MUSK SARÀ UN PARA-NAZISTA, MA È VENT’ANNI DAVANTI A TUTTI – L’OBIETTIVO DELLA FUSIONE TRA SPACEX E XAI È CREARE UN “MOTORE DI INNOVAZIONE VERTICALE E INTEGRATO”: SE FUNZIONA, RISOLVERÀ IL PROBLEMA DELL’APPROVVIGIONAMENTO ENERGETICO DEI DATA CENTER (PORTANDOLI NELLO SPAZIO), BRUCIANDO LA CONCORRENZA DI OPENAI E GOOGLE – L’ACCELERAZIONE DI MUSK SERVE A SFIDARE LE DUE AZIENDE RIVALI E SPIAZZARLE - DOPO LA QUOTAZIONE, LA SOCIETÀ VARRÀ 1250 MILIARDI DI DOLLARI (MEZZO PIL ITALIANO): SPACEX DA SOLA NE VALE MILLE - È VERO CHE XAI BRUCIA UN MILIARDO AL MESE, MA IN PROSPETTIVA TUTTA L’OPERAZIONE È UN GRANDE TRADING SU MUSK E LA SUA VISIONE: QUANTO PUÒ VALERE UN IMPERO CHE VA DAI ROBOT UMANOIDI DI TESLA AI CHIP NEL CERVELLO DI NEURALINK, CHE GESTISCE BASI SULLA LUNA E CREA UNA NUOVA CIVILTÀ SU MARTE?
LA FUSIONE TECH DEL SECOLO SPACEX E XAI DIVENTANO UN GRUPPO DA 1.250 MILIARDI
Estratto dell’articolo di Massimo Gaggi per il “Corriere della Sera”
Con un’operazione-lampo che ha sorpreso […] i gruppi finanziari che hanno investito nelle sue imprese, Elon Musk fonde la sua SpaceX, gigante mondiale dell’industria spaziale, con xAI: l’impresa, sempre sua, che opera nell’intelligenza artificiale soprattutto coi modelli Grok e anche nelle reti sociali con la piattaforma X (ex Twitter).
Con un valore attribuito di 1.250 miliardi di dollari (più della metà del Pil italiano), il gruppo sarà l’impresa privata (non quotata) di maggior valore mai esistita al mondo.
Pronta per andare in Borsa.
Secondo indiscrezioni non smentite da Musk (le ha, anzi, definite verosimili), l’Ipo potrebbe arrivare già a luglio puntando a raccogliere sul mercato 50 miliardi di dollari: sarebbe anche questo un record planetario superando la saudita Aramco che nel 2019 raccolse 29 miliardi.
Il tycoon dell’era digitale ha presentato l’operazione con un linguaggio salvifico: «Sviluppare una scala che ci consentirà di creare un sole senziente, ci farà comprendere l’universo estendendo la luce della conoscenza fino alle stelle».
Sicuramente Musk vuole recuperare risorse «per costruire fabbriche sulla Luna, colonizzare Marte» e sfruttare l’energia solare nel cosmo, ma gli analisti che preferiscono guardare a orizzonti meno remoti ritengono che si stia muovendo con tanta rapidità soprattutto per sfidare i tre grandi concorrenti che oggi sopravanzano xAI nell’intelligenza artificiale: OpenAI e Google nell’AI per il mercato dei consumatori e Anthropic per quello delle imprese.
ELON MUSKOLINI - MEME BY EMILIANO CARLI
xAI […] ha il fiato grosso: poche centinaia di milioni di dollari di fatturato nel 2025 a fronte di 10 miliardi di investimenti per microprocessori e data center per addestrare i modelli AI. […] Elon ha bisogno di accelerare. E siccome anche OpenAI e Anthropic stanno pensando di andare a finanziarsi in Borsa, lui gioca d’anticipo, anche perché i mercati finanziari potrebbero faticare ad assorbire un gran numero di Ipo miliardarie […]
La carta migliore di Musk è forse l’obiettivo intermedio tra la battaglia per l’AI e la conquista di pianeti lontani: trasferire nello spazio i data center che alimentano le intelligenze artificiali. Bruciano una quantità enorme di energia, cosa che crea problemi ambientali e fa infuriare cittadini che dovranno pagare bollette elettriche più care a fronte della scarsità determinata dall’impennata dei consumi.
L’idea di Musk è giusta: l’obiettivo di trasferire i data center nello spazio riempiendo di processori grossi satelliti dotati di enormi pannelli che riceveranno energia dal sole 24 ore su 24, senza nuvole o altre interferenze, trasmettendo, poi, a Terra i dati elaborati attraverso raggi laser, è condiviso anche dagli altri protagonisti del settore.
Soprattutto da Sam Altman di OpenAI e dal fondatore di Amazon, Jeff Bezos. Rimane un grosso problema: come raffreddare chip che producono molto calore. Sulla Terra si ricorre ad acqua e aria fredda, cose che non esistono nello spazio.
Ma pare che Musk, in vantaggio sui concorrenti per le capacità missilistiche di SpaceX e quelle satellitari di Starlink, abbia trovato una soluzione: ma è una tecnologia ancora da sperimentare.
Sorpresi i grandi investitori privati nei due gruppi [...] L’operazione avverrà entro il 16 marzo con uno scambio di azioni.
[…] Pare che chi non accetterà potrà essere liquidato e uscire. In linea di massima una buna notizia per gli azionisti di xAI (come il fondo sovrano del Qatar): la loro azienda in forte perdita confluisce nel gioiello dell’industria spaziale.
Anche gli azionisti di SpaceX (grandi fondi come Sequoia e Andreessen Horowitz) sperano di valorizzare le loro partecipazioni, ma guardano con preoccupazione all’emissione di 250 miliardi di azioni SpaceX che serviranno per pagare xAI: la loro quota ne risulterà diluita.
MUSK UNISCE SPACEX E XAI “L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE SARÀ PIÙ FORTE NELLO SPAZIO”
Estratto dell'articolo di Sara Tirrito per “la Stampa”
[…] L'obiettivo dichiarato dell'acquisizione è costruire un «motore di innovazione verticale e integrato, dentro e fuori la Terra». Dal punto di vista pratico, la prima conseguenza dell'accordo sarà l'affermazione di un modello di produzione di energia in orbita, dove nuvole o stagionalità non sono un problema, e i pannelli solari possono generare molta più energia per metro quadrato rispetto alla superficie terrestre.
La fusione, poi, va letta in un contesto in cui da settimane si parla della possibile quotazione in Borsa di una delle due aziende, prevista entro l'estate.
SpaceX era già la compagnia privata tra le più promettenti al mondo, con un valore di 800 miliardi di dollari. È l'unica società americana in grado di fornire con costanza astronauti alla Stazione spaziale internazionale, nonché il primo fornitore di servizi di lancio per i razzi Nasa e di tecnologie per il dipartimento di difesa degli Stati Uniti.
Lunedì, riporta Bloomberg, è stata valutata mille miliardi. A xAI è stato assegnato un peso economico di 250 miliardi, e con la fusione, gli investitori potrebbero possedere circa 527 dollari ad azione.
La startup specializzata in intelligenza artificiale di Musk però finora non è mai decollata e continua a incontrare intoppi legali. I detrattori dell'imprenditore sudafricano leggono l'acquisizione come un'operazione di «ingegneria finanziaria», sottolineando che xAI brucia ogni mese un miliardo di dollari. «Nessuna delle valutazioni si basa su un multiplo razionale - hanno detto alcuni investitori al Financial Times -. Si sta facendo trading su Elon».
In effetti, l'accordo è innanzitutto un pezzo del puzzle di Musk, ed è letto da molti come il preludio a una futura annessione anche di Tesla, che affronta un calo del business tradizionale e ha da poco investito 2 miliardi di dollari in xAi.
In questo eventuale piano trilaterale, la casa di auto elettriche sarebbe fonte di chip, SpaceX si occuperebbe di satelliti e data center e xAI si concentrerebbe sullo sviluppo di intelligenza artificiale e agenti.
Un'idea che stuzzica il patron di Tesla almeno quanto quella di presentare la quotazione in Borsa della nuova società prima che lo facciano i competitor OpenAi, produttore di ChatGpt, e Anthropic, che realizza Claude.
Secondo Axios, il nuovo scenario porterebbe Musk quantomeno a pensare di strutturare partnership o a vendere servizi a OpenAi. Tuttavia, l'evoluzione dei progetti apre a una serie di problematiche. Prima di tutto sui limiti dello spostamento dei supercalcolatori nello spazio, dove bisogna riuscire a gestire il calore, neutralizzare l'impatto ambientale, proteggere i chip dalle radiazioni.
Ci sono poi gli ostacoli economici. Fino a lunedì SpaceX, l'azienda più solida del tycoon e anche quella con maggiori margini di crescita, era pronta a raccogliere 50 miliardi di dollari per sbarcare a Wall Street ma adesso avrebbe a carico le inefficienze di xAI.
Infine, restano forti dubbi sul potere che acquisirebbe l'uomo più ricco del mondo. In cima ai desideri del patron di Tesla rimane un obiettivo che sembra fantascienza ma sarebbe più vicino con la fusione delle tre aziende: avere abbastanza risorse, economiche e tecnologiche, per andare su Marte.
Rendere realtà i data center orbitali consentirebbe di creare «basi autosufficienti sulla Luna, un'intera civiltà su Marte e in ultima analisi l'espansione nell'Universo», scrive Musk, che ha chiuso l'annuncio dell'operazione con uno degli auspici più antichi della letteratura: «Ad astra». Di certo spera porterà fortuna.











