stretto di hormuz petroliere petrolio

LO STRETTO CHE METTE IL MONDO ALLE STRETTE – IL TRAFFICO NAVALE NELLO STRETTO DI HORMUZ SI È QUASI AZZERATO E IL CONTRACCOLPO PER L’ECONOMIA GLOBALE SARÀ ENORME – DA QUELLO SPECCHIO D’ACQUA PASSA IL 25% DEL PETROLIO VENDUTO SULLA TERRA, E IL 20% DEL GAS – IL QATAR, CHE RIFORNISCE L'ITALIA DI GNL, MINACCIA DI FERMARE L'EXPORT DI ENERGIA : "CIÒ FARÀ CROLLARE LE ECONOMIE MONDIALI" -  SI RISCHIA UNO CHOC SUL PREZZO: SE LA GUERRA SI ALLUNGASSE OLTRE LE CINQUE SETTIMANE, IL GREGGIO POTREBBE SUPERARE I 100 DOLLARI AL BARILE E GENERARE FINO A UN PUNTO DI INFLAZIONE IN PIÙ IN UN ANNO, CANCELLANDO MEZZO PUNTO DI CRESCITA. PER L’EUROPA SAREBBE UNA BATOSTA, MA ANCHE PER GLI STATI UNITI, NONOSTANTE L’AUTONOMIA SU GAS E PETROLIO

STRETTO DI HORMUZ

QATAR, SE LA GUERRA CONTINUA IL GOLFO POTREBBE FERMARE EXPORT ENERGIA

(ANSA) - Il ministro dell'energia del Qatar Saad al-Kaabi ha avvertito che la guerra in Medio Oriente potrebbe costringere i paesi del Golfo Persico a interrompere le spedizioni di energia nel giro di poche settimane e a far salire drasticamente i prezzi del petrolio. Lo ha detto il ministro al Financial Times.  

 

"Ciò farà crollare le economie mondiali", ha dichiarato Saad al-Kaabi al giornale, prevedendo che se la guerra continuasse, la crescita globale ne soffrirebbe e i prezzi dell'energia salirebbero alle stelle.

 

 

IL TRAFFICO NAVALE NELLO STRETTO DI HORMUZ QUASI AZZERATO

(ANSA) - Il traffico navale nello stretto di Hormuz si è quasi completamente interrotto per effetto della guerra in Medioriente. L'esame dei segnali di navigazione in acqua "indica che il traffico si è ridotto a livelli di una cifra, con solo due transiti commerciali confermati osservati nelle ultime 24 ore", afferma il Joint Marine Information Center, secondo cui le traversate hanno riguardato solo navi cargo e non petroliere. L'organizzazione, riferisce Bloomberg, parla di "pausa temporanea quasi completa del traffico commerciale di routine".

 

IL BLOCCO SULLO STRETTO DELLE ROTTE DEL PETROLIO INCUBO PER L'ECONOMIA

Estratto dell’articolo di Filippo Santelli per “la Repubblica”

 

missile iraniano contro base americana in bahrain 3

Bloccando uno stretto si può mettere in ginocchio l'economia mondiale? Se si tratta di Hormuz, il grande collo di bottiglia delle rotte di petrolio e gas, ci si può almeno provare. Da quella strettoia tra Oman e Iran, appena 3,7 chilometri di corridoio navigabile nel tratto più angusto, passano in tempi di pace circa un quinto degli idrocarburi consumati a livello globale, cento navi al giorno.

 

Ma nelle ultime ore, con missili e minacce, spingendo le assicurazioni a non coprire più la rotta, Teheran è riuscita ad azzerarle. Se tutto questo si tradurrà in uno shock economico globale, in inflazione e recessione, resta però tutto da vedere, perché dipende dalla durata del blocco.

 

Almeno per il momento la maggior parte degli analisti e i mercati restano convinti che si risolverà in tempi brevi, scongiurando gli scenari peggiori.

 

STRETTO DI HORMUZ

[…]  Per capire la strategicità di Hormuz bisogna guardare la cartina: da lì devono passare milioni di barili di petrolio estratti da Arabia Saudita, Kuwait e Iraq; da lì deve passare il gas naturale liquefatto del Qatar, secondo produttore mondiale dietro gli Stati Uniti.

 

L'Arabia ha una mezza alternativa, spedire parte del greggio via oleodotto sull'altra costa, quella sul Mar Rosso. Gli altri no. E i clienti sono comprensibilmente agitati.

 

Circa l'80% degli idrocarburi che esce dal Golfo Persico alimenta le superpotenze economiche d'Asia, cioè India, Cina, Corea e Giappone. La parte restante, minore ma comunque strategica, prende la via d'Europa, che per rimpiazzare il metano di Putin ha incrementato le importazioni via nave, comprese quelle del Qatar.

 

importanza dello stretto di hormuz nei flussi mondiali di petrolio

L'effetto di tanta offerta improvvisamente sottratta ai mercati si vede sui prezzi, con il petrolio oltre gli 80 dollari al barile, e il metano raddoppiato a 50 euro sulla Borsa europea di Amsterdam.

 

Il mondo può restare a secco? No. Le scorte strategiche e un'offerta molto abbondante rispetto alla domanda assicurano un cuscinetto che scongiura scenari da austerity. Un aumento prolungato dei prezzi però sarebbe in sé un bel problema, perché inizierebbe a pesare sulle bollette di famiglie e imprese, provocherebbe una nuova fiammata di inflazione – nervo scopertissimo –, potrebbe spingere le banche centrali a politiche monetarie più restrittive e finirebbe per rallentare la crescita.

 

La vera chiave, quindi, è il fattore tempo. Secondo lo "scenario base" descritto dagli analisti di Goldman Sachs se il blocco durasse qualche giorno e poi il traffico tornasse a normalizzarsi nell'arco di un mese l'impatto sarebbe trascurabile.

 

PETROLIERE RUSSE CHE AGGIRANO LE SANZIONI SUL PETROLIO

Ma se invece si allungasse per cinque settimane, spingendo il prezzo del petrolio fino a 100 dollari ed oltre, potrebbe generare fino a un punto di inflazione in più nei prossimi dodici mesi, e cancellare fino a mezzo punto di crescita. Sarebbe uno scenario pesante, da "stagflazione", soprattutto per l'Europa, dipendente sul piano energetico e balbettante in termini di crescita.

 

Ma sarebbe doloroso anche per gli Stati Uniti, nonostante la loro autonomia su gas e petrolio, perché colpirebbe le tasche dei cittadini già afflitti dal carovita e di riflesso le speranze di Trump di vincere le elezioni Midterm. Anche per questo il presidente americano ha detto di essere pronto a far scortare le petroliere attraverso lo Stretto. E ieri avrebbe persino accettato di consentire per 30 giorni la vendita attraverso l'India del petrolio russo attualmente bloccato in mare dalle sanzioni.

 

STRETTO DI HORMUZ

C'è poi uno scenario estremo, di chiusura indefinita e recessione globale, ma viene considerato davvero improbabile. Se finora il petrolio non è arrivato neppure alla soglia psicologica dei 100 dollari, nonostante questa crisi che infiamma tutto il Medio Oriente, è perché la maggior parte degli analisti e i mercati restano convinti che l'Iran non riuscirà a tenere chiuso lo Stretto a lungo.

 

Vuoi per le scorte armate organizzate dalle marine occidentali, vuoi per la reazione dei vicini di cui sta bloccando gli affari, vuoi per le pressioni dell'alleato cinese assetato di petrolio, vuoi perché sconfitto e ridotto a più miti consigli, vuoi per la sua stessa dipendenza da esportazioni e importazioni: bloccando Hormuz l'Iran soffoca anche se stesso.

STRETTO DI HORMUZSTRETTO DI HORMUZnavi nello stretto di hormuz 3STRETTO DI HORMUZSTRETTO DI HORMUZ - INFOGRAFICA BY AFWnavi nello stretto di hormuz 1missili sui cieli del qatar risposta iraniana all attacco usa 3missili sui cieli del qatar risposta iraniana all attacco usa 1missile balistico iraniano 5SIRIA - UN GRUPPO DI PASTORI OSSERVA UN MISSILE IRANIANOmissile iraniano contro base americana in bahrain 1navi nello stretto di hormuz 4missile iraniano contro base americana in bahrain 2BAMBINO SI ARRAMPICA SU UN MISSILE IRANIANO NON ESPLOSO IN SIRIAil gas liquefatto nello stretto di hormuz

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…