LE BIG DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE SONO AZIENDE "VORACI": COMPRANO TERRENI DA MIGLIAIA DI ACRI, HANNO BISOGNO DI MILIONI DI CHILOMETRI DI FIBRA OTTICA E PUNTANO A CREARE MEGA-PROGETTI DI ENERGIA RINNOVABILE E CENTRALI NUCLEARI PER SODDISFARE IL PROPRIO FABBISOGNO "ENERGIVORO" (CON IMPATTO GIGANTESCO SULLE COMUNITA' LOCALI) - LO SVILUPPO DELL'IA HA INNESCATO UNA CORSA AD ACCAPARRARSI SPAZI E INFRASTRUTTURE FISICHE CON IMPEGNI DI SPESA FUTURI ENORMI - FINORA I GRUPPI DI IA IN AMERICA HANNO INVESTITO 3MILA MILIARDI DI DOLLARI (ALMENO 700 IN PIÙ DELL’INTERO PIL ITALIANO) SOLTANTO IN DATA CENTER, INFRASTRUTTURE E CHIP - I BILANCI REALI SONO DIFFICILI DA ANALIZZARE PER GLI INTRECCI SOCIETARI RECIPROCI (VEDI IL GROVIGLIO TRA NVIDIA, OPENAI E SOFTBANK)
Estratto dell’articolo di F. Ber. per il "Corriere della Sera"
Terreni da migliaia di acri, milioni di chilometri di fibra ottica, mega-progetti di energia rinnovabile, centrali nucleari.
Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale dipende dalla disponibilità di infrastrutture «fisiche» che i colossi tecnologici statunitensi stanno facendo a gara per accaparrarsi. Assumendo impegni di spesa futuri enormi che, però, risultano difficilmente quantificabili per analisti e investitori.
Per ricostruirne l’entità, infatti, non basta leggere le relazioni di bilancio; bisogna esaminare soprattutto le note a piè di pagina. Il Wall Street Journal lo ha fatto, scoprendo che, fuori bilancio, le nove maggiori aziende tecnologiche americane hanno obblighi di acquisto o affitto di chip, data center, energia e altri beni del valore di circa 3000 miliardi di dollari, cinque volte superiori agli investimenti in AI «ufficiali».
JENSEN HUANG - RTX Spark Superchip
[...] Le regole contabili consentono, per esempio, a Meta di tenere fuori dal rendiconto i 12,3 miliardi di dollari di canoni di leasing che si è impegnata a versare per utilizzare il mega data-center Hyperion in costruzione in Louisiana, sinché il contratto non inizierà ad avere esecuzione.
Gli stessi principi contabili permettono alle nove big tech di non mettere bilancio i 1.900 miliardi di acquisti di chip già deliberati, finché questi semiconduttori non saranno consegnati.
Queste spese «ombra» rendono però difficile per il mercato valutare quanto, effettivamente, le big tech stiano investendo sull’intelligenza artificiale e, quindi, quali rischi stiano di conseguenza prendendo.
Talvolta, la fitta rete di contratti reciproci fra le aziende protagoniste della corsa all’Ai rende difficile capire chi abbia realmente da guadagnare da un accordo. È notizia di ieri, per esempio, che Nvidia è pronta a fornire una garanzia fino a 105 miliardi di dollari per la costruzione di un mega-data center in Ohio che dovrebbe andare in leasing a OpenAi, lo sviluppatore di ChatGpt, di cui la stessa Nvidia è azionista.
Il progetto è finanziato dal gruppo giapponese Softbank, anch’esso investitore di OpenAi. Il costo del data center è stimato in oltre 500 miliardi, incluse le spese per l’acquisto dei chip forniti, ovviamente, da Nvidia.
L’enormità delle cifre in ballo e la circolarità dei contratti sta suscitando dubbi sulla sostenibilità dell’industria dell’AI. Michael Burry, fra i primi a pronosticare la crisi dei mutui subprime nel 2009, parla da mesi di una gigantesca bolla finanziaria pronta a esplodere. Altri, invece, ritengono che i 3.000 miliardi impegnati dalle big tech siano ben spesi perché, come ebbe a dire qualche mese fa Sam Altman di OpenAi, il rischio non è di avere troppe infrastrutture Ai, ma troppo poche [...]
Gli ultimi conti trimestrali della rivale Anthropic sembrano in effetti dargli ragione.
Fra aprile e giugno di quest’anno, lo sviluppatore di Claude ha registrato ricavi per 11,5 miliardi, moltiplicando per 15 volte il dato del 2025.
Per mantenere questo ritmo di crescita, tuttavia, l’AI dovrà provare il suo portato rivoluzionario, non solo propagandarlo. Come ha riconosciuto lo stesso ceo di Anthropic, Dario Amodei. «Non abbiamo ancora mantenuto le grandi promesse relative ai benefici globali della tecnologia — ha scritto — è su questo che dovremmo concentrarci più che sui messaggi di marketing»
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