TOCCA SPERARE NEL SUCCESSO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE AMERICANA: SE SCHIOPPA BIG TECH RIMANIAMO CON LE PEZZE AL CULO – LE FAMIGLIE EUROPEE SONO ESPOSTE PER 440 MILIARDI ALLE “MAGNIFICHE SETTE”, (MICROSOFT, APPLE, NVIDIA, GOOGLE, AMAZON, FACEBOOK E TESLA), NON TANTO ATTRAVERSO LE AZIONI MA PRINCIPALMENTE TRAMITE FONDI COMUNI E ETF, LE “REPLICHE” DEGLI INDICI – LA BCE LANCIA UN NUOVO ALLARME: “È PROBABILE CHE SI VERIFICHI UNA CORREZIONE DELLE ATTUALI VALUTAZIONI DEL MERCATO AZIONARIO”. LA BOLLA SCOPPIERÀ, NON È UNA QUESTIONE DI SE MA DI QUANDO (SONO ANNI CHE LO DICONO, MA PER ORA CHI HA INVESTITO HA SOLO GUADAGNATO)
1 - ALLARME BCE PER LA BOLLA DELL’IA "A RISCHIO I RISPARMI EUROPEI"
Estratto dell’articolo di Raffaele Ricciardi per “la Repubblica”
Ma alla fine ci si scotterà davvero con l'IA? E cosa rischiano le famiglie europee? A sentire gli economisti della Banca centrale europea vien voglia di allacciare le cinture, o peggio aprire il paracadute.
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Perché la risposta alla prima domanda è che la lezione delle precedenti rivoluzioni tech – dal boom ferroviario del 19esimo secolo all'Internet delle dotcom di inizio millennio - porta a una conclusione «preoccupante: è probabile che si verifichi una correzione delle attuali valutazioni del mercato azionario», elevatissime per quanto possano essere razionali visto il potenziale della tecnologia in questione.
E al secondo interrogativo non seguono parole rassicuranti: l'impatto può esser «grave» perché le famiglie europee sono esposte per 440 miliardi alle sole Magnifiche 7.
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Il legame tra i portafogli di questa sponda dell'Atlantico e gli alfieri della tecnologia a stelle e strisce non passa solo dalla diretta detenzione di azioni ma «prevalentemente attraverso fondi comuni ed Etf», quegli strumenti finanziari che replicano a basso costo l'andamento degli indici. Spesso ciò avviene senza che i risparmiatori siano «pienamente consapevoli del rischio di concentrazione», scrive un pool di economisti (Malin Andersson, Johannes Breckenfelder, Stefano Corradin, Kalin Nikolov e Maria Antonietta Viola) sul blog dell'Eurotower.
Anche assicurazioni e fondi pensione rischiano: «Una caduta dei titoli tecnologici potrebbe costringere i fondi a vendere attività per far fronte ai riscatti, accentuando il ribasso e alimentando nuove richieste di rimborso».
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Il tutto tenendo presente che gli umori dei mercati se ne infischiano delle barriere geografiche: «Le turbolenze sui mercati azionari statunitensi hanno storicamente avuto ripercussioni anche sui mercati azionari dell'area dell'euro», che pure fin qui hanno vissuto solo un'esuberanza "di riflesso".
Una correzione dei listini americani ricadrebbe «sul clima di fiducia, le condizioni di finanziamento e l'occupazione nell'area dell'euro».
Insomma, conclude il blog, «le ripercussioni di una crisi negli Stati Uniti non rimarrebbero un problema esclusivamente statunitense». E, a differenza del passato, le armi per reagire a un eventuale choc (tagli ai tassi e politiche fiscali) sono piuttosto spuntate.
[…]
2 - BCE: FAMIGLIE ESPOSTE PER 440 MILIARDI NELLA «BOLLA» DELL’AI
I SOLDI INVESTITI DALLE BIG TECH NELL INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Estratto dell'articolo di Francesco Bertolino per il “Corriere della Sera”
[…] La luna di miele fra il mercato e le aziende dell’Ai dura ormai da quattro anni, durante i quali, per esempio, il colosso dei chip Nvidia ha moltiplicato per 20 la sua capitalizzazione di Borsa.
Gli economisti di Francoforte sono però convinti che un cambio di umore sia una questione non di se ma di quando. «Investitori eccessivamente fiduciosi e ottimisti spingono i prezzi oltre i fondamentali», ossia oltre i dati di ricavi e utili, spiegano.
«Quando la fiducia eccessiva svanisce, i prezzi possono crollare ancora più bruscamente» rispetto a quanto sarebbe ragionevole per riconciliare valutazioni di Borsa e numeri di bilancio.
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Quando ciò avverrà, però, a soffrirne non saranno solo i listini e gli investitori statunitensi. Da un lato, infatti, i mercati Usa e Ue sono da sempre «fortemente correlati» nei loro andamenti.
Dall’altro, calcolano gli economisti Bce, famiglie, assicurazioni e fondi pensioni europei sono esposti nell’insieme per oltre 800 miliardi alle Magnifiche Sette (Mag7) ossia alle azioni di Alphabet (Google), Amazon, Apple, Tesla, Meta, Microsoft e Nvidia.
La «scommessa» è perlopiù indiretta, ossia passa tramite fondi di investimento che hanno in portafoglio questi titoli in gran quantità.
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«Le famiglie dell’area euro, che investono sempre più in Etf a basso costo (fondi che replicano un indice azionario, ndr ), hanno un’esposizione di circa 440 miliardi in titoli tecnologici statunitensi, senza essere necessariamente consapevoli del rischio di concentrazione associato» stima l’analisi, secondo cui l’esposizione di assicurazioni e fondi pensione europei è di entità simile.
«È per questo che una correzione delle Magnifiche Sette è un problema di stabilità finanziaria per l’area euro», concludono gli esperti Bce, avvertendo che banche centrali e governi hanno oggi «molto meno margine per tagliare i tassi o per usare le politiche fiscali come strumenti per attutire le ricadute» di uno scoppio della bolla Ai.
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