IL CREDITO PRIVATO AMERICANO SARA’ LA PROSSIMA BOLLA A ESPLODERE? – NEGLI ULTIMI MESI LE RICHIESTE DI RIMBORSO NEI PRODOTTI DI “PRIVATE CREDIT” HANNO SUPERATO I 7 MILIARDI DI DOLLARI NEGLI USA, COSTRINGENDO ANCHE COLOSSI COME MORGAN STANLEY E BLACKROCK A LIMITARE I RISCATTI – CRESCE IL TIMORE PER UN MERCATO DA TEMPO “CHIACCHIERATO”, CRESCIUTO IN DIECI ANNI DA 280 A 1.400 MILIARDI E ORA MESSO IN DIFFICOLTÀ DALL’ELEVATA ESPOSIZIONE SU AZIENDE DEL SETTORE SOFTWARE (CHE POTREBBERO ESSERE SPIAZZATE DALL’AI) E DAL RALLENTAMENTO ECONOMICO PER LA GUERRA IN IRAN...
Estratto dell’articolo di Morya Longo per “Il Sole 24 Ore”
Cliffwater, società statunitense che gestisce fondi di private credit, è stata travolta dalle richieste di riscatto da parte di clienti che vogliono avere i soldi indietro: il suo fondo più grande, che ha attivi per 33 miliardi di dollari, questo trimestre ha ricevuto così tante richieste di “prelievo” che i gestori hanno potuto accontentare solo la metà dei clienti. Anche Morgan Stanley ha dovuto limitare i riscatti dal suo North Haven Private Income Fund.
Se si sommano tutte le vicende analoghe, che hanno coinvolto anche altri i big del settore del private credit come BlackRock, si capisce che negli Stati Uniti c’è un problema: secondo i calcoli di Dws tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 le richieste di rimborso nei prodotti focalizzati sul private credit hanno superato i 7 miliardi di dollari. Costringendo alcuni fondi a chiudere i riscatti.
titoli bank of amerika e blackrock
Situazione che getta un’ombra cupa su un settore chiacchierato da tempo negli Usa e ora messo in difficoltà dall’elevata esposizione su aziende del settore software (che potrebbero essere spiazzate dalle nuove abilità dell’intelligenza artificiale) e dal rallentamento economico derivante dalla guerra in Iran. Qualcuno teme che questo settore sia il “seme” di una crisi sistemica [...]
I fondi di private credit sono veicoli di investimento che erogano credito alle piccole e medie imprese, solitamente non quotate in Borsa. Spesso lavorano a braccetto coi fondi di private equity, erogando i finanziamenti proprio alle stesse imprese acquisite dai private equity.
I private credit sono cresciuti in maniera esponenziale negli Stati Uniti negli ultimi anni, man mano che le regole bancarie partorite dopo il crack di Lemhan Brothers hanno limitato la possibilità delle banche di erogare credito. Secondo i dati della Fed, se nel 2014 questa industria valeva 280 miliardi di dollari negli Usa, nel 2024 (ultimo dato disponibile) è arrivata a circa 1.400 miliardi di dollari. Ora si stimano 1.800 miliardi.
Il problema è che negli anni dei tassi a zero, quando le opportunità di investimento remunerativo erano scarse, a questi fondi che promettono rendimenti elevati sono affluite grandi quantità di denaro.
Questo ha aumentato la concorrenza e ha spinto questi fondi a diventare sempre più aggressivi per accaparrarsi imprese da finanziare: erogavano credito a tassi sempre più bassi, si accontentavano di minori garanzie contrattuali (covenant) e spesso si accontentavano di ricevere il pagamento degli interessi da parte delle aziende che finanziavano non sotto forma di denaro ma sotto forma di ulteriori debiti (i cosiddetti Pik). [...]
Non solo. I fondi di private credit sono sempre stati fondi chiusi: dato che investono in strumenti non liquidabili (cioè erogano finanziamenti) non hanno mai dato ai clienti la possibilità di chiedere indietro i soldi prima della scadenza del fondo. Come i private equity.
Ma negli Usa anche questa regola è stata infranta per dare ai risparmiatori la possibilità di accedere a questi fondi: sono così nate e cresciute le “business development companies” (Bdc) (che concedono finanziamenti a Pmi e consentono agli investitori retail di entrare) e gli ”evergreen fund” (che in momenti precisi consentono ai clienti di ritirare i soldi).
[...] da quando sul mercato è cresciuta la paura, le richieste di riscatto si sono moltiplicate. Costringendo molti fondi a bloccarle. Cosa che ha alimentato il panico. La paura nasce dal fatto che hanno erogato molto credito ad aziende del settore software, che rischiano di essere soppiantate dalle nuove abilità dell’AI.
L’esposizione sui software è dunque il primo grande timore del mercato. Ma ce n’è anche un altro, di grande attualità: il prevedibile rallentamento economico Usa dovuto alla guerra in Iran e alla crisi energetica: questo rischia di aumentare i default delle aziende che i fondi hanno finanziato. Ecco dunque che il fuggi fuggi generale diventa sempre più di moda.
Andando a colpire anche i fondi che hanno una gestione prudente. E la paura si allarga, coinvolgendo anche le banche che sono a loro volta molto esposte sul settore dei credit fund.
Due giorni fa è emerso che Deutsche Bank ha un’esposizione di 26 miliardi su questo settore: la notizia ha fatto crollare il titolo del 5,9%. Il giorno prima era stata JP Morgan ad annunciare criteri più rigidi nel finanziare i credit fund, andando a svalutare il portafoglio. Se ci siano i semi di una crisi più vasta è difficile a dirsi. Certo è che i confini di questo settore ad oggi sono difficili da vedere.
the american dream is over – crisi economica negli stati uniti
MORGAN STANLEY





