paolo ziliani

L’INCREDIBILE STORIA DEL TFR “REGALATO” A PAOLO ZILIANI – IL GIORNALISTA RACCONTA: “HO RICEVUTO UNA MAIL DALL’AIC, L’ASSOCIAZIONE ITALIANA CALCIATORI, CHE MI INVIAVA LA DOCUMENTAZIONE RELATIVA ALLA ‘TRATTAZIONE IN PRIMA ISTANZA’ DELLA ‘LIQUIDAZIONE DEFINITIVA DELLA PRESTAZIONE’ DEL MIO TFR DI CALCIATORE CON TANTO DI TABELLA INPS. TFR? PER I DUE ANNI CHE AVEVO GIOCATO COME ALLIEVO NELLA MONTICELLESE? STRANO. NON MI CI È VOLUTO MOLTO PER VENIRE A CAPO DEL MISTERO: IL SINDACATO CALCIATORI AVEVA SPEDITO A ME LA DOCUMENTAZIONE DELL’EX CALCIATORE PROFESSIONISTA PAOLO ZILIANI, MIO OMONIMO…"

Estratto da https://paoloziliani.substack.com/

 

PAOLO ZILIANI

Come tutti i ragazzini degli anni Sessanta, […] anch’io ho giocato a pallone: a 14 anni sono entrato negli allievi della Monticellese di Monticelli d’Ongina (Piacenza), il paese in cui vivevo, e ho disputato due campionati in un girone del cremonese che comprendeva la squadra allievi dell’U.S. Cremonese, la Leoncelli di Vescovato e altre ancora.

 

Sognavo di diventare calciatore? Può darsi. Però […] a 16 anni […] il pensiero di cominciare a fare la vita del professionista con frequenti e scomodi trasferimenti per più allenamenti settimanali mi fece passare la voglia […]. La mia carriera di calciatore finì lì.

 

Correva l’anno 1970. E siccome da allora sono passati, ahimè, 56 anni, capirete quanto forte sia stata venerdì la sorpresa di ricevere una mail dall’AIC, l’Associazione Italiana Calciatori, che mi inviava la documentazione relativa alla “trattazione in prima istanza” della “liquidazione definitiva della prestazione” del mio TFR di calciatore con tanto di tabella INPS.

 

il tesserino di paolo ziliani da calciatore

TFR? Per i due anni che avevo giocato come allievo nella Monticellese? Strano. Anche perché il fondo destinato al TFR […] venne istituito nel 1975 quando la mia carriera di calciatore, durata due anni, era finita da cinque.

 

E insomma, scherzi a parte, cos’era successo? Non mi ci è voluto molto per venire a capo del mistero: il sindacato calciatori aveva spedito a me, Paolo Ziliani, giornalista, la documentazione dell’ex calciatore professionista Paolo Ziliani, mio omonimo, nato a Romanshorn (Svizzera) il 10 giugno 1971, una buona carriera alle spalle con un po’ di Serie A con Brescia e Napoli e tanta B e C con Cosenza, Reggiana, Reggina, Cosenza, Treviso, Crotone, Arezzo e altri club ancora. Perché la cosa fosse successa non saprei: ma era successa.

 

paolo ziliani calciatore

Del Fondo di fine carriera dei calciatori e della moltitudine di TFR dormienti - cioè mai reclamati - che giace nella casse del sindacato coperta dal più tombale silenzio mi ero curiosamente occupato, come detto, in un articolo del 20 febbraio 2025 in cui raccontavo, tra le altre cose, che i primi tre giocatori stranieri interpellati, tutti e tre famosi, l’irlandese Liam Brady ex Juve e Inter e i tedeschi Hansi Muller (ex Inter) e Thomas Berthold (ex Roma), avevano detto di non essere mai stati a conoscenza dell’esistenza di quel fondo e quindi, va da sé, di non avere mai ricevuto una lira. Così mi ero chiesto: a quanti calciatori, italiani o stranieri, sarà capitata la stessa cosa?

 

“Il TFR - avevo spiegato nel pezzo - è una forma di risparmio obbligatorio che esiste solo in Italia. Non esiste in alcun altro Paese e se nessuno ne spiega l’esistenza al calciatore straniero che arriva da noi, quel calciatore non potrà mai saperne niente”.

 

Stesso discorso se a esserne tenuto all’oscuro è il calciatore italiano. Dal 1975 al fondo viene destinato il 7,50% dello stipendio lordo di ogni calciatore professionista di A, B e C: il 6,25% della trattenuta è a carico della società, l’1,25% del calciatore. Il massimale su cui avviene il prelievo nel 2024 era di 119.650,00 euro, il che corrisponde a una trattenuta mensile massima di 747 euro.

associazione italiana calciatori

 

In un anno, almeno per la A e la B dove gli stipendi dei calciatori sono alti, l’accantonamento è di 8.964 euro pro-capite. Per capirci, se un calciatore gioca 12 anni accantona 107.568 euro; se ne gioca 15 ne accantona 134.460. Soldi che l’AIC investe e che dovrebbero produrre frutti e rivalutazioni.

 

Scrivevo ancora: “Per chiarire il dubbio sul mistero dei TFR del pallone, specie del TFR dei calciatori stranieri, mi sono rivolto al direttore generale del Fondo, il dottor Guido Amico Di Meane, che gentilmente mi ha risposto: “Al netto di dati numerici - ha però precisato - che si ritiene opportuno non divulgare”.

 

paolo ziliani calciatore

Il direttore mi ha spiegato che il TFR viene liquidato solo a conclusione della carriera e solo su domanda dell’interessato. “Questo Fondo non è in grado di contattare i singoli iscritti per eventuali segnalazioni”, dice Di Meane. Nonostante questo, assicura, “la totalità dei calciatori, salvo rare eccezioni, conclusa la carriera richiede la liquidazione delle indennità spettanti”.

 

E spiega che al tesserato basta andare sul portale dell’AIC e il gioco è fatto. Peccato che il portale esista solo dal 2019, prima si navigava al buio. “In ogni caso - precisa Di Meane - le somme accantonate in favore degli iscritti e non reclamate restano a loro disposizione pronte per essere liquidate”.

 

Quando ho aperto la mail speditami da Vicenza, dove ha sede l’AIC, una volta raccapezzatomi sul qui pro quo mi sono detto: è una fortuna che la pratica del TFR di Paolo Ziliani calciatore non sia finita nelle mani di un malcapitato; al quale sarebbe bastato comunicare l’IBAN di un conto corrente aperto magari per l’occasione per farsi accreditare il frutto di 17 anni di accantonamenti di una onorata carriera che lo Ziliani - debutto col Brescia nel 1989, ultima partita col Chieti nel 2005 - aveva messo da parte con il suo sudore.

 

paolo ziliani calciatore.

E un altro particolare mi aveva incuriosito: il fatto che Paolo Ziliani avesse aperto la pratica per ottenere il suo TFR solo nel giugno 2025, cioè vent’anni dopo avere smesso di giocare. Forse, mi sono detto, anche lui aveva a lungo ignorato, come chissà quanti suoi colleghi, l’esistenza di questo istituto fino a che il mio articolo uscito sul Fatto nel febbraio 2025 non era finito nelle sue mani spingendolo a prendere contatto col sindacato per chiedere lumi, accertarsi che il suo TFR dormiente ci fosse ancora e avviare la pratica per ottenerne la riscossione.

 

E ancora mi sono chiesto: ma se a lui che si chiama Ziliani, non certo un cognome diffuso (lo si trova soprattutto nel triangolo della Bassa Padana tra Piacenza, Cremona e Brescia), è capitato che la sua documentazione sia stata spedita a un omonimo, nella fattispecie al sottoscritto, cosa potrebbe mai capitare alle centinaia di calciatori che si chiamano Rossi, Bianchi, Esposito, Ferrari, Russo, Colombo, Bruno, Romano, Costa - cognomi diffusissimi - che hanno calcato e ancora calcano i campi di serie A, B e C e che di omonimi in giro per l’Italia ne contano a centinaia? Dopodiché mi sono tranquillizzato; questi signori, mi sono detto, dormono sonni sereni: perché il loro TFR, forse, non sanno nemmeno che esista.

 

paolo ziliani calciatore

E però anche i calciatori che ne sono al corrente, e magari l’hanno già riscosso, sono sul piede di guerra. Nel febbraio scorso Emiliano Viviano, ex portiere di Brescia, Bologna, Fiorentina e Sampdoria e oggi apprezzato opinionista televisivo, ha indetto una conferenza stampa per chiedere, a nome di 150 calciatori che hanno aderito all’iniziativa […] chiarezza sulla gestione di questo fondo governato invece con la massima opacità.

“Vogliamo capire se il TFR che abbiamo incassato corrisponda effettivamente a quanto dovevamo prendere. Noi siamo convinti del contrario - ha detto Viviano -. Chi gestisce il denaro e come viene investito? E con quali criteri viene calcolato l’importo da versare?”.

 

Domande più che legittime anche perchè l’iter per ritirarli è una vera odissea. “Lavoriamo con calciatori che credevano di aver preso tutto e invece avanzano spettanze anche di 30-40 mila euro - ha detto l’avvocato Gianmarco Vocalelli a Repubblica -. E il paradosso è che per avere indietro i loro soldi i calciatori devono pagare. Per sbloccare la richieste serve infatti una doppia autentica davanti a un pubblico ufficiale quando basterebbe usare lo Spid. Invece la procedura è incredibilmente complicata e costosa”.

 

E insomma, l’avrete capito: anche il terzo mistero di Fatima di fronte al mistero, anzi all’arcano che avvolge il destino del TFR di migliaia di calciatori made in Italy impallidisce. Riusciranno i nostri eroi, ammesso che ne siano a conoscenza, a ricevere il TFR loro dovuto a dispetto della montagna che dovranno scalare per giungere alla meta? Ai posteri l’ardua sentenza. […]

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