IL PACCO È SERVITO! – DAL PRIMO NOVEMBRE ENTRA IN VIGORE LA “UNION HANDLING FEE”, LA TASSA FISSA DI DUE EURO DI GESTIONE DOGANALE, CHE SI APPLICHERÀ A TUTTE LE SPEDIZIONI PROVENIENTI DA PAESI EXTRA UE, PER COPRIRE I COSTI DEI CONTROLLI IN AUMENTO. SI VA AD AGGIUNGERE AL “DAZIO” DA TRE EURO SUI PRODOTTI SOTTO I 150 EURO CHE STA FRENANDO L’IMPORT LOW COST SOPRATTUTTO DALLA CINA E HA PIÙ CHE DIMEZZATO LA QUOTA DI SPEDIZIONI – A PAGARE, COME SEMPRE, SONO I CONSUMATORI FINALI…
Estratto dell’articolo di Marta Casadei per “Il Sole 24 Ore”
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Manca meno di una settimana all’entrata in vigore della Union handling fee di due euro. La nuova tassa europea di gestione doganale dal 1° novembre si applicherà a tutte le spedizioni provenienti da Paesi extra Ue, indipendentemente dunque dal valore della merce, per coprire i costi dei controlli in aumento. Pesando, però, sulle tasche dei consumatori finali.
[...] si aggiunge infatti al dazio previsto dal regolamento Ue 2026/382 che si applica alle spedizioni di valore intrinseco complessivo non superiore a 150 euro, sempre nell’ambito delle vendite a distanza di merci importate, dal 1° luglio 2026 per due anni , in attesa dell’operatività del Data Hub doganale europeo che partirà il 1°luglio 2028.
GIANCARLO GIORGETTI - VALDIS DOMBROVSKIS
La tassa di tre euro sui “mini pacchi” si applica a ogni singola tipologia di articolo (in base alla classificazione doganale) anche in caso di spedizione congiunta. In concreto, su un pacco contenente una maglietta di cotone e un maglione di lana acquistati per meno di 150 euro su una piattaforma ecommerce extra Ue il dazio sarà di 6 euro, visto che le voci doganali di cotone e lana sono differenti.
Da novembre, a questo importo si aggiungerà la handling fee: 2 euro per ogni articolo. Il consumatore per il suo acquisto sborserà quindi 12,20 euro di extra costo (10 euro più Iva al 22%) che 12 mesi fa non avrebbe dovuto aggiungere al conto.
Da quest’esempio è facile dedurre la genesi di questo dazio, pensato - e chiesto a gran voce dalle aziende europee - per arginare la proliferazione di acquisti di merci di scarso valore (ma anche di scarsa qualità e sicurezza) su piattaforme extra Ue. Secondo dati diffusi dalla Commissione europea, il numero dei pacchi di basso valore sdoganati nel mercato comunitario è quadruplicato in quattro anni, passando dagli 1,4 miliardi del 2022 ai 5,8 miliardi del 2025 (+26% sul 2024). La quasi totalità (93%) di queste spedizioni è partita dalla Cina.
I primi dati confermerebbero l’efficacia del dazio come deterrente: secondo l’agenzia delle Dogane, da gennaio a settembre 2026 le dichiarazioni di importazione emesse per pacchi extra Ue di valore inferiore a 150 euro sono diminuite del 31 per cento.
Nel solo bimestre luglio-agosto, (si veda Il Sole 24 Ore del 15 settembre 2026) il calo delle importazioni low cost registrato in Italia è stato del 39% rispetto al bimestre precedente e il gettito complessivo della nuova tassa europea è stato di 83 milioni di euro. [...]
Altri operatori confermano che il dazio ha frenato le spedizioni B2c, e ben prima dell’applicazione: «Il nostro aeroporto cargo principale per l’Italia, Milano Malpensa, ha registrato un calo delle spedizioni ecommerce già dai primi mesi del 2026, a seguito dell’annuncio della tassa italiana (si veda la scheda, ndr): a febbraio 2026 la quota delle spedizioni ecommerce sul totale di quelle in arrivo da Paesi extra Ue era del 12%, contro il 29% del febbraio 2025; a luglio 2026 si è fermata all’11%», dice Lucia Padoan, vicepresidente dell’Associazione nazionale agenti merci aeree (Anama).
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Anche Dhl Express, dal 1° luglio 2026, ha riscontrato un impatto: «Dalle prime evidenze osserviamo una lieve contrazione dei flussi di piccoli pacchi provenienti da Paesi extra Ue - spiega al Sole 24 Ore Nazzarena Franco, presidente e ceo di Dhl Express Italy -. Più che una riduzione del commercio internazionale, riteniamo possibile assistere a una progressiva evoluzione dei modelli logistici e distributivi, con una maggiore presenza di infrastrutture logistiche in Europa e una diversa organizzazione delle spedizioni lungo la supply chain».
VALDIS DOMBROVSKIS - GIANCARLO GIORGETTI
L’impatto sulla competitività Una delle ragioni che hanno spinto aziende del settore moda ed e-tailer europei a chiedere a istituzioni comunitarie e nazionali l’abolizione del de minimis è stata l’applicazione delle stesse regole a tutti gli operatori.
«Questo intervento pone finalmente fine al vantaggio competitivo sleale in termini di prezzo di cui hanno beneficiato i venditori extra-Ue rispetto alle aziende europee. Ora è fondamentale che tutte le autorità di regolamentazione si impegnino concretamente a garantire l’effettiva applicazione delle norme», commentano da Zalando, piattaforma ecommerce leader di mercato in Europa.
La tassa sui piccoli pacchi è stata spesso legata al nome delle grandi piattaforme di ultra fast fashion come Shein e Temu che hanno basato il loro successo su un’enorme varietà di prodotti a prezzi stracciati. Con l’abolizione del de minimis i big in questione hanno cominciato a rimodulare il proprio modello di business, aprendo per esempio magazzini in Europa e segnalando al consumatore la “nuova” provenienza delle merci sul proprio sito. [...]
PACCHI POSTALI DALLA CINA
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