LOVAGLIO TENTA LA MOSSA DELLA DISPERAZIONE? – IL PIANO DEL MANAGER PER SFUGGIRE ALL’OPAS DI INTESA SU MPS È DESTINATO A FALLIRE, DOPO CHE DELFIN, CALTAGIRONE E CREDIT AGRICOLE SI SONO DETTI CONTRARI ALLA DOPPIA OFFERTA DEL "MONTE" SU BANCA GENERALI E BANCO BPM – MA LOVAGLIO NON MOLLA: POTREBBE CHIEDERE IL RINVIO DELL’ASSEMBLEA SENESE DEL 29 OTTOBRE, PER PROPORRE POI UN SUPERDIVIDENDO MAGGIORE, MAGARI EROGANDO TUTTO IL 13,3% DI GENERALI – UN'ALTRA STRADA SAREBBE CONCORDARE UN'AGGREGAZIONE TRA MPS E UN NUOVO "CAVALIERE BIANCO". MA NE RESTANO POCHI...
Estratto dell’articolo di Andrea Greco per “Affari & Finanza” - “la Repubblica”
LUIGI LOVAGLIO E CARLO MESSINA
Settimana orrenda per Luigi Lovaglio, banchiere dalle sette vite che ora punta a restare padrone del suo destino e a mantenere autonoma la banca più antica del mondo. In sette giorni i soci privati di Mps gli si sono girati contro, con Delfin, Benetton e Caltagirone schierati con l'offerta di Intesa Sanpaolo, che nel weekend era stata migliorata e subordinata allo stop delle due Ops su Banca Generali e Banco Bpm.
E quest'ultima è stata cassata definitivamente dai soci francesi del Crédit Agricole, al 30% di Piazza Meda. I tre «no grazie» ricevuti da Lovaglio sono pesanti, e creano una minoranza di blocco in grado di soffocare nella culla non solo le due Ops, ma ogni altra operazione straordinaria: aggiungendo il fondo Praude (0,72%), anch'esso schierato, si arriva a un 33,3% virtuale di adesioni all'Opas lanciata da Carlo Messina.
PIERLUIGI TORTORA LUIGI LOVAGLIO
[...] Lovaglio ha già ottenuto tre contropartite utili per gli stakeholder di Siena. Prima ha fatto sponda con governo ed enti locali toscani per indurre gli scalatori Intesa e Unipol (quindi, la controllata Bper) a modificare il "piano spezzatino", che proponeva di togliere da Siena la sede del futuro polo Bper-Mps, e cancellare la "S" dal marchio.
Una rettifica accolta prima a parole dal leader della compagnia bolognese Carlo Cimbri, poi sabato 3 ottobre dallo stesso comunicato in cui Intesa cambiava i termini della sua offerta. Poi, secondo risultato, Lovaglio ha ottenuto un rilancio da 800 milioni, che porta a 31,4 miliardi il corrispettivo. [...]
luigi lovaglio come tom cruise
Ma Lovaglio, personalità di ferro, non si accontenta. Perché presume molto da sé, e dal suo stile accentratore, e perché è convinto che la strategia di Intesa non sia la migliore per Mps, né per il Paese a cui manca - in effetti – un terzo polo capace di competere con Intesa e con Unicredit: quanto meno sul mercato interno del credito e nel risparmio gestito.
Tuttavia, declinare un'alternativa, a questo punto, è una sfida improba anche per un manager che identifica il lavoro con la vita. E anche per questo i rivali di Ca' de Sass lo temono: con metafora calcistica, Lovaglio è "immarcabile".
luigi lovaglio - carlo messina
I vincoli della normativa di vigilanza, e il fatto di dover convincere il 100% dei fondi del mercato per sopravanzare i tre soci privati, rendono ogni ipotesi difficilmente praticabile. Ostile è anche il calendario, perché Intesa, vicina alle prime autorizzazioni di Consob e Bce, tra novembre e dicembre porterà in Borsa l'Opas, e tra due mesi potrebbe trovarsi azionista di controllo relativo del Monte, grazie alle adesioni di Delfin (17,5%), Benetton (1,45%) e di Caltagirone (13,5%), il cui cda si è espresso contro tutte le cinque proposte di Lovaglio all'assemblea del 29.
Tra l'altro, i tre soci privati detengono, insieme, anche il 22% di Generali, e vedono in Messina uno "stabilizzatore" della sua governance, da loro criticata per anni.
L'ad del Monte, con gli advisor finanziari Ubs e Bofa e legali White & Case, Clifford Chance e Bonelli Erede (che ha tra i primi clienti anche Delfin), ha passato i giorni facendo incontri e analisi su ogni possibilità. Una, pur se palliativa, sarebbe rinviare l'assemblea del 29 per convocarne un'altra che tra l'altro distribuisca ai soci azionisti più dei 4 miliardi promessi ora. Lovaglio potrebbe addurre, a motivo formale del rinvio, le novità giunte da Intesa e dai tre soci rilevanti: e approfittarne per proporre un superdividendo maggiore, magari erogando tutto il 13,3% di Generali.
Per sdoganare questa proposta, che svuoterebbe dall'interno l'Opas di Intesa, potrebbe bastare il 50% di sì del capitale presente nella futura assemblea. Ma anche se passasse, resterebbe lo scoglio della vigilanza – disfarsi del pacchetto Generali, che vale 8 miliardi, ridurrebbe la capacità di Mps di produrre reddito e far fronte alle perdite future - e del "sistema Paese", governo compreso, che vedrebbe disperdersi una quota che da anni stabilizza l'assetto del primo assicuratore italiano.
Tra l'altro il pacchetto è ancora in capo a Mediobanca, e per disporne serve una delibera del suo cda, dove la maggioranza dei membri fu indicata, l'anno scorso, da Delfin e Caltagirone.
Un'altra strada sarebbe concordare un'aggregazione tra Mps e un nuovo "cavaliere bianco". Ma ne restano pochi, tolti quelli già coinvolti. In Italia c'è Unicredit, ma la sensazione finora è che l'ad Andrea Orcel sia poco incline a rivaleggiare con le strategie del dirimpettaio Messina: forse anche a valle di un gentlemen's agreement, che potrebbe vedere Unicredit rilevare le filiali eccedenti rispetto agli impegni Antitrust presi da Intesa sull'Opas; o riattaccare Banco Bpm o Banca Generali, le due "prede" più lontane per i senesi.
Comunque vada la saga, in settimana si esprimeranno i proxy advisor Iss e Glass Lewis. Dopo la mossa di Intesa e le adesioni dei soci privati di Mps difficilmente consiglieranno agli investitori istituzionali di votare per le due Ops di Lovaglio, perché anziché aggiungere ulteriori opzioni - se superassero il referendum assembleare - farebbero decadere l'Opas di Messina, che offre un 15% di premio ai soci Mps.
Lovaglio, intanto, resta nella situation room cercando alternative, con la possibilità di convocare un cda straordinario che anticipi quello del 15.




