CHI GUADAGNA CON LA GUERRA IN IRAN? NON L’EUROPA (SAI CHE SORPRESA) – AL PRIMO POSTO TRA CHI È AVVANTAGGIATO C’È PUTIN: LA RUSSIA, GRAZIE ALL’AUMENTO DELLA DOMANDA DI PETROLIO E ALL’ALLENTAMENTO DELLE SANZIONI BY TRUMP, HA INCASSATO 5,2 MILIARDI – IL CONFLITTO FA RICCHE LE COMPAGNIE PETROLIFERE DI TUTTO IL MONDO, MA IN PARTICOLARE QUELLE AMERICANE, NORVEGESI E CANADESI – I SAUDITI EVITANO HORMUZ E SOPRAVVIVONO PORTANDO IL GREGGIO SUL MAR ROSSO – ANCHE PER LA CINA, PRINCIPALE SPONSOR DEL REGIME IRANIANO, SONO CAZZI: HA DOVUTO STANZIARE 16,8 MILIARDI PER SOSTITUIRE LE FORNITURE DAL GOLFO. E IL VECCHIO CONTINENTE? MALE, ANZI, MALISSIMO: PER COMPENSARE LE MANCATE IMPORTAZIONI, SOPRATTUTTO IL GAS QATARINO, HA SPESO 4,2 MILIARDI IN PIÙ..
Estratto dell’articolo di Giuseppe Sarcina per il “Corriere della Sera”
[...] Chi ci sta guadagnando con il conflitto in Iran? Doppia risposta: alcuni Stati e molte aziende. Un centro studi sponsorizzato dal governo del Bahrein, il Derasat, ha elaborato una specie di partita doppia, divisa tra cinque «vincitori» e cinque «perdenti».
Il rapporto [...] mette in fila gli extra incassi e i costi supplementari generati dal conflitto. È un calcolo in costante aggiornamento. I dati sono eloquenti.
[...] Al primo posto tra i winners svetta la Russia, con 5,2 miliardi di dollari, grazie all’allentamento delle sanzioni, deciso da Donald Trump, e al 50% in più della domanda proveniente dall’India.
Il crollo delle forniture arabe ha dato una spinta alla produzione di shale gas negli Stati Uniti, con ricavi aggiuntivi per 4,5 miliardi di dollari.
Stesso discorso, sia pure in scala minore, per Norvegia, +1,8 miliardi e Canada, +1,2 miliardi. Interessante il caso dell’Indonesia. La fonte per le nuove entrate, pari a 800 milioni di dollari, non è il greggio, ma il carbone, che è tornato a essere, soprattutto nel Sud est asiatico, una materia prima ricercata.
le vie alternative allo stretto di hormuz per il commercio del petrolio
Poche sorprese tra i losers ma attenzione alle cifre. La Cina ha dovuto sostenere una spesa extra di 16,8 miliardi di dollari per sostituire, evidentemente a prezzi più alti, il 40-45% del petrolio e il 13,9% dell’acciaio importati dal Golfo. Il conto per il Giappone è di 7,7 miliardi; per l’India, che paga anche la scarsità dei fertilizzanti, 6,7 miliardi. La «fattura» per la Corea del Sud ammonta a 5,4 miliardi di dollari, stanziati per cercare altrove, e a quotazioni più alte, il petrolio e l’elio.
In coda ci siamo noi: dall’inizio della guerra, l’Eurozona ha speso 4,2 miliardi di dollari in più per compensare soprattutto le mancate forniture di gas dal Qatar.
Ma non tutte le monarchie del Golfo sono penalizzate. Arabia Saudita ed Emirati Arabi stanno cercando passaggi alternativi a Hormuz.
MOHAMMED BIN SALMAN - VOLODYMYR ZELENSKY
I sauditi hanno già portato al massimo, circa 7 milioni di barili al giorno, la portata della pipeline East-West che taglia a metà la penisola e scarica il greggio nei porti sul Mar Rosso.
L’emergenza, osserva Eleonora Ardemagni, esperta di Medio Oriente e ricercatrice per l’Ispi, «ha spinto l’Arabia Saudita a riallacciare il dialogo con gli Houthi per garantire una navigazione sicura nello Stretto di Bab el Mandeb (alla fine del Mar Rosso, ndr ) e a collaborare con gli Emirati, nonostante le rivalità tra i due Paesi».
MEME SU DONALD TRUMP E LA GUERRA ALL IRAN
[...] All’interno dei bilanci nazionali, si muovono quelli aziendali. [...] Il settore più beneficiato è, chiaramente, quello dell’energia.
Un’inchiesta della Bbc mostra come in questa fase stiano guadagnando soprattutto le multinazionali europee. Il sito della tv britannica cita i profitti di Bp (British Petroleum), che sono raddoppiati nei primi tre mesi del 2026, fino a raggiungere quota 3,2 miliardi di dollari.
Anche le performance di Shell (anglo-olandese) e della francese TotalEnergies, nel primo trimestre di quest’anno, sono andate oltre le previsioni: rispettivamente 6,92 miliardi di dollari e 5,4 miliardi. I grandi gruppi americani, ExxonMobil e Chevron, non hanno migliorato la redditività rispetto allo scorso anno.
donald trump e mohammed bin salman alla casa bianca foto lapresse 5
Ma secondo gli analisti, i guadagni saliranno nel corso dell’anno. In Italia, Eni ha appena presentato una trimestrale con un utile operativo pari a 3,54 miliardi di euro e con un balzo del 9% della produzione.
[...] La volatilità sui mercati finanziari ha innescato un frenetico trading di titoli, gonfiando i profitti delle banche, in particolare le «big six» americane: JP Morgan, Bank of America, Morgan Stanley, Citigroup, Goldman Sachs e Wells Fargo. In totale, nota ancora la Bbc , i sei istituti hanno realizzato utili per 47,7 miliardi.
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