SDENG! LO SCENARIO HORROR DELL’UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO: “LA CRESCITA DEL PIL NEL 2026 SARÀ DELO 0,5%, LE NOSTRE PREVISIONI SUL PIL SONO PIÙ CAUTE DI QUELLE DEL GOVERNO” – “NELLO SCENARIO MENO FAVOREVOLE, IL DEBITO ITALIANO POTRÀ ARRIVARE AL 140% DEL PIL NEL 2026” – “L’INFLAZIONE DA CHOC ENERGETICO COLPIRÀ DI PIÙ LE FAMIGLIE CON MENO CAPACITÀ DI SPESA. NELLA PEGGIORE DELLE IPOTESI, IN CUI I PREZZI DELL'ENERGIA AUMENTANO DEL 13,4 PER CENTO E L'INFLAZIONE AGGREGATA RAGGIUNGE IL 3,5 PER CENTO…”
UPB, NELLO SCENARIO MENO FAVOREVOLE DEBITO 2026 AL 140% DEL PIL
Giorgia Meloni - foto Lapresse
(ANSA) - Nello "scenario meno favorevole", il rapporto tra il debito e il Pil in Italia aumenterebbe fino a circa il 140% nel 2026, per poi convergere gradualmente allo scenario di riferimento.
Lo afferma la presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari, in audizione spiegando che questo scenario prevede, pur in presenza di una prosecuzione della tregua in Medio Oriente, che il clima di incertezza mantenga elevati i prezzi dei beni energetici fino alla primavera del 2027, senza ipotizzare reazioni della politica monetaria e di bilancio.
GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
La dinamica del debito, sottolinea l'Upb, "resta esposta ai rischi legati ai tassi di interesse e alla crescita economica. In assenza di miglioramenti più marcati dei saldi primari o di condizioni macroeconomiche più favorevoli, il percorso di riduzione del debito potrebbe risultare meno positivo, soprattutto qualora si materializzassero i rischi al ribasso legati al contesto internazionale o non si realizzassero pienamente le ipotesi su privatizzazioni e aggiustamenti stock-flussi".
UPB, INFLAZIONE PIÙ ALTA SU FAMIGLIE CON MENO CAPACITÀ DI SPESA, MISURE SIANO MIRATE
Lilia Cavallari - presidente dell Ufficio parlamentare di bilancio
(ANSA) - L'inflazione da shock energetico sarà più pesante per le famiglie con spesa più bassa. Lo afferma l'Upb calcolando che nel 2026 potrebbe essere più alta di 0,5 punti rispetto alla media, arrivando al 4% contro un tasso al 3,1% avvertito invece dalle famiglie che si collocano all'estremo opposto nella scala di cinque quintili di capacità di spesa. Secondo l'Ufficio parlamentare di bilancio quindi "interventi di mitigazione mirati sui segmenti della popolazione più esposti appaiono, a parità di onere per la finanza pubblica, più efficaci rispetto a misure generalizzate sui prezzi".
'effettiva perdita di potere d'acquisto che ciascuna famiglia potrà sperimentare nel corso dell'anno per effetto dell'aumento dei prezzi dipenderà dalla composizione del proprio paniere di consumo.
Dall'analisi Upb, in cui le famiglie vengono ordinate in base al livello della spesa per consumi e raggruppate in cinque quintili, emerge che quelle nel primo quintile destinano a energia e alimentari una quota del paniere sensibilmente superiore alla media nazionale (37 e 39 punti in più, rispettivamente). L'opposto accade per le famiglie dell'ultimo quintile, per le quali la quota di questi beni nel paniere è inferiore alla media (circa 27 punti in meno).
giorgia meloni al summit europeo a cipro 3
Ciò comporta che uno shock inflazionistico concentrato su energia e alimentari si traduce, meccanicamente, in una pressione più intensa sui bilanci delle famiglie con minore capacità di spesa. Nello scenario previsivo di base, con i prezzi energetici che salgono del 10,4 per cento, l'inflazione aggregata aumenta al 3,1 per cento nel 2026. Le famiglie del primo quintile di spesa sperimenterebbero un'inflazione specifica di circa 0,4 punti percentuali superiore a quella media, raggiungendo un tasso stimato del 3,5 per cento.
Nello scenario più critico, in cui i prezzi dell'energia aumentano del 13,4 per cento e l'inflazione aggregata raggiunge il 3,5 per cento, spiega l'Ufficio parlamentare di bilancio, lo scarto salirebbe a circa 0,5 punti e quindi le famiglie del primo quintile di spesa sperimenterebbero un'inflazione specifica al 4,0 per cento. All'altro estremo, le famiglie dell'ultimo quintile di spesa si collocherebbero in entrambi gli scenari al di sotto della media - con un tasso d'inflazione specifica, rispettivamente, del 2,9 e del 3,1 per cento.
prezzo del petrolio e inflazione
"In tale contesto, interventi di mitigazione mirati sui segmenti della popolazione più esposti appaiono, a parità di onere per la finanza pubblica, più efficaci rispetto a misure generalizzate sui prezzi. Nel caso di shock temporanei, l'adozione di misure temporanee e selettive può contribuire a contenere gli effetti più immediati sui redditi delle famiglie maggiormente esposte, in attesa che i meccanismi di adeguamento - quali l'indicizzazione delle prestazioni sociali e la dinamica salariale - dispieghino i loro effetti", sottolinea l'Autorità dei conti pubblici. Infine, "in assenza di indicizzazione dell'Irpef, l'aumento dei prezzi si traduce in un incremento della pressione fiscale reale sui redditi da lavoro, un effetto che negli ultimi anni ha mostrato una tendenza ad accentuarsi".
Upb, crescita del Pil dello 0,5% nel 26, nostre previsioni più caute del Dfp
spesa al consumo e inflazione negli usa.
(ANSA) - Lo scenario tendenziale dell'Ufficio parlamentare di bilancio delinea una fase di moderata espansione del Pil dell'Italia, allo 0,5 per cento quest'anno e allo 0,6 negli anni successivi.
"Le nostre previsioni sono leggermente più caute" di quelle del governo" ma il quadro macroeconomico del Dfp è stato validato perché le sue previsioni "sono accettabili e ritenute condivisibili dall'Upb". Lo afferma la presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari, in audizione. "A oggi, a distanza di un mese, quelle previsioni ancora tengono" ma sono sottoposte "a rischi molto forti perché la tregua è ancora fragile".
Upb, riallineamento spesa rinviato, auspicabili indicazioni già nel Dfp
giorgia meloni al summit europeo a cipro 4
(ANSA) - L'andamento della spesa netta evidenzia "alcune criticità, in particolare nel 2027, quando, secondo il Dfp, la crescita dell'indicatore supererebbe il limite raccomandato dal Consiglio della Ue in sede di approvazione del Psb (2,2 per cento nel Dfp a fronte dell'1,9 raccomandato).
Il Dfp rinvia alla prossima sessione di bilancio la valutazione dell'evoluzione della spesa netta e l'eventuale definizione degli interventi necessari al riallineamento. Sarebbe stato auspicabile che tali indicazioni fossero già state illustrate nel Dfp in modo da rafforzare la prevedibilità della politica di bilancio". Lo afferma l'Ufficio parlamentare di bilancio nel corso dell'audizione alla Camera sul Documento di finanza pubblica.
L'Upb ricorda che il Dfp riporta una stima della crescita della spesa netta dell'1,9% nel 2025 a fronte dell'1,3% raccomandato dal Consiglio. Per il 2026, il Dfp stima una crescita della spesa netta pari all'1,6%, in linea con gli obiettivi. La Commissione dovrebbe condurre il prossimo giugno un'analisi complessiva per valutare se l'Italia ha dato seguito alle raccomandazioni del Consiglio considerando tutti i fattori aggravanti e mitiganti. (