JOBS AZZ! – DOPO IL PASTICCIO DELLA LEGGE DELEGA CHE APRIVA LA PORTA AI CONTRATTI “PIRATA”, IL GOVERNO FA RETROMARCIA E RECUPERA L’ARTICOLO DEL JOBS ACT RENZIANO SECONDO CUI I CONTRATTI DA PRENDERE IN CONSIDERAZIONE COME RIFERIMENTO PER TUTTI I SETTORI SARANNO QUELLI FIRMATI DALLE ORGANIZZAZIONI PIÙ RAPPRESENTATIVE – UNA SOLUZIONE CHE DOVREBBE TROVARE D’ACCORDO CGIL, CISL E UIL E LE GRANDI ASSOCIAZIONI DI IMPRESA – IL GOVERNO PORTERÀ IN CONSIGLIO DEI MINISTRI DI FINE APRILE UN DECRETO LEGGE, CHE SARÀ USATO COME SPOT DA MELONI PER IL PRIMO MAGGIO...
Estratto dell’articolo di Valentina Conte per “la Repubblica”
giorgia meloni marina calderone lapresse
Eccola la sorpresa del Primo maggio. Il governo Meloni vuole usare il Jobs Act per sconfiggere il lavoro povero. Rinuncia ad esercitare la legge delega che scade il 18 aprile. Rinuncia anche ad applicare il principio lì contenuto per estendere i minimi retributivi fissati dai "contratti più applicati": definizione altamente divisiva perché faceva rientrare dalla finestra i contratti pirata.
E spariglia tutti, portando in Consiglio dei ministri di fine aprile un decreto legge in cui risuscita l'articolo 51 contenuto in uno dei decreti della riforma renziana: l'81 del 2015. A cui «neanche i governi di sinistra venuti dopo hanno mai dato attuazione», dice una fonte diretta.
I contratti da prendere in considerazione come riferimento per tutti i settori e per tutte le lavoratrici e i lavoratori saranno dunque quelli firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. No a sigle piccole o fantasma. No a contratti al ribasso che spiazzano le aziende oneste perché prevedono paghe da fame e tutele limitate. Difficile un altro esito.
I rapporti delle ultime ore con Cgil, Cisl e Uil e le grandi associazioni di impresa, sondati dalla ministra del Lavoro Marina Calderone, si erano messi in salita. Qualunque altra soluzione, anche quella prospettata dal sottosegretario leghista al Lavoro Claudio Durigon sui contratti "equivalenti" – definizione tutta fumosa e da declinare – avrebbe innescato una rottura dagli esiti imprevedibili.
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GIORGIA MELONI MARINA CALDERONE
La soluzione individuata dal governo e che aspetta di trovare una formulazione normativa definitiva sarà affidata a un veicolo – il decreto legge – che a differenza del decreto legislativo di attuazione della delega consente il dibattito parlamentare. Una leva che sarà rivendicata dalla premier Meloni.
Nel decreto legge ci sarà anche il rinnovo del bonus giovani in scadenza il 30 aprile per altri otto mesi, fino a fine anno, con un probabile rafforzamento dell'assunzione agevolata di giovani donne. Il piano casa. E forse un nuovo intervento sulle accise dei carburanti, visto che il vecchio scade giusto l'1 maggio.
Ci stanno lavorando più dicasteri, con la regia dell'Economia che dovrà fare di conto per trovare le coperture. Ma il cuore dell'annuncio meloniano, quelle «ulteriori regole per combattere il lavoro povero, rafforzando i diritti di quei lavoratori attraverso la contrattazione collettiva», come ha detto nell'informativa alle Camere, prenderà la forma di una vecchia norma del Jobs Act.
Che la sinistra non può rinnegare. E neanche i sindacati, anche i più critici come la Cgil che ha portato quella legge nelle urne referendarie. [...]




