I DAZI? PER L’AMERICA SO’ CAZZI, PER L'UE L’OPPORTUNITÀ DI RENDERSI AUTONOMA – IL GOVERNATORE DI BANKITALIA, FABIO PANETTA: “L’ONERE DELLE È RICADUTO SOPRATTUTTO SULL’ECONOMIA STATUNITENSE. L’APERTURA NON È DEBOLEZZA, MA LUNGIMIRANZA. L’UE DEVE INTRODURRE UN TITOLO PUBBLICO COMUNE PER FINANZIARE I BENI PUBBLICI CONTINENTALI” – LA PROPOSTA DI DIROTTARE I FONDI INVESTITI IN USA (E COSÌ INDEBOLIRE ANCHE IL DOLLARO): “GLI INVESTITORI EUROPEI DETENGONO OLTRE 2MILA MILIARDI DI TITOLI AMERICANI” – IL DISCORSO ALL’ASSIOM FOREX DI VENEZIA
Estratto dell'articolo di Fabrizio Goria e Claudia Luise per “La Stampa”
I dazi sono un'illusione ottica. E, come nel caso americano, un boomerang. Il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta sceglie il congresso Assiom Forex di Venezia per smontare la retorica del protezionismo, rivelando come il conto delle barriere doganali finisca per gravare quasi interamente su chi le impone.
In un sistema globale segnato da una «drastica accelerazione della frammentazione», l'onere delle tariffe non ha fermato gli scambi, ma ne ha distorto i percorsi, alimentando l'inflazione e rendendo ancora più urgente per l'Europa la creazione di una difesa comune. «L'apertura non è debolezza, ma lungimiranza», avverte il banchiere centrale, richiamando l'Ue a trasformare la propria azione da emergenziale a strutturale per non restare schiacciata.
Alla luce dell'escalation sui dazi, ora al 15% su scala globale, il numero uno di Via Nazionale evidenzia che l'onere delle tariffe introdotte nel 2025 è ricaduto «soprattutto sull'economia statunitense». Gli esportatori stranieri - sottolinea - hanno assorbito solo una quota minima del costo, «stimata attorno al 10 per cento» , mentre l'impatto è stato inizialmente digerito dai margini di profitto delle imprese americane per poi essere trasferito ai «consumatori finali, che oggi ne sopporterebbero circa la metà».
Questo meccanismo ha generato una spinta inflazionistica superiore al mezzo punto percentuale, mantenendo la dinamica dei prezzi negli Stati Uniti oltre gli obiettivi della Federal Reserve. Parallelamente, il tanto evocato «disaccoppiamento effettivo tra Stati Uniti e Cina» si sta dimostrando parziale: sebbene le importazioni dirette da Pechino siano crollate di oltre il 25%, i flussi sono stati semplicemente dirottati attraverso triangolazioni con Messico, Vietnam e Taiwan. Le imprese cinesi hanno risposto riducendo i prezzi dell'8,8%, una strategia che ha permesso alla Cina di centrare l'obiettivo di crescita del 5% ma è «difficile da sostenere nel tempo».
[...] In questo scenario, l'Europa appare vulnerabile: oltre 200 prodotti importati dall'Unione sono «classificati dalla Commissione europea come critici» ed è «irrealistico immaginare di raggiungere l'autosufficienza nel breve periodo». La risposta deve essere politica e finanziaria: l'integrazione europea richiede l'introduzione di un «titolo pubblico comune» che permetta di finanziare i beni pubblici continentali — energia e difesa in primis — offrendo al contempo agli investitori quell'attività sicura e liquida che oggi manca.
Il governatore ricorda che gli investitori europei detengono attualmente oltre «2.000 miliardi di dollari di titoli pubblici americani», pari al 7% del totale: convogliare questo ingente risparmio verso investimenti strategici comuni è la precondizione per preservare «prosperità, sicurezza e peso economico». In tal contesto «nessun Paese può prosperare a lungo isolandosi». Un invito a non arrendersi alla frammentazione. [...]



