luigi lovaglio in versione gordon gekko

OGNI “CONCERTO” HA UN DIRETTORE D’ORCHESTRA – NELL’AUDIZIONE AL SENATO, IL PROCURATORE DI MILANO MARCELLO VIOLA HA PARLATO A LUNGO DEL “SUPPORTO MATERIALE FONDAMENTALE” DATO DALL’AMMINISTRATORE DELEGATO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO. MENO DI 24 ORE DOPO, LOVAGLIO HA PRESENTATO IL PIANO INDUSTRIALE DEL “MONTE”, STRONCATO IMMEDIATAMENTE DAL MERCATO (IL TITOLO DELLA BANCA SENESE PERDE IL 4%)

MPS IN BORSA -4% CON IL PIANO INDUSTRIALE AL 2030

marcello viola foto lapresse

(ANSA) - Mps scivola ancora in Borsa nel giorno della presentazione del piano che prevede l'integrazione con Mediobanca. Diversi analisti finanziari definiscono ambiziosi gli obiettivi contenuti nella strategia al 2030 ma attendevano maggiori dettagli.  A Piazza Affari il titolo di Mps cede il 4,1% a 8,53% mentre Mediobanca è in calo del 3,6% a 18,98 euro.

 

I PM SU MPS-MEDIOBANCA "CONCERTO FIN DAL 2019 LOVAGLIO FONDAMENTALE"

Estratto dell’articolo di Andrea Greco e Giuseppe Colombo per “la Repubblica”

 

luigi lovaglio

Il primo indizio del «presunto accordo» tra Caltagirone e Delfin per il controllo di Mediobanca e, a cascata, di Generali risale al 2019.

 

Cinque anni prima della scalata a Piazzetta Cuccia, quando poi si è verificato «un saldarsi di interessi di vecchia data con quelli più recenti di Mps», attraverso l'offerta pubblica di scambio senese sulla banca d'affari. Davanti ai senatori della commissione d'inchiesta sulle banche è il procuratore capo di Milano, Marcello Viola, a ricostruire la genesi della vicenda che vede indagati l'imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, il presidente di Delfin Francesco Milleri e l'ad del Monte, Luigi Lovaglio.

 

«Dal 2019 al 2024 – ha spiegato Viola – c'è stato un costante investimento a scacchiera in Mediobanca e Generali da parte di Delfin e Caltagirone, che non aveva allora sortito l'obiettivo di controllo» prefissato. Poi i due gruppi avrebbero optato per un nuovo schema: l'Ops su Mediobanca. Ma «omettendo» di comunicare «l'esistenza di un accordo» al mercato e alle autorità di vigilanza. Quindi avrebbero dato vita a un «concerto occulto».

ROBERTO PELLICANO

 

Il presunto intervento di Lovaglio si colloca qui.

 

«È uno che ha dato un supporto materiale fondamentale al concerto», dice il procuratore aggiunto Roberto Pellicano, audito con Viola in Senato. Il legale di Lovaglio, Giuseppe Iannaccone, ha replicato che il banchiere «ha operato nel rigoroso rispetto della legge: non ho alcun dubbio che la sua totale estraneità a qualsiasi ipotesi di reato emergerà quanto prima».

 

Diverso il caso del Tesoro e della procedura accelerata affidata a Banca Akros per vendere i suoi titoli Mps a fine 2024. «Abbiamo visto e criticato l'Abb» ha aggiunto Pellicano, ma il Mef non è «incriminabile», né «oggetto di indagine» perché con la dismissione «non vuole governare Mps, Mediobanca e forse un domani Generali».

marcello viola in audiizone in commissione banche al senato foto lapresse

 

Le parole degli inquirenti rimbalzano a Siena, anche perché - per un incrocio delle agende - giungono in sincronia con la riunione del cda chiamato ad approvare il piano strategico della nuova Mps, che oggi Lovaglio presenta al mercato.

 

Il piano, chiesto dalla Bce entro sei mesi dalla fine dell'Ops, avrà come fulcro il delisting di Mediobanca dalla Borsa dopo 70 anni, per conseguire sinergie di costo e ricavo che oggi saranno confermate in circa 700 milioni.

 

A quanto filtra, la riunione di ieri è filata liscia sui dati strategici, mentre resta da risolvere il nodo delle nomine di aprile, con alcuni consiglieri e il socio Caltagirone che tessono con il presidente Nicola Maione ipotesi di discontinuità ai vertici. Il cda decisivo per la lista dei 20 candidati dovrebbe essere lunedì: anche se il tempo e le opzioni per trovare un altro ad e un altro presidente si stanno accorciando.

roberto pellicano pierantonio zanettin marcello viola commissione banche al senato foto lapresse

luigi lovaglio il gordon gekko dei riccarelli LUIGI LOVAGLIO AL SENATO - COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLE BANCHE - FOTO LAPRESSE

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?