SCENATE DA UN PATRIMONIO – A PRATO UNA DONNA FA SEQUESTRARE 5 MILIONI DI EURO AL MARITO, CHE VOLEVA DISFARSI DI OGNI PROPRIETÀ, PORTARE I SOLDI IN SVIZZERA E INTESTARE TUTTO AL NIPOTE – LA DONNA, CON IL TIMORE DI VEDER SFUMARE METÀ DELL’EREDITÀ, SI È RIVOLTA AL TRIBUNALE BLOCCANDO I CONTI CORRENTE – I DUE SONO SPOSATI DA OLTRE 50 ANNI: L’UOMO, UN FACOLTOSO IMPRENDITORE, NEL 2025 HA AVUTO UN GROSSO PROBLEMA DI SALUTE, CHE HA COMPROMESSO LE SUE FACOLTÀ COGNITIVE. PER QUESTO IL FIGLIO AVEVA CHIESTO LA NOMINA DI UN AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO…
Estratto dell’articolo di Pietro Barghigiani per https://www.iltirreno.it/
L’apparente serenità di una famiglia facoltosa con un patrimonio milionario viene rotta dall’ennesimo ricovero del patriarca. Sposato, due figli, l’uomo in là con gli anni, nel 2025 viene dimesso dall’ospedale con una diagnosi seria non solo come quadro generale, ma anche di interesse cognitivo. Di fronte a un contesto certificato di salute instabile, il figlio maschio […] chiede al Tribunale di nominare un amministratore di sostegno per il padre.
Una richiesta che fa da detonatore a una guerra familiare che al momento è arrivata al punto di far sequestrare, su richiesta della moglie dell’anziano titolare di beni mobili e immobili, tutto il patrimonio. Tra titoli, obbligazioni, polizze vita e una villetta a Marina di Pietrasanta, il valore supera i 5 milioni di euro.
Il Tribunale (giudice Costanza Comunale) ha aggiunto al sequestro giudiziario anche la nomina di un custode, una professionista di Prato. Dovrà amministrare i beni e rendicontare ogni sei mesi al giudice. Va da sé che i quattro componenti della famiglia in lite non potranno disporre dei soldi, ma potranno usare la villetta a due passi dal mare.
Il sequestro è stato chiesto dalla moglie preoccupata per le decisioni del compagno di una vita, non più finalizzate al bene comune dei familiari. Sono sposati da oltre 50 anni e ogni bene oggetto di richiesta cautelare è confluito nella comunione legale, anche se intestato formalmente solo al coniuge.
Di qui il timore che se il marito, come detto e scritto alla figlia, avesse voluto disfarsi di ogni proprietà, la consorte avrebbe perso la metà dei soldi. Ecco spiegato il ricorso al Tribunale […].
[…] La rabbia per essersi sentito estromesso con la richiesta di un amministratore di sostegno da parte del figlio, a cui aveva subito tolto subito le deleghe a operare sui conti, lo aveva indotto a pianificare una spoliazione totale del patrimonio ai danni della moglie e del figlio. A beneficiare dell’operazione sarebbe stato un nipote.
Scrive il giudice sulla concreta possibilità che i beni possano essere trasferiti: «In particolare, deve farsi riferimento alle mail intercorse tra il medesimo (anziano, ndr) e la figlia nelle quali l’odierno resistente fa presente la sua intenzione di “vuotare il cassetto” non lasciando nulla alla ricorrente (la moglie, ndr), portando i soldi in Svizzera a nome di (figlio della figlia, ndr) e vendendo gli immobili».
[…] il patrimonio […] è così composto: strumenti finanziari di varia natura (titoli di stato, obbligazioni, certificati azionari, quote di fondi comuni di investimento, etc.) per 3.648.171 euro; polizza assicurativa per 620.297 euro; villetta a Marina di Pietrasanta del valore di un milione di euro. Tutto sequestrato e affidato a un custode giudiziario in attesa che nella faida familiare si trovi una soluzione.




