IL GREGGIO DEVE ANCORA VENIRE: L’EUROPA RISCHIA DI DOVER FAR FRONTE A UN RAZIONAMENTO INDUSTRIALE… – PREVISIONI FUNESTE PER L’AUTUNNO: GLI ATTACCHI DEGLI HOUTHI E DEGLI IRACHENI LEGATI A TEHERAN HANNO BLOCCATO L’OLEODOTTO SAUDITA EAST-WEST - IL CONDOTTO TRASPORTAVA FINO A 5 MILIONI DI BARILI AL GIORNO, EQUIVALENTI AL 5% DELL'OFFERTA PLANETARIA, E LA SUA PROTEZIONE SI RIVELA COMPLESSA. I FLUSSI DI GREGGIO SAUDITA VERSO L’OCCIDENTE SONO AZZERATI, CON LO STRETTO DI HORMUZ, PUNTO DI TRANSITO PER IL 20% DELLE FORNITURE GLOBALI DI PETROLIO E GAS NATURALE LIQUEFATTO, BLOCCATO DALLE OSTILITÀ TRA LE FORZE STATUNITENSI, ISRAELIANE E TEHERAN. IL PREZZO POTREBBE PRESTO SCHIZZARE A 140 DOLLARI AL BARILE...
Estratto dell’articolo di Fabrizio Goria per “la Stampa”
L'Europa rischia uno choc petrolifero ancora più grave del previsto. La sicurezza energetica del continente si trova di fronte a un nuovo strappo dopo che i raid con droni – e missili, ancora ieri – hanno paralizzato l'oleodotto East-West di Saudi Aramco, interrompendo le forniture di greggio saudita proprio alle porte dell'autunno.
JPMorgan ha rinunciato venerdì scorso a fare previsioni sul prezzo del greggio data l'incertezza. Ma il timore degli hedge fund come Brevan Howard è che si possa presto passare quota 140 dollari al barile, vicino a quel 147,25 dollari toccato nel luglio 2008. Con lo Stretto di Hormuz bloccato e il Medio Oriente in fiamme, la chiusura del condotto azzera i flussi diretti verso l'Occidente.
Saudi Aramco ha informato almeno due clienti industriali europei che il prossimo mese non assegnerà carichi di greggio nell'ambito dei contratti a lungo termine. La decisione riguarda la totalità dei compratori europei. Per l'Ue si tratta di un colpo significativo sul fronte degli approvvigionamenti. I Ventisette consumano circa 10 milioni di barili di petrolio al giorno e oltre 330 miliardi di metri cubi di gas all'anno. Il greggio di Riad costituiva un pilastro irrinunciabile per la raffinazione continentale. L'Agenzia Internazionale dell'Energia rileva che i Paesi europei dell'Ocse hanno importato 577.000 barili al giorno dall'Arabia Saudita nel mese di giugno. Questo volume viene a mancare quasi del tutto.
L'infrastruttura colpita rappresenta il perno dell'export saudita verso l'Occidente. L'oleodotto East-West, noto come Petroline, misura 1.200 chilometri e attraversa la penisola arabica dai giacimenti orientali di Abqaiq fino al porto di Yanbu sul Mar Rosso. Costruito negli anni Ottanta durante la guerra tra Iran e Iraq, l'impianto consente di bypassare lo Stretto di Hormuz, punto di transito per il 20% delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto, bloccato dalle ostilità esplose a fine febbraio tra le forze statunitensi, israeliane e Teheran.
Saudi Aramco - raffineria di petrolio a jazan
I droni lanciati dall'Iraq da milizie legate all'Iran e le pressioni dei ribelli Houthi hanno danneggiato due delle undici stazioni di pompaggio per ovviare ai problemi di dislivello da Golfo Persico al Mar Rosso, dato che bisogna bypassare la catena montuosa dello Hijaz. Spingendo così Riad alla chiusura precauzionale dell'arteria. Il condotto trasportava fino a 5 milioni di barili al giorno, equivalenti al 5% dell'offerta planetaria. E la sua protezione si rivela complessa. «Il dispiegamento di sistemi anti-drone lungo 1.200 chilometri di territorio saudita per difendere l'oleodotto sarebbe un processo che richiede molte risorse», sottolineano gli analisti dell'Institute for the Study of War.
Le conseguenze investono l'intera catena del valore e riaccendono le tensioni sui prezzi. Sul mercato europeo il benchmark del Dated Brent ha superato i 130 dollari al barile, mentre il greggio scambiato sui listini internazionali oscilla attorno ai 113 dollari, spinto da un vuoto di offerta stimato tra 3,5 e 4 milioni di barili al giorno. Senza un rapido ripristino dei flussi e con la costante minaccia di nuovi raid, l'autunno europeo rischia di aprirsi con un pesante razionamento industriale.



