LA PIÙ GRANDE INCOGNITA SUL RISIKO BANCARIO È ANDREA ORCEL/2 – UNICREDIT, DOPO ESSERSI VISTA RESPINGERE L’ASSALTO A BPM, POTREBBE CHIEDERE A CALTAGIRONE DI VENDERGLI IL SUO 13,5% DI MPS, INVECE CHE CONSEGNARLO ALL’OPAS DI INTESA. OPPURE, POTREBBE TORNARE A CORTEGGIARE DELFIN PER OTTENERE IL 17,5% DI MPS IN MANO AGLI EREDI DEL VECCHIO: NON È UN CASO CHE TRA I PRINCIPALI FINANZIATORI DEL MEGA-PRESTITO DA 11 MILIARDI A LEONARDO MARIA CI SIA PROPRIO ORCEL. PER CHIUDERE L’ANNOSA PARTITA TESTAMENTARIA E DARE SODDISFAZIONE ALLE RICHIESTE DEI FRATELLI, POTREBBE ESSERE NECESSARIO CEDERE QUALCHE PARTECIPAZIONE…
15 APRILE 2026 - DAGOREPORT - SARÀ UN CASO CHE OGGI IL BOSS DI UNICREDIT, ANDREA ORCEL, ABBIA DECISO DI FAR PACE CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, RINUNCIANDO ALL’APPELLO CONTRO LA SENTENZA DEL TAR SUL GOLDEN POWER PER L’OPERAZIONE BPM? FORSE LA GUIDA SUPREMA DELLA SECONDA BANCA ITALIANA AVEVA URGENTE BISOGNO DI RIMUOVERE QUALSIASI POSSIBILE OSTACOLO POLITICO PER LANCIARSI IN NUOVE AVVENTURE? - NEL MIRINO, SI SUSSURRA A PIAZZA AFFARI, C’E’ LA PARTECIPAZIONE DI DELFIN (17,5%) IN MPS. E NON E' UN CASO CHE UNICREDIT SIA IL PRINCIPALE FINANZIATORE DELLE VARIE ATTIVITA' DELL’INDIAVOLATO LEONARDINO DEL VECCHIO - L’UNICO EREDE DEL VECCHIO SODALE DI MILLERI DEVE RAGGRANELLARE SUL MERCATO 11 MILIARDI, SOMMETTA NECESSARIA PER ACQUISIRE LE QUOTE DI DUE FRATELLI E PERMETTERE A MILLERI DI GUIDARE IN TRANQUILLITA' L’IMPERO DI LUXOTTICA. MA SERVE ANCHE PER CHIUDERE L’ANNOSA PARTITA TESTAMENTARIA E DARE SODDISFAZIONI ALLE PRESSANTI RICHIESTE ECONOMICHE DEI RESTANTI EREDI. E PER FARLO, DIVENTA NECESSARIO CEDERE LE PARTECIPAZIONI DELFIN (SI PARTE DA MPS?)
L’ULTIMA SFIDA SARÀ GENERALI. IL DUELLO MESSINA-ORCEL E L’INCOGNITA DEI FRANCESI
Estratto dell’articolo di Giovanni Pons per “la Repubblica”
Con la discesa in campo di Intesa Sanpaolo si è ufficialmente aperta la fase 2 del risiko bancario, iniziato nell'autunno 2024. Per un anno e mezzo il ceo Carlo Messina ha ripetuto come un mantra che Intesa non poteva partecipare alle battaglie bancarie perché già troppo presente in Italia, l'antitrust non gliel'avrebbe permesso. Ora cambia idea ma per un obiettivo che non è solo di business ma anche istituzionale e politico: rafforzare il primo gruppo italiano e dare un assetto stabile a Generali.
L'obiettivo di Intesa infatti è quello di portare sotto la sua ala quella che era Mediobanca prima dell'assalto di Mps, e cioè corporate banking, private banking, risparmio gestito, credito al consumo e il 13,2% di Generali. Smontando in pratica il piano di Luigi Lovaglio che vedeva per il gruppo senese un modello di business di tipo universale, di unione tra banca commerciale e investment bank, una piccola JP Morgan si è detto più volte.
In pratica è come se si tornasse con le lancette dell'orologio a circa due anni fa, quando a Carlo Cimbri, deus ex machina del gruppo Unipol-Bper, fu sbarrata la strada che portava a Siena dal ministro leghista Giancarlo Giorgetti perché non si voleva riconsegnare il polo bancario senese in mano alla sinistra, co-responsabile di un decennio di malagestione. In alternativa a Cimbri il Mef scelse la Delfin della famiglia Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone come alfieri del nuovo corso senese.
I due soci sostenuti dal governo e utilizzando il banchiere risanatore Luigi Lovaglio come ariete, sono andati alla conquista di Mediobanca, riuscendovi, mandando a casa il loro rivale decennale, Alberto Nagel.
Ma poi la situazione invece che sciogliersi si è ingarbugliata. Caltagirone ha tentato l'affondo su tutta la filiera Mps-Mediobanca-Generali ma è stato stoppato dai suoi stessi compagni di avventura, la Delfin di Francesco Milleri e dal governo che per la compagnia di Trieste chiede da tempo una soluzione istituzionale e nazionale, che la metta al riparo da qualsiasi rischio di scalate esterne. Generali gestisce 900 miliardi di risparmio ed è determinante anche come acquirente di titoli di Stato italiani.
La prima spaccatura Delfin-Caltagirone, a metà aprile in occasione dell'assemblea Mps, dopo sei anni di cammino a braccetto, ha sparigliato nuovamente le carte. Il ritorno in sella di Lovaglio ha provocato un ritorno di fiamma del terzo polo con Banco Bpm, tanto caro al ministro Giorgetti. […] Ma rispetto a un anno e mezzo fa i francesi del Crédit Agricole sono saliti dal 9 al 23% nella banca guidata da Giuseppe Castagna, una presenza oggi considerata ingombrante.
giuseppe castagna foto lapresse
In caso di fusione Mps-Banco i francesi diventerebbero i primi azionisti del nuovo gruppo con una voce importante anche su quel 13,2% di Generali che rappresenta l'ago della bilancia degli equilibri triestini. Una soluzione probabilmente gradita al ceo Philippe Donnet ma molto meno a Palazzo Chigi.
La zampata di Intesa arriva dunque in un momento cruciale e se da una parte permette la crescita a secondo polo bancario nazionale di Unipol-Bper dall'altra tiene per sé il biglietto di primo azionista di Mediobanca e Generali. Per farne che cosa lo si capirà nelle prossime settimane. Certo una fusione Intesa Sanpaolo-Generali farebbe nascere il primo gruppo bancario assicurativo paneuropeo, un colosso da oltre 150 miliardi di valore di mercato.
LEONARDO MARIA DEL VECCHIO A OTTO E MEZZO
C'è solo una persona che potrebbe mettersi di traverso al disegno di Messina e si chiama Andrea Orcel, il numero uno di Unicredit. Respinto in Italia per l'assalto al Banco Bpm ha quasi conquistato la tedesca Commerzbank nonostante le barricate del governo Merz. Ora, con Intesa in campo, potrebbe ritornare all'attacco. Orcel potrebbe chiedere a Caltagirone di vendergli il suo 13,5% di Mps, invece che consegnarlo all'Opas di Intesa.
L'imprenditore romano torna così al centro dell'attenzione in virtù dei suoi pacchetti azionari strategici (Mps e Generali) che fanno gola ai colossi bancari che devono crescere. Inoltre Orcel potrebbe tornare a corteggiare la Delfin per ottenere il pacchetto più consistente di Mps, il 17,5%. In un momento in cui la holding dei Del Vecchio è alla vigilia di un costosissimo riassetto societario che potrebbe richiedere la dismissione del portafoglio partecipazioni accumulate nel tempo. […]






