IL RISIKO DEL GREGGIO – IL PRIMO EFFETTO DEL BLITZ AMERICANO E DELLA CADUTA DI MADURO È LA FUGA VERSO L’IRAN DELLE “NAVI OMBRA” CHE TRASPORTANO IL PETROLIO AGGIRANDO LE SANZIONI AMERICANE: 16 PETROLIERE HANNO PROVATO NEGLI ULTIMI GIORNI A FORZARE IL BLOCCO, MENTRE LA FLOTTA DI 63 UNITÀ CHE OPERAVA UNICAMENTE SU CARACAS ORA È SENZA IMPIEGO – TRUMP VUOLE METTERE LE MANI SUI POZZI VENEZUELANI, MENTRE LA CINA RISCHIA DI RIMANERE A SECCO E ORA GUARDA A TEHERAN...
Estratto dell’articolo di A.GH. per “Il Secolo XIX”
A Caracas la paura delle persone è restare senz’acqua, ma al piani alti della capitale venezuelana i membri del governo chavista ancora in carica giocano una partita per non restare senza petrolio. La interlocuzione con gli Stati Uniti, che hanno mantenuto l’embargo, è delicatissima e spiega perché Trump nelle prime ore dopo l’operazione Absolute Resolve abbia accreditato come interlocutrice la vice di Maduro, Delcy Ro-dríguez: fedelissima del presidente, finora, ma anche esperta di produzione petrolifera.
«Al momento - spiega Enrico Paglia, research manager esperto di petroliere del broker genovese Banchero Costa - è, anzitutto, difficile capire quali saranno gli sviluppi politici futuri in Venezuela e se e quanto la nazione entrerà effettivamente nelle sfere di influenza Usa».
Dal punto di vista dello shipping, settore da cui dipendono le esportazioni venezuelane, l’azione militare statunitense ha causato una fuga immediata delle petroliere “ombra” quelle che sfuggono in maniera illecita ai controlli internazionali, come ha spiegato in una intervista Matt Wright, analista della società belga di intelligence marittima Kpler.
PETROLIO VENEZUELANO - RISERVE E PRODUZIONE
Mentre sedici navi hanno provato negli ultimi giorni a forzare il blocco, la flotta di 63 unità che operava unicamente sul Venezuela (soprattutto navi molto grandi di classe Vlcc) ora è senza impiego e potrebbe spostarsi verso il mercato iraniano. Un ipotesi che viene considerata più probabile rispetto alla russia, i cui porti hanno difficoltà ad accogliere navi di quelle dimensioni.
DONALD TRUMP E IL VENEZUELA - MEME BY VUKIC
La mancanza di impiego della flotta dislocata intorno al Venezuela potrebbe quindi aumentare la disponibilità di Vlcc globali, mentre spostamenti nei flussi commerciali porterebbero più traffico verso l'Iran, con possibili cambi di scenario per Cina, Russia e Canada (il cui petrolio oggi diretto in Usa potrebbe essere rimpiazzato da quello venezuelano).
Gli esperti considerano plausibile un incremento della domanda di navi "ombra", specie se la Cina, il maggior consumatore mondiale di greggio, modifica i suoi flussi di import. Qual è il contesto in cui ci si muove? «Alcuni fatti - spiega Paglia - sono estremamente rilevanti. Il Venezuela è la nazione con le riserve petrolifere più grandi del mondo, ma, anche a causa delle sanzioni Usa, possiede un'infrastruttura petrolifera in gran parte fatiscente.
La produzione petrolifera giornaliera della nazione è di circa 1 milione di barili, circa un terzo rispetto ai picchi degli anni 1990. Nel corso del 2025 l'export di petrolio dalla nazione è stato di meno di 500.000 barili al giorno, circa 1 per cento del totale mon- diale. La destinazione principale èstata la Cina».
Qui si inserisce la variabile Usa, che va compresa per capire come si orienteranno le scelte. «Il Venezuela - afferma l'esperto genovese - produce ed esporta crudo pesante di cui gli Stati Uniti importano volumi crescenti per blendarlo (miscelarlo, ndr) con 1 crescenti volumi domestici della produzione shale, che è soprattutto di crudo leggero». [...]
«Vista la complementarietà delle diverse qualità di petrolio prodotto – prosegue Paglia - ci si potrebbero aspettare crescenti volumi dal Venezuela verso gli Stati Uniti, magari a discapito della Cina; se ciò avvenisse avrebbe chiaramente un effetto negativo sulla domanda di trasporto marittimo nel breve periodo. Un simile cambio delle rotte impatterebbe anche sul size utilizzato con le Aframax che dovrebbero guadagnare share a discapito delle Vlcc». […]
petrolio in venezuela
NICOLAS MADURO DOPO L'ARRESTO



