POMPE ROVENTI! – SEI PAESI DELL’UE HANNO CHIESTO A BRUXELLES UNA TASSA SUGLI EXTRAPROFITTI DELLE COMPAGNIE PETROLIFERE CHE, CON LA GUERRA NEL GOLFO, STANNO BENEFICIANDO DELL’IMPENNATA DEI PREZZI DI CARBURANTI ED ENERGIA E DELL’AUMENTO DEI MARGINI PROVOCATI DALLA CRISI – L’INIZIATIVA PARTE DALLA GERMANIA ED È SOSTENUTA DA ITALIA, AUSTRIA, POLONIA, PORTOGALLO E SPAGNA: “ABBIAMO BISOGNO DI UN APPROCCIO CONGIUNTO CHE GARANTISCA CHE COLORO CHE TRAGGONO PROFITTO DALLA CRISI FACCIANO LA LORO PARTE NEL RIDURRE L’ONERE PER IL PUBBLICO IN GENERALE” – LA PROPOSTA SARÀ SUL TAVOLO DELL’ECOFIN DEL 18 E 19 SETTEMBRE A DUBLINO…
Estratto dell’articolo da www.lastampa.it
La guerra in Iran presenta il conto all’Europa. Ma questa volta sei governi dell’Unione chiedono che a pagarlo non siano soltanto famiglie e imprese. Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna hanno aperto il fronte per una tassa europea sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, beneficiarie dell’impennata dei prezzi dell’energia e dell’aumento dei margini provocati dalla crisi.
L’iniziativa parte da Berlino. Il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil ha firmato insieme ai colleghi degli altri cinque Paesi una lettera indirizzata all’Irlanda, che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea.
BENZINA E CARO CARBURANTI - VIGNETTA BY STEFANO ROLLI
[...] costruire un meccanismo comune che permetta di recuperare una parte dei guadagni eccezionali prodotti dalla crisi e utilizzare quelle risorse per alleggerire il peso dell’energia su cittadini e aziende.
«Stiamo vivendo uno dei più grandi shock dell’offerta degli ultimi decenni», scrivono i sei ministri. E avvertono che «il malcontento per l’aumento del costo della vita sta crescendo in tutto il mondo». Il punto di partenza è proprio questo.
L’impennata del petrolio non si ferma ai distributori di carburante. Si trasferisce sui trasporti, sulla logistica, sui costi di produzione delle imprese e, attraverso la catena dei prezzi, sul carrello della spesa. Per i governi europei significa anche dover trovare nuove risorse per attenuare gli effetti della crisi senza aggravare ulteriormente i conti pubblici.
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«Abbiamo bisogno di un approccio congiunto che garantisca che coloro che traggono profitto dalla crisi facciano la loro parte nel ridurre l’onere per il pubblico in generale», sostengono Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna.
La formula proposta è quella di «un quadro a livello Ue per la tassazione degli extraprofitti». Non quindi sei tasse nazionali costruite con criteri differenti, ma un intervento coordinato europeo capace anche di ridurre il rischio che le grandi multinazionali dell’energia possano sfruttare le differenze fiscali tra un Paese e l’altro.
Non sarebbe, peraltro, un terreno completamente nuovo per Bruxelles. Durante la crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina l’Unione europea aveva già introdotto un contributo temporaneo di solidarietà sui profitti eccedenti delle imprese attive nei settori del petrolio, del gas, del carbone e della raffinazione. [...]
Il nodo più delicato sarà infatti stabilire che cosa debba essere considerato un «extrap profitto»: quanto cioè dei maggiori utili derivi dall’efficienza e dagli investimenti delle imprese e quanto, invece, esclusivamente dall’aumento eccezionale dei prezzi provocato dalla guerra.
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La proposta arriverà ora al primo vero banco di prova politico. Germania e gli altri cinque Paesi chiedono che la tassazione degli extraprofitti venga inserita nell’ordine del giorno dell’Ecofin del 18 e 19 settembre a Dublino. Non significa che la tassa sia già decisa. Per trasformare la lettera in un provvedimento europeo servirà trovare un accordo tra governi con interessi energetici, sistemi fiscali e strutture industriali molto differenti. [...]


