TRUMP È IL FLAGELLO DEL COMMERCIO MONDIALE – IL TYCOON PREPARA UNA RAFFICA DI NUOVI DAZI CONTRO 60 PAESI, ACCUSATI DI NON FARE ABBASTANZA PER CONTRASTARE IL “LAVORO FORZATO” - PER AGGIRARE IL BLOCCO DELLA CORTE SUPREMA, RICORRE A UN’OSCURA NORMA DI EPOCHE D’ORO DEL PROTEZIONISMO MAI PRIMA UTILIZZATA, LA “SECTION 338 DEL TARIFF ACT DEL 1930” – IL PRESIDENTE AMERICANO, IN PICCHIATA NEI SONDAGGI, CERCA UN RILANCIO NEL SEGNO DELL’“AMERICAN FIRST”. E SI SCAGLIA POI CONTRO IL CANADA, CON NUOVE TARIFFE DEL 50% SULL’IMPORTAZIONE AUTO, ALCOLICI E…
Estratto dell’articolo di Marco Valsania per “Il Sole 24 Ore”
DONALD TRUMP CON IL LIBRONE DEI DAZI
Imbracciando un’oscura norma di epoche d’oro del protezionismo mai prima utilizzata, la Section 338 del Tariff Act del 1930, Donald Trump rilancia le offensive di politica commerciale a cominciare dal vicino Canada: con ordine esecutivo ha fatto scattare nuovi dazi del 50%, denunciando discriminazioni del made in Usa.
Ha esentato alcuni settori cruciali per la stessa economia statunitense, quali energia, potassa e fertilizzanti, minerali critici e pescato. Ma ha incluso un ampio ventaglio di prodotti teoricamente coperti dall’esistente patto di libero scambio nordamericano, dall’auto agli alcolici e ai latticini. […]
LA CORTE SUPREMA USA BOCCIA I DAZI DI DONALD TRUMP
La mossa è l’anteprima di un nuovo show di dazi. Il giro di vite sul Canada entrerà in vigore tra trenta giorni e dovrebbe colpire circa venti miliardi di dollari di interscambio.
Non si tratta, appunto, di un caso isolato: con l’economia pressata da inflazione e guerra con l’Iran, che erode il consenso del presidente, la Casa Bianca punta ad una riscossa anzitutto politica, sfoderando un’arma classica di America First. Incurante di preoccupazioni sul concreto effetto spesso invece controproducente di dazi generalizzati su carovita e crescita, come anche di nuove sfide legali sulla legittimità dell’iniziative, considerate quasi certe.
DONALD TRUMP - G7 A KANANASKIS IN CANADA
Questa settimana l’amministrazione, sulla base di un’altra norma, la Section 301 del Trade Act del 1974 contro pratiche commerciali dannose, è pronta a sollevare il sipario su nuove barriere tra il 10% e il 12,5% contro 60 paesi partner giustificati con inadeguata lotta al lavoro forzato, dando corpo a una iniziativa delineato il mese scorso.
Un’ulteriore azione in preparazione, ancora sotto la Section 301, riguarda ritorsioni per eccesso di capacità manifatturiera, che vede nel mirino dall’Unione Europea alla Cina, dal Giappone alla Corea del Sud e all’India. L’insieme delle nuove tariffe dovrebbe prendere il posto dell’iniziale fallita offensiva del Liberation Day, bocciata come illegale dalla Corte Suprema e temporaneamente sostituita da balzelli del 10% ora in scadenza.
Le intenzioni di Trump di continuare a ricorrere ai dazi generano dibattito anche dentro la sua amministrazione, con alcuni consiglieri che raccomandano prudenza. Il presidente ha tuttavia di recente messo in chiaro di continuare a considerarli uno strumento utile, minacciando sanzioni già contro il Canada durante il Campionato mondiale di calcio in reazione all’inquinamento atmosferico causato da incendi nelle foreste del paese, e istituendo una “tassa” del 25% sul Brasile, sempre impugnando la Section 301 e risparmiando beni agricoli. [...]
donald trump e il canada - vignetta by vukic
Ha criticato azioni canadesi, in realtà di autorità locali, per mettere al bando la vendita di liquori Usa e vantaggi concessi ai latticini della Ue (parte dell’accordo bilaterale Ceta), incentivi a investimenti auto in patria e limiti all’import di veicoli da aziende che effettuino un reshoring negli Usa voluto dalla Casa Bianca.
L’export canadese negli Usa vale quasi 400 miliardi l’anno, trasformando i nuovi dazi su 20 miliardi anzitutto in un messaggio. Il premier di Ottawa Mark Carney li ha denunciati come violazioni delle intese esistenti e «l’ultima di una serie di azioni unilaterali sul commercio», invocando negoziati. [...]
La normativa usata, la Section 338, garantisce al presidente il potere di imporre dazi anti-discriminatori a singoli paesi ma è rimasta da sempre dormiente: nel 1935 Franklin D. Roosevelt ipotizzò un ricorso contro Germania e Australia, senza procedere.
Oltre che da esenzioni, l’impatto sarà limitato dall’esclusione di beni colpiti da altri dazi, quali acciaio e alluminio per ragioni di sicurezza nazionale.


