UN ALTRO SUCCESSO PER IL GOVERNO DEL MADE IN ITALY – AL MINISTERO GUIDATO DA URSO CI SONO 48 TAVOLI DI CRISI AZIENDALI APERTI, ALTRI TRENTA SONO QUELLI IN “MONITORAGGIO”, CON QUASI 60 MILA LAVORATORI CHE RISCHIANO IL POSTO – LA VERSIONE DEL DICASTERO DEL MADE IN ITALY: NEL 2025 SONO STATI RAGGIUNTI VENTI ACCORDI E SALVATI DIECIMILA LAVORATORI – MA LA CGIL CITA ALTRI NUMERI: “PIÙ DI CENTO AZIENDE DI RESPIRO NAZIONALE SONO IN DIFFICOLTÀ” – LE ORE DI CASSA INTEGRAZIONE AUTORIZZATE NEL 2025 DOVREBBERO SUPERARE QUELLE DEL 2024…
Estratto dell’articolo di Giovanni Turi per “la Stampa”
adolfo urso giorgia meloni - foto lapresse
Quarantuno tavoli di crisi aziendali attivi al ministero delle Imprese e del Made in Italy, 30 quelli di monitoraggio, poco più di 58 mila lavoratori diretti coinvolti. Senza dimenticare venti aree di crisi industriale complessa, distribuite in 13 Regioni.
È questa la panoramica delle vertenze italiane che si sono affacciate alla porta del governo. Mentre sullo sfondo la cassa integrazione resta una costante, visti gli immensi affanni della manifattura nazionale. Eppure, secondo la Cgil i conti sono ben diversi.
Nell'anno appena trascorso il Mimit ha raggiunto oltre venti intese, poi diventate accordi di reindustrializzazione e percorsi di rilancio produttivo. Un traguardo che ha tutelato più di 10 mila lavoratori e lavoratrici. Come le 210 addette de La Perla di Bologna, rimaste nell'incertezza per quasi due anni.
vertenze e tavoli di crisi nel 2025
Oppure i 347 lavoratori della Diageo del marchio Cinzano a Santa Vittoria d'Alba, in Piemonte, rilevati da Newlat Food a maggio. O ancora gli oltre mille operai della Jsw di Piombino, dopo l'accordo con Metinvest. Nella lista delle vertenze chiuse in positivo del ministero figurano Beko, Coin, Gruppo Dema, Riello. Quest'ultima tornata in mano italiana a metà dicembre con l'acquisizione da parte del gruppo Ariston.
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Ma l'allarme del settore manifatturiero è vivo. Il 2025 ha chiuso in contrazione. A dicembre l'indice Hcob Pmi è sceso a 47,9 punti, a fronte dei 50,6 di novembre. La frenata più brusca da marzo. I motivi: ennesimo calo di ordini e dei volumi della produzione.
protesta dei dipendenti di la perla 4
Tra i tavoli attivi ci sono ancora partite di peso per il futuro dell'industria italiana: dall'ex Ilva a Conbipel, passando da Eurallumina. E sui tavoli di monitoraggio ci sono dossier bollenti. Tipo l'agonia di duemila lavoratori dell'ex Alitalia, il Chapter 11 attivato su Magneti Marelli - ora in mano ai creditori -, gli esuberi della turca Piaggio Aero Industries o i 288 addetti dell'azienda di logistica Trasnova in apnea, visto che il contratto di fornitura per Stellantis, appena rinnovato, scade ad aprile.
E, intanto, altre vertenze continuano ad aprirsi. E forse alcune neanche arriveranno ai tavoli di Palazzo Piacentini, che di solito segue realtà imprenditoriali con oltre 250 addetti o con rilevanza strategica per il Paese. Per questo motivo, la Cgil storce il naso.
adolfo urso ad atreju 2025 foto lapresse
Il sindacato indica circa 100 aziende di respiro nazionale in crisi (di cui la metà del settore metalmeccanico e il 30% degli ambiti energetico, chimico e tessile) che coinvolgono almeno 121 mila lavoratori e lavoratrici. Una stima che ancora tiene a mente aziende magari uscite dalle tabelle del Mimit dopo gli accordi o le acquisizioni, tipo la Lear di Grugliasco o la Beko.
Ma comunque non tiene conto dell'indotto, quasi mai all'attenzione dell'esecutivo. E quindi la cifra può lievitare. «La situazione è complessa - commenta il segretario confederale della Cgil, Gino Giove -. Ormai da tre anni, la produzione industriale è in costante calo, trascinata da quella della Germania, di cui siamo subfornitori.
Senza una politica industriale e un piano di investimenti pubblici, rischiamo di perdere gran parte della nostra capacità produttiva. Per tutelare quel Made in Italy che il governo vuole proteggere abbiamo bisogno di idee».
Anche perché c'è un altro nodo: le ore di cassa integrazione autorizzate. Una voce ormai esplosa fra ordinaria, straordinaria e in deroga. Soltanto nei primi nove mesi del 2025, l'Inps calcola 418.930.098 ore. A ridosso di un 2024 nero (con le sue oltre 495 milioni di ore), che rischia di essere superato. Già oltrepassato il 2023 (409.084.364). [...]

