CON LA GUERRA IN IRAN È INIZIATA LA FINE DEL DOLLARO? – GLI IRANIANI, FORTI DEL CONTROLLO SULLO STRETTO DI HORMUZ, CHIEDONO UN PEDAGGIO IN BITCOIN O YUAN, LA VALUTA CINESE. SAREBBE L’ENNESIMA BOTTA AL SISTEMA DEL DOLLARO COME VALUTA GLOBALE (E AL PETRODOLLARO COME BASTIONE CHE REGGE IL DEBITO PUBBLICO AMERICANO) – LA CINA HA LAVORATO MOLTO DIETRO LE QUINTE PER IL CESSATE IL FUOCO: HA BISOGNO CHE IL PREZZO DEL GREGGIO NON CRESCA TROPPO PER SOSTENERE LA SUA INDUSTRIA E I RITMI DI CRESCITA CHE INIZIANO A SCRICCHIOLARE – I DUBBI SU HORMUZ: DUE SETTIMANE DI TREGUA NON BASTERANNO A SMALTIRE L’INGORGO CAUSATO DA 40 GIORNI DI GUERRA…
TUTTI A ISLAMABAD IN CERCA DELL'ACCORDO FINALE L'URANIO IL PRINCIPALE OSTACOLO
Estratto dell’articolo di Gabriella Colarusso per “la Repubblica”
[…] Su Hormuz, che si è rivelata la principale conquista strategica degli iraniani in questa guerra, Trump sembra pronto a concessioni significative: sto pensando a una "joint venture" con l'Iran per garantire la sicurezza dello Stretto, ha detto.
Gli iraniani vogliono il diritto di riscuotere pedaggi, in bitcoin o yuan, dalle navi in transito. Secondo alcune fonti, fino a 2 milioni di dollari per ogni nave da dividere con l'Oman, i soldi servirebbero a Teheran per la ricostruzione. E Trump vuole partecipare all'affare. […]
La Cina, il più grande importatore di petrolio al mondo, rimane affamata
Traduzione di un estratto dell’articolo di Raphaël Balenieri per “Les Echos”
Le petroliere cinesi potranno tornare a transitare nello stretto di Hormuz e, in caso affermativo, quando esattamente e a quale costo?
Sei settimane dopo l’inizio della guerra in Iran, la Cina, primo importatore mondiale di petrolio, resta nell’incertezza, nonostante il cessate il fuoco che prevede la riapertura di questo passaggio strategico da parte dell’Iran in cambio della sospensione per due settimane dei bombardamenti israelo-americani.
ambasciata usa a baghdad colpita da un drone iraniano
Mercoledì, la Cina ha ufficialmente “salutato” la tregua dei combattimenti, avendo fin dall’inizio sostenuto un immediato cessate il fuoco.
Il ministero degli Affari esteri cinese ha persino affermato di aver contribuito all’accordo, inviando un mediatore sul posto e conducendo ventisei colloqui telefonici con i Paesi della regione.
Un modo per rilanciare la propria immagine, dopo il veto opposto martedì all’ONU contro una risoluzione che condannava l’Iran e il relativo fallimento del piano di pace cinese in dieci punti, che ha ottenuto scarso consenso nella comunità internazionale.
BOMBARDAMENTI AMERICANI SU TEHERAN
[…] Anche le Borse cinesi hanno accolto positivamente il cessate il fuoco. Mercoledì a fine giornata, il CSI 300, che raggruppa le trecento maggiori capitalizzazioni quotate a Shanghai e Shenzhen, era in rialzo del 3,5%.
Lo yuan cinese ha raggiunto mercoledì mattina il livello più alto rispetto al dollaro degli ultimi tre anni, attestandosi intorno a 6,8 yuan per dollaro, secondo Reuters.
La Cina ha almeno una buona ragione per rallegrarsi: il calo spettacolare del prezzo del Brent, passato da circa 108 a 92 dollari in un solo giorno grazie alla tregua, ridurrà il costo delle sue forniture di petrolio.
La Cina acquista il 56% del proprio petrolio dal Medio Oriente, di cui circa il 14% dall’Iran, secondo Kpler. Nelle ultime settimane, il differenziale di prezzo tra Brent e petrolio iraniano era quasi scomparso, colpendo duramente le piccole raffinerie cinesi che dipendono dal greggio iraniano a basso costo per sopravvivere.
Il petrolio iraniano dovrebbe ora tornare più competitivo, il che potrebbe spingere le raffinerie a mantenere gli ordini. Tanto più che, nel frattempo, Pechino ha ordinato loro di non ridurre le capacità produttive.
[…] Al di là di questo effetto positivo, la Cina resta nell’incertezza. «Questo accordo non è molto solido ed è piuttosto opaco. Stati Uniti e Israele non hanno le stesse linee rosse.
C’è ancora molta incertezza che si ripercuoterà su tutta la catena: petroliere, equipaggi, assicuratori», osserva Xu Muyu, analista per la Cina presso la società Kpler, specializzata nel traffico di idrocarburi.
Soprattutto, due settimane non basteranno per smaltire i circa 172 milioni di barili (greggio e raffinato) e le 187 petroliere attualmente bloccate nello stretto di Hormuz […]. Un ingorgo gigantesco che potrebbe richiedere mesi per essere risolto prima di un eventuale ritorno alla normalità.
La tassa da 1 a 2 milioni di dollari che l’Iran intende applicare a ogni nave in transito a Hormuz rappresenta un’altra fonte di preoccupazione per la Cina. «Quali navi saranno interessate e si tratterà di un pedaggio sia all’andata che al ritorno?», si chiede Xu Muyu.
stretto di hormuz - vignetta di altan
«Se questa tassa aumenta il prezzo del barile di un dollaro, è sostenibile. Ma se si arriva a due o addirittura quattro dollari in più, sarà molto complicato. Nel petrolio, le decisioni si prendono su margini di pochi centesimi», ricorda l’analista.
Qualunque sia l’esito, la Cina trarrà insegnamenti dal conflitto. La sua svolta verso le energie rinnovabili […] non potrà che accelerare.
Questa settimana, Xi Jinping ha elogiato i progressi del Paese nel campo dell’energia solare ed eolica, una strada «che si è rivelata promettente», ha dichiarato il leader cinese, in un riferimento appena velato alla guerra in Iran.
VLADIMIR PUTIN XI JINPING E KIM JONG UN - PARATA MILITARE IN PIAZZA TIENANMEN A PECHINO
NAVE DA GUERRA IRANIANA SILURATA DA UNA SOTTOMARINO USA - 2
xi jinping alla parata militare in piazza tienanmen a pechino foto lapresse 1
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