“IL PRIVILEGIO ESISTE. NEGARLO SAREBBE IPOCRISIA" - STIAMO TUTTI A SFOTTERE LEONARDINO DEL VECCHIO, MA LA SUA LECTIO ALL'UNIVERSITA' ROMANA DI TOR VERGATA, CHE GLI HA CONFERITO A 31 ANNI LA LAUREA HONORIS CAUSA, E' TUTTO DA LEGGERE: "CHI NASCE CON MOLTO NON DEVE PERDERE TEMPO A FINGERSI PARTITO DAL NULLA. E NASCERE RICCHI, IN QUESTO PAESE, È ANCHE NASCERE CON UNA SPECIE DI PECCATO ORIGINALE: UN PECCATO DA CUI NESSUNO TI ASSOLVE. MA IL PRIVILEGIO NON È UNA SENTENZA. È UNA PROVA. PUÒ RENDERTI PIGRO. ARROGANTE. AMMINISTRATORE DI CIÒ CHE ALTRI HANNO COSTRUITO. OPPURE PUÒ DIVENTARE UN OBBLIGO. PER ME È STATA UNA SCELTA. MIO PADRE HA COSTRUITO QUALCOSA DI STRAORDINARIO PARTENDO DA ZERO. QUELLA STORIA È SUA. NON LA RINNEGO. NON LA USO. NON LA IMITO. LA RISPETTO. IO SONO VENUTO DOPO. E VENIRE DOPO NON È COMINCIARE DAL SILENZIO: È COMINCIARE DAL RUMORE…”
La Difficoltà Giusta
Tre Storie
Lectio magistralis - Leonardo Maria Del Vecchio
Università degli Studi di Roma Tor Vergata · 9 luglio 2026
APERTURA
Magnifico Rettore, Signora Ministra, Autorità, ricevo questa laurea con gratitudine e con misura. Ringrazio l'Università di Roma Tor Vergata e il professor Carlo Nucci: il nostro incontro è nato da un progetto concreto, il Campus Visivo.
Mille visite gratuite agli studenti di questo ateneo. E, grazie alla Conferenza dei rettori delle Università italiane, molte altre, nel prossimo futuro. Perché a volte una disuguaglianza non entra dalla porta principale: entra da una lente mancata. Prima i fatti. Poi le parole.
Ringrazio la Signora Ministra Anna Maria Bernini. Dal primo giorno, un tavolo del fare, non una passerella. Dopo dieci minuti, mi ha detto: «Chiamami Anna Maria». Quando si lavora per qualcosa di più grande, i ruoli non diventano muri.
Mi è stato detto che sono il più giovane, nella storia italiana, a ricevere un riconoscimento simile. Non voglio farne un trofeo. Voglio reggerne il peso. Non mi assolve: mi toglie ogni alibi. Io non avrei dovuto essere qui.
La strada comoda esisteva: una rendita, un cognome, una posizione già scritta. Comoda. Silenziosa. Perfino elegante. Bastava sedersi. Non l'ho scelta. Sono qui per questo. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Niente lezioni. Niente ricette. Tre storie. Lo schema non l'ho inventato io: lo usò Steve Jobs, a Stanford, nel 2005. Ve lo dico io, prima che lo scriva qualcun altro. Le storie, però, sono soltanto mie.
PRIMA STORIA. LA DIDASCALIA
Quando nasci con un nome come il mio, il mondo ti consegna una didascalia prima ancora che tu abbia detto una parola. Il privilegiato. L'erede. Un cognome che cammina. Qualcuno lo dice con ammirazione. Qualcuno con sospetto. Qualcuno con invidia. «Facile per lui». Questa frase l'ho sentita molte volte, anche quando nessuno la pronunciava. E una parte è vera.
Il privilegio esiste. Negarlo sarebbe ipocrisia. Chi nasce con molto non deve perdere tempo a fingersi partito dal nulla. E nascere ricchi, in questo Paese, è anche nascere con una specie di peccato originale: colpevoli prima ancora di aver fatto qualcosa. Un peccato da cui nessuno ti assolve.
leonardo maria del vecchio laurea honoris causa tor vergata
Ma il privilegio non è una sentenza. È una prova. Può renderti pigro. Arrogante. Amministratore di ciò che altri hanno costruito. Oppure può diventare un obbligo. Per me è stata una scelta. Mio padre ha costruito qualcosa di straordinario partendo da zero. Quella storia è sua. Non la rinnego. Non la uso. Non la imito. La rispetto. Io sono venuto dopo. E venire dopo non è cominciare dal silenzio: è cominciare dal rumore.
Ma la mia strada era cominciata prima. Un bambino per mano a mio padre, in fabbrica. Capivo i gesti. Capivo il modo in cui salutava le persone. E quel rumore della fabbrica, per me, non è mai stato rumore: era il suono della passione. Lì ho imparato la lezione che non ho più dimenticato: un'azienda non è mai solo capitale, marchi, quote, risultati. Un'azienda sono le persone.
ROCCO BASILICO E LEONARDO MARIA DEL VECCHIO
Nel mio ufficio, oggi, c'è una sua frase: «Non è pericoloso decidere e sbagliare, ma credo invece possa essere fatale per qualsiasi azienda non avere il coraggio di prendere decisioni». Lui parlava di aziende. Vale per le persone. Per le famiglie. Per un Paese. Non è fatale sbagliare una scelta.
È fatale non scegliere. Ognuno di voi, in questa sala, porta una didascalia scritta da altri: la famiglia, il quartiere, le risorse che avete avuto, quelle che vi sono mancate, un errore, un voto, una ferita che nessuno vede.
Una didascalia, col tempo, può diventare una gabbia. Anche d'oro. Resta una gabbia. Non esistono partenze neutre. Chi parte senza nulla deve conquistare attenzione o sicurezza. Chi parte con un nome deve conquistare identità, combattendo un pregiudizio. Difficoltà diverse. Non si mettono in gara.
leonardo maria del vecchio con la madre nicoletta zampillo 9
Chi ha più motivazione? Chi parte da zero e deve mangiare? O chi viene visto dentro un castello dorato e sceglie comunque di costruire, evolvere, amare, combattere, sacrificarsi, alzare la barra? La risposta non ve la do io.
Privilegiato, davvero, è chi ha accanto una famiglia che lo ama. Chi può sbagliare senza perdere il diritto di essere amato. Tutto il resto è partenza. E una partenza non decide chi siamo. Lo decidono le scelte. Ecco la prima cosa che ho imparato. Una didascalia non si subisce. Si riscrive.
SECONDA STORIA. LO ZERO
Poi mio padre è morto. E sono ripartito da uno zero che i numeri non registrano. Non lo zero dei bilanci. Non lo zero dei conti. Uno zero più silenzioso: capire chi sei quando il suo sguardo non c’è più. Di giorno costruivo. Di notte mi spezzavo. Chi mi amava mi guardava senza capire quanto pesassero le notti. Mi mancava una cosa sola: il permesso di esistere senza dover dimostrare.
Poi ho capito la frase che mi ha rimesso in piedi: non ero condannato. Ero solo stanco. E ho scelto di rialzarmi, perché me lo dovevo. Ve lo dice uno che ha visto il buio e notti che sembravano non finire mai. E, invece, finivano. Ma è di giorno che si fa la differenza: essere spettatori del cambiamento o provare a esserne protagonisti.
In quegli anni mi avete sentito parlare di impresa, di progetti, di lavoro. Ma sulle cose che contavano davvero —la mia famiglia, le mie battaglie, la mia versione dei fatti — più volte ho preferito il silenzio. Qualcuno lo ha scambiato per prudenza. Qualcuno per debolezza. Qualcuno per calcolo. E quando la luce mi cercava, non l'ho schivata: ho lasciato che una candela puntata su di me diventasse un lampione. Tutta la luce addosso a me, e l'ombra su ciò che andava protetto. Ho difeso un patrimonio, un nome, una direzione. Ho impedito che una storia industriale diventasse una pratica notarile.
leonardo del vecchio con il figlio leonardo maria
Perché quando vacilla una grande storia italiana non rischiano solo gli eredi: rischiano i lavoratori, i territori, il Paese. Valori, morale e schiena dritta. Nonostante le coltellate. Nelle sconfitte come nelle vittorie. Non chiedo che questo venga applaudito. Chiedo che venga visto. Non è narrativa: sono fatti.
Il mio percorso non l'ho ereditato. LMDV Capital l'ho fondata nel marzo del 2022. Tre mesi dopo, mio padre non c’era più. E quando è arrivata la tempesta, non l'ho aspettata. Non l'ho subita. Ci sono entrato costruendo la grandezza senza costo è marketing. La costruzione vera ha sempre un conto da pagare.
Investo in un capitalismo che qualcuno chiama umanista. Io lo dico più semplice: il capitale al servizio della persona, mai il contrario. E in tre anni, con il mio Hospitality Group, abbiamo creato millecinquecento posti di lavoro in Italia. Non retorica: è contabilità concreta. Ho ereditato una quota in Delfin. Una quota conta come una: il suo peso è una responsabilità. Può restare ferma. Può diventare rendita. Oppure può farsi dedizione. Io ho scelto la terza.
Ho provato a riportare in Italia una partita nell'ordine dei quindici miliardi di euro. Non un titolo da esibire. Una scelta di rischio e governance. Una scelta di Paese. Perché c'è una domanda che non mi ha lasciato in pace: che cosa vuol dire amare l'Italia, se poi tutto ciò che conta lo portiamo sempre altrove? Quella scelta è stata fermata. Non dal mercato. Non dallo Stato. Si è fermata nel punto in cui avrebbe dovuto trovare custodia. Non me ne lamento: le conseguenze erano comprese nel prezzo. Anche questa.
leonardo maria del vecchio laurea honoris causa tor vergata
Il punto resta intero: quella scelta l'ho fatta. È agli atti. E non ho finito. Perché questa è la differenza tra ereditare e assumersi una responsabilità. L'eredità arriva. La responsabilità la vaia prendere. Tutti contano chi se ne va. Io faccio una domanda diversa: chi torna? Io amo l'Italia. Sono un patriota. E, peggio ancora, sono un romantico. Le case vere non sono mai perfette. Chiama davvero una casa non passa la vita a fotografarne le crepe: prima o poi prende gli attrezzi e comincia.
Quest’anno è nata la Fondazione LMDV.E qui vi dico una cosa controcorrente. Non credo nella beneficenza sterile: quella che si commuove, firma un assegno e si volta dall'altra parte. Quella non cambia le vite. Illude la coscienza di chi dona. E io non sono un illuso. La coscienza non me la lavo. La uso. La Fondazione la tratto come tratto un'azienda: obiettivi, conti, responsabilità, tempi lunghi. Con una sola differenza: il dividendo non torna a me. Torna alle persone. Non è un gesto. È un cantiere. E proprio da un cantiere nasce Mastri 4.0: un mestiere che deve tornare a essere un valore unico del nostro Paese. Per tornare a usare le mani, come le hanno usate i nostri padri. Perché la dignità passa dall'autonomia, non dall’assistenza che immobilizza.
anna maria bernini leonardo maria del vecchio laurea honoris causa tor vergata
Si chiama Finalmente Casa! — con la Comunità di Sant'Egidio: un tetto da cui ripartire, non un posto dove aspettare. Si chiama Agordo, un polo per l'infanzia nel territorio da cui tutto è partito. Perché un territorio si onora costruendo futuro, non custodendo reliquie. Con OneSight, la più grande fondazione al mondo dedicata alla vista, ho realizzato fin dove il bene può arrivare: un miliardo di persone. La Fondazione LMDV nasce in Italia, come il mio nome, la mia storia e il mio futuro. È qui che ho deciso di investire. Non perché sia semplice. Perché è la nostra casa. Ti amo, Italia. Nei fatti. E non ho intenzione di smettere. E gli alibi? Gli alibi hanno una caratteristica: spiegano tutto, non cambiano niente. Per questo mi prendo una sola licenza.
Fanculo gli alibi. Qua non ne porto. Porto scelte. E porto cicatrici. Ecco la seconda cosa che ho imparato. Una scelta non si racconta. Si vede.
TERZA STORIA. IL LIMBO
Il limbo delle decisioni non prese è una delle forme più eleganti della paura. E ne parlo perché purtroppo lo conosco bene. Progetti preparati all'infinito. Telefonate rimandate. Vite piene di attività e povere di direzione. Il limbo non è vuoto: è pieno. Riunioni. Email. Urgenze. Giustificazioni. Da fuori sembra lavoro. Da dentro è paura ben organizzata. E più si è intelligenti, più si diventa bravi a costruire argomenti eleganti per giustificare una resa la domanda non è se siamo occupati.
Siamo tutti occupati. La domanda è: dove ci stiamo nascondendo? E il limbo non ha età. Abita nei ventenni che aspettano un permesso. E nelle carriere compiute, dove non si sceglie più perché si ha troppo da perdere. Il limbo non ti distrugge. Ti conserva. E ti consuma senza fare rumore. Il contrario del limbo non è il movimento. È scegliere ad alta voce. Un errore, almeno, ti insegna qualcosa. Una scelta non fatta ti ruba tempo e poi finge di averti protetto.
LEONARDO MARIA DEL VECCHIO CON LA SUA FERRARI
La misura che uso io, ogni mattina, è semplice: mi lavo i denti e mi guardo allo specchio. C’è stato un tempo in cui quello sguardo lo evitavo. Oggi lo reggo. Non è poco. È tutto. Con il mondo si può combattere. Con la persona nello specchio si può solo fare pace. Poi sono diventato padre. E questo ha cambiato tutto. Un figlio sposta il centro. Non con un discorso: con la sola esistenza.
Un figlio non ascolta il padre che si racconta. Guarda quello che sei. A mia figlia voglio dare l'amore vero: quello che resta, che impara, che si assume la responsabilità di diventare migliore.
Non sono un eroe. Gli eroi stancano. Ma ho un sogno: che lei, un giorno, possa dirmi «Sono fiera di te».
gli eredi di leonardo del vecchio e le quote in delfin
Questa laurea tiene insieme tre parole: diritto, innovazione, sostenibilità. O stanno insieme, o diventano caricature. Il diritto non è il freno a mano del futuro: è la fiducia che permette al futuro di correre senza travolgercele persone. L'innovazione non si guarda con sospetto: si studia, si prova, si porta nel mondo reale. La sostenibilità la domanda più severa: quello che sto costruendo può durare, e servire, anche quando non sarò più io al centro della scena?
E nella motivazione di questo conferimento c'è un'espressione che da oggi faccio mia: riserva di umanità. Più le macchine diventano intelligenti, più conta ciò che non si delega: giudizio, responsabilità, coraggio. Una macchina produce risposte. Non può assumersi le conseguenze morali di una scelta. Nel tempo dell’IA, la difficoltà giusta sarà restare umani senza diventare lenti, e diventare veloci senza diventare vuoti. Ecco la terza cosa che ho imparato. Un limbo non si abita. Si attraversa.
CHIUSURA
LEONARDO MARIA DEL VECCHIO E IL PADRE - OTTO E MEZZO
Tre storie. Tre gesti. Una didascalia non si subisce: si riscrive. Una scelta non si racconta: si vede. Un limbo non si abita: si attraversa. Non vi parlo di vita facile. Vi parlo di una vita fatta di emozioni, non cercata per posa. Vi parlo della difficoltàche vi costruisce mentre ambite a lasciare un segno.
La difficoltà sbagliata è proteggere un'immagine. La difficoltà giusta è costruire una vita. La difficoltà sbagliata piacere a tutti. La difficoltà giusta è reggere il proprio sguardo.Io non sono arrivato. Sono in piedi. Percorro una strada. La stessa cominciata da un bambino per mano a mio padre, in fabbrica. Per scelta. E rimango.
Vedo cattedre, toghe, cariche. Carriere compiute. È un onore parlarvi. Ma desidero anche rivolgermi oltre questa sala: agli studenti, laurendi e le nuove generazioni che oggi non sono seduti qui. Le parole giuste viaggiano.
leonardo maria del vecchio - acqua fiuggi
A voi che insegnate, giudicate, governate, chiedo una cosa sola. Fatele arrivare. Non siete i destinatari: siete i testimoni. Voi non siete la vostra partenza. Non siete la didascalia scritta sotto la vostra immagine. Non siete nemmeno le vostre notti peggiori. Nessuno lo è. Ve lo dice uno che le ha vissute.
E se qualcuno di voi, stanotte, si sentirà come mi sentivo io, voglio che sappia una cosa: non è condannato. È solo stanco. E la stanchezza passa, se si smette di portarla da soli. Il no ce l'abbiamo già. Siamo nati con un no intasca. Il no di chi non ci conosce. Il no di chi ha già deciso al posto nostro. Il no di chi ci vede troppo giovani, troppo fragili, troppo privilegiati, troppo qualunque cosa. Giocarsi un no che abbiamo già per un sì che potremmo avere.
fedez leonardo maria del vecchio
Il coraggio non è assenza di paura: quella sarebbe incoscienza. Il coraggio è agire con la paura addosso. E si allena: ogni scelta vera rende meno pesante la successiva. I social vi fanno sentire presenti mentre state sparendo. Un limbo in tasca. Quanta della vostra giornata la state vivendo, e quanta la state soltanto guardando? La vita non manderà una notifica quando sarà arrivato il momento di scegliere. Il momento, quasi sempre, arrivai silenzio. Sembra una mail da mandare. Una porta a cui bussare.
Una verità da dire. Una paura da attraversare. Vi lascio le domande che io mi faccio ogni mattina. Qual è la telefonata che state rimandando? Qual è l'alibi che vi tenete stretto perché funziona troppo bene? Che cosa vorreste fare, se nessuno vi stesse guardando? Che cosa siete pronti a perdere, per diventare quello che dite di voler essere? Alzatevi.
Adesso. Non dopo la laurea. Non quando vi sentirete pronti. Pronti non vi sentirete mai. Questo Paese ha bisogno della vostra età adesso, non quando sarà diventata solo un numero. Della vostra fame prima che diventi rimpianto. Non vi darò indicazioni, non vi darò ricette, le ricette sono un modo di decidere al posto vostro e io non voglio scegliere al posto di nessuno. Io oggi non parlo ai media. Parlo al futuro dell'Italia.
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E il futuro dell'Italia, che vi piaccia o no, siamo noi. La storia viene scritta comunque. Con noi o senza di noi. La vostra, a chi volete farla scrivere? Alla fine, resta una sola domanda. Che cosa siete disposti a perdere? Non per diventare famosi. Non per essere applauditi. Non per dimostrare qualcosa a chi non ci ha mai capito e che probabilmente non ci capirà mai. Piuttosto, che cosa volete costruire? Non rispondetemi adesso. Rispondete domattina. Domattina vi laverete i denti, come me. Alzate gli occhi. Guardate la persona nello specchio: è l'unica a cui non potrete mai mentire. Se reggete il suo sguardo, siete già nel cantiere. Se non lo reggete ancora — meglio: avete appena trovato la vostra prima difficoltà giusta. Potete applaudire o restare in silenzio. Va bene tutto. Tutto, tranne una cosa: rimanere uguali.
Grazie per l'onore. E per l'onere che mi consegnate. Le vostre scelte vi stanno già aspettando. Ma non vi aspetteranno per sempre. Le conseguenze porteranno la vostra firma. Scegliete la difficoltà giusta. Grazie.
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LEONARDO MARIA DEL VECCHIO CON IL FRATELLO CLAUDIO - FOTO DI MARIA SILVIA SACCHI PER THE PLATFORM GROUP
LUXOTTICA 3
leonardo maria del vecchio laurea honoris causa tor vergata




