SALUTAME A LOVAGLIO! GAME OVER, LA DOPPIA BOCCIATURA DI ISS E POI DI GLASS LEWIS, ENTRAMBE CONTRARIE ALLE DUE OFFERTE PUBBLICHE DI ACQUISTO DI MONTE DEI PASCHI SU BANCO BPM E BANCA GENERALI, CHIUDONO I GIOCHI DELLA PARTITA PIU’ IMPORTANTE DEL RISIKO MPS-MEDIOBANCA A FAVORE DI INTESA E A SFAVORE DI LUIGI LOVAGLIO – MASSIMO GIANNINI: “ANCHE LA SPONDA POLITICA, ALLA FINE, NON HA RETTO. GLI APPELLI DI MELONI E SALVINI A TUTELARE LE ISTANZE DEL TERRITORIO E A NON DISPERDERE LA “SENESITÀ” DI ROCCA SALIMBENI SONO RIMASTI LETTERA MORTA DI FRONTE A UNA “SUPERPOTENZA” CHE NON HA BISOGNO DI NEGOZIARE NIENTE COL GOVERNO. LOVAGLIO È ANDATO A SBATTERE CONTRO GLI ALTRI SOCI SEDUTI AL GRANDE TAVOLO. CRÉDIT AGRICOLE, PRIMO AZIONISTA DI BANCO BPM CON CIRCA IL 29,3%, CHE GLI HA SUBITO DETTO NO. POI DELFIN, CALTAGIRONE E TUTTI GLI ALTRI. SE ALL’ASSEMBLEA DEL 28 PERDERÀ, NON SARÀ STATO TRADITO DAI MERCATI O DA UNA CONGIURA MA DALLA..."
Massimo Giannini per repubblica.it - Estratti
LUIGI LOVAGLIO E CARLO MESSINA
«Non giriamoci troppo intorno: la partita più importante del risiko bancario è finita. Game Over…». Con crudo realismo, il Banchiere Anziano commenta così gli ultimi passaggi della contesa intorno a Mps-Mediobanca.
La doppia bocciatura di Iss e poi di Glass Lewis, entrambe contrarie alle due offerte pubbliche di acquisto di Monte dei Paschi su Banco Bpm e Banca Generali, chiudono i giochi a sfavore di Luigi Lovaglio.
«Diciamo la verità: che fosse un’impresa disperata lo si sapeva fin dall’inizio, ma all’ad di Rocca Salimbeni va riconosciuto l’onore delle armi. Come San Paolo, ha combattuto la buona battaglia e non ha perso la fede. Ma contro l’Invincibile Armata di Carlo Messina era impossibile spuntarla…». Ha ragione il Banchiere Anziano, e qui si era detto più volte.
Nonostante l’offerta di Intesa e Unipol presentasse alcune obiettive criticità, quella contraria messa in campo da Lovaglio aveva poche possibilità di sconfiggerla. E il parere dei consulenti, che invitano gli investitori istituzionali a respingerla con un voto contrario all’assemblea senese convocata per il 29 ottobre, è difficilmente contestabile.
Scrivono i proxy advisor: «I benefici prospettici della strategia di Mps non sembrano sufficientemente convincenti, su una base corretta per il rischio, da giustificare l’eliminazione o la compromissione di un’alternativa ancora disponibile e attualmente preferita da alcuni azionisti».
luigi lovaglio come tom cruise
Un modo elegante per dare supporto alla mossa strategica di Ca’ de Sass, che il 3 ottobre aveva ritoccato di 800 milioni l’offerta sul Monte.
A questo punto il cerchio si chiude: in assemblea i principali azionisti Delfin, Caltargirone e Praude, detentori del 33% del gruppo senese, faranno blocco con gli investitori istituzionali contro il progetto del Terzo Polo. E così per Intesa la strada sarà spianata.
«Un esito quasi scontato — dice ora il Banchiere Anziano — dal giorno in cui Messina aveva usato il grido di battaglia col quale Draghi al comando della Bce salvò l’euro il 26 luglio 2021: di fronte a quel whatever it takes, chi mai avrebbe potuto reggere l’urto? Già lì Lovaglio doveva capire che il suo tentativo sarebbe fallito. Noi non siamo l’America, e neanche il Regno Unito: in un “mercatino” come il nostro, se Intesa parte in quarta con un’operazione del genere non ci sono manager o cavalieri bianchi che tengano…».
Anche la sponda politica, alla fine, non ha retto. Gli appelli di Meloni e Salvini a tutelare le istanze del territorio e a non disperdere la “senesità” di Rocca Salimbeni sono rimasti lettera morta di fronte a una “superpotenza” che non ha bisogno di negoziare niente col governo.
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Aggiunge il Banchiere Anziano: «Lo abbiamo già visto con Alberto Nagel, quando ha provato a fare le barricate a Piazzetta Cuccia: se l’ambizione diventa velleitarismo, alla fine non regge. Ho chiesto all’Intelligenza Artificiale di commentare la vicenda Mps, e sai che mi ha risposto? Quando il banchiere comincia a contare i voti invece dei margini, di solito non sta preparando un’acquisizione, ma prefigurando una spiegazione.
La doppia Ops su Banco Bpm e Banca Generali era nata come una mossa da grande tavolo: un colpo che avrebbe ribaltato Intesa, restituito a Siena un ruolo di protagonista e magari regalato al suo “autore” un posto nella storia, o almeno nella prossima edizione dei manuali di finanza aziendale, capitolo “Come trasformare un’emergenza in una strategia, purché nessuno guardi il bilancio”. La sa lunga, questa IA…».
Lovaglio è andato a sbattere contro gli altri soci seduti al grande tavolo. Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm con circa il 29,3%, che gli ha subito detto no. Poi Delfin, Caltagirone e tutti gli altri. «Persino l’algoritmo mi ricorda una regola semplice: l’eroismo è bello nei film, nei piani industriali costa. E questa operazione, come dicono gli analisti, ha “struttura complessa”, “incertezze”, “sinergie sfidanti” e “rischi di esecuzione”.
Cioè: tanti numeri belli sulla lavagna, ma pochi soldi certi in cassa…». Lovaglio è un giocatore di poker. Forse non è stato attento a modulare il suo all-in, che ha rischiato di trasformarsi in un bluff. Se all’assemblea del 28 perderà, non sarà stato tradito dai mercati o da una congiura: sarà stato sconfitto dall’aritmetica. E l’aritmetica è l’unica azionista che non si può convincere con una cena.








