L’EFFETTO TRUMP: LE BOMBE AMERICANE HANNO REGALATO ALL’IRAN IL DOMINIO DEL MEDIO ORIENTE – I FUNZIONARI DI ARABIA SAUDITA, TURCHIA E PAKISTAN SONO VOLATI A TEHERAN PER BACIARE LA PANTOFOLA DEI PASDARAN! I TRE PAESI, ALLEATI NEL PATTO DIFENSIVO DELLA MECCA, HANNO IMPLORATO IL PRESIDENTE PEZESHKIAN DI PLACARE I RIBELLI HOUTHI IN YEMEN, CHE STANNO ROMPENDO I BARILI A BIN SALMAN. IL PAVIDO PRINCIPINO SAUDITA NON VUOLE INTERVENIRE DIRETTAMENTE E ASPETTAVA L’INTERVENTO DEL “PAPARINO” TRUMP (CHE PERÒ È IN ALTRE FACCENDE AFFACCENDATO). PER RISOLVERE LA SITUAZIONE È CORSO CON LA KEFIAH TRA LE GAMBE DALL’IRAN, CHE HA IL PALLINO IN MANO
Estratto dell’articolo di Francesca Luci per www.ilmanifesto.it
FUNZIONARI ARABIA SAUDITA, TURCHIA E PAKISTAN IN IRAN
Mentre i massimi funzionari di Arabia saudita, Turchia e Pakistan si incontravano a Teheran nel tentativo di allentare le tensioni in Medio Oriente, secondo alcune fonti l’aeronautica israeliana avrebbe pianificato un attacco aereo su larga scala contro le strutture di produzione di missili balistici iraniani, i siti nucleari e le basi missilistiche.
Gli Stati uniti si sarebbero opposti all’operazione il giorno prima che avesse luogo, evitando un attacco che avrebbe riacceso la crisi nell’intera regione […]. Con ogni probabilità tutto è stato soltanto rinviato a dopo le elezioni americane di metà mandato del prossimo 3 novembre.
Recep Tayyip Erdogan - Mohammed bin Salman - Shehbaz Sharif - patto della mecca
IL MINISTERO DEGLI ESTERI saudita ha dichiarato che i colloqui della «coalizione della Mecca» a Teheran puntano ad aprire canali negoziali per «prevenire il ritorno dell’escalation militare», mentre incombe ancora la minaccia di nuovi attacchi statunitensi.
In realtà il tentativo mira soprattutto a placare il governo houthi di Sana’a, alleato dell’Iran, che sta danneggiando gli interessi dell’Arabia saudita e i suoi piani di sviluppo. Riyadh non è riuscita a proteggersi dietro la superpotenza americana e questo sta erodendo il prestigio del giovane e spregiudicato leader, Mohammed bin Salman.
FUNZIONARI ARABIA SAUDITA, TURCHIA E PAKISTAN IN IRAN
A incontrare il presidente Masoud Pezeshkian insieme all’alto funzionario militare iraniano, Mohsen Rezaei, sono stati il capo dell’esercito pakistano, Asim Munir, il ministro della difesa saudita, Khalid bin Salman, e il capo dell’intelligence turca, Ibrahim Kalin.
Senza un nuovo piano statunitense, o almeno un segnale di apertura, il tentativo non sembra destinato a funzionare. Teheran vuole garanzie credibili che qualsiasi accordo impedisca un altro attacco militare, e né l’Arabia saudita né la Turchia né il Pakistan possono darle, perché non hanno abbastanza influenza su Trump.
A meno che sul tavolo non sia arrivato qualcosa di nuovo, capace di far cambiare idea a Teheran, appare molto improbabile che l’incontro produca una svolta sostanziale. Resta il fatto che a trovarsi in posizione di forza è la parte iraniana, che sembra più desiderosa di un accordo che di vedere le armi tornare a sparare.
arabia saudita, houthi attaccano aeroporto di riad 4
LA «MECCA ALLIANCE» potrebbe essere l’inizio di un’architettura di sicurezza regionale più indipendente, pensata per il dopo conflitto. L’incontro di Teheran segna il riconoscimento dell’Iran come attore centrale, la cui influenza non si può semplicemente ignorare. J
avad Zarif, ex ministro degli esteri e figura centrale nell’accordo sul nucleare iraniano del 2015, ha scritto che la visita a Teheran punta a porre le basi per un «Legame di Sicurezza dell’Asia occidentale», una rete regionale inclusiva fondata sulla non aggressione, le garanzie reciproche e la prosperità condivisa. «La sicurezza regionale non può essere importata, ma deve essere costruita insieme dai popoli stessi della regione», ha scritto Javad Zarif.
Attacco aereo Usa-Arabia Saudita contro le milizie filo iraniane in Iraq - foto lapresse - 1
Né Trump né il primo ministro israeliano Netanyahu sembrano disposti ad ammettere il fallimento della campagna militare e sperano in nuovi colpi violenti per costringere l’Iran a cedere. In Israele la guerra è popolare, mentre Trump si è spinto così avanti che qualsiasi passo indietro rischierebbe di apparire come una sconfitta. Anche in caso di sconfitta elettorale, entrambi potrebbero conservare motivi e mezzi per riprendere la guerra. Netanyahu resterebbe premier ad interim, con il potere di ordinare azioni militari e potrebbe cercare di formare un governo di unità nazionale. Trump resterebbe comandante in capo e potrebbe accentuare la ricerca di una rivincita.
mohammed bin salman, jared kushner e ivanka trump 2
[…] Oggi Pezeshkian sarà a Mosca per il vertice del Forum dei paesi esportatori di gas e per incontrare il presidente russo Vladimir Putin. La visita arriva dopo quella del ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, della settimana scorsa, che voleva provare a sbrogliare la matassa del conflitto tra Stati uniti e Iran. Putin ha dichiarato che Mosca è pronta a contribuire alla mediazione per porre fine alla guerra.
INTANTO IL PREZZO del petrolio ha raggiunto i 117 dollari e il carovita continua a pesare sulle fasce più deboli, mentre i governi si limitano a subire le conseguenze di ciò che non hanno il coraggio di affrontare.
Recep Tayyip Erdogan - Mohammed bin Salman - Shehbaz Sharif - patto della mecca