvero, la capacità cinese di competere con Washington sull'Intelligenza artificiale e la leadership sulle terre rare hanno un tallone d'Achille nella perdurante dipendenza dalla più tradizionale delle materie prime.
Mosca rischia di avere grattacapi ancora più seri perché, come osserva l'oligarca russo Oleg Deripaska sui media del Golfo, se Trump dovesse riuscire a far scendere il prezzo del barile a 50 dollari l'economia di Vladimir Putin si troverebbe sotto una pressione maggiore rispetto a quella causata dalle sanzioni internazionali.
Per il semplice motivo che sono le esportazioni di greggio a consentire di sostenere l'economia russa durante la guerra in Ucraina e dunque al Cremlino servono prezzi [...] alti.
E ancora: controllare le maggiori riserve di greggio del Pianeta comporta per Trump la possibilità di sommarle al gas naturale e diventare il maggior fornitore di energia per l'Unione Europea, il cliente più ricco. Oltre a poter riequilibrare il rapporto con gli sceicchi del Golfo [...] perché l'Opec non potrà più decidere il prezzo del barile a porte chiuse ma dovrà fare patti con la Casa Bianca.
Si tratta di uno scenario certo potenziale, sul quale pesano le incertezze della transizione a Caracas come anche le difficoltà di riattivare impianti venezuelani fatiscenti, ma basta a spingere le compagnie del greggio a rivedere i piani guardando a Washington.
A cominciare dalle britanniche BP e Shell, dalla francese TotalEnergies e dalla norvegese Equinor che hanno operato in Venezuela.
Siamo solo all'inizio di un reset che promette vaste conseguenze ma c'è già un effetto concreto: il premier canadese Mark Carney aveva immaginato un nuovo oleodotto dall'Alberta al Pacifico per esportare greggio in Asia - togliendolo agli Usa in risposta ai dazi - ma ora la situazione è diversa perché Trump avrà petrolio in abbondanza, e dunque Ottawa valuta la marcia indietro. Sono le avvisaglie di un riassetto energetico innescato dalla riedizione contemporanea della "Dottrina Monroe" del 1823.
PETROLIO VENEZUELANO - RISERVE E PRODUZIONE
DONALD TRUMP - PETROLIO
xi jinping nicolas maduro 3
NICOLAS MADURO E XI JINPING
DONALD TRUMP - PETROLIO
XI JINPING E NICOLAS MADURO
XI JINPING E NICOLAS MADURO





