“MI SENTO UNA DONNA FINITA. IL MIO SISTEMA IMMUNITARIO È STATO DISTRUTTO DA QUELLE CURE SBAGLIATE” – L’ODISSEA NELLA MALASINITÀ ITALIANA DI DANIELA MONTESI, LA DONNA DI PONTEDERA CHE PER OLTRE 4 ANNI È STATA SOTTOPOSTA A TRATTAMENTI CON CHEMIOTERAPIA, CORTISONE E STEROIDI PER CURARE UN TUMORE CHE IN REALTÀ NON AVEVA – L’ASL DI PISA LA RISARCIRÀ CON CIRCA 470MILA EURO, MA IL SUO CALVARIO CONTINUA: “AVREI VOLUTO ESSERCI ANCH'IO DAVANTI AI GIUDICI PER FAR CAPIRE TUTTO QUELLO CHE HO SOFFERTO. COSA PUÒ IMPORTARMI DEI SOLDI IN PIÙ, SE NON C'È ANCORA UN MODO PER FARMI STARE BENE?”
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Estratto dell’articolo di Pino Di Blasio per “la Stampa”
«Avrei voluto esserci anch'io davanti ai giudici della Corte d'appello di Firenze per far vedere loro come sto, per far capire tutto quello che ho sofferto. Ero in ospedale, invece, a curarmi dalle malattie che stanno aggredendo il mio sistema immunitario, distrutto da quelle cure sbagliate. Mi sento una donna finita, purtroppo non c'è modo per essere sereni, neanche dopo la sentenza sul risarcimento».
Daniela Montesi, 65 anni di Pontedera, sposata e madre di due figli, chiude con una frase amarissima il racconto della sua battaglia sanitaria e legale contro l'Azienda ospedaliera universitaria di Pisa.
Per anni i medici del Santa Chiara di Pisa l'hanno sottoposta a terapie invasive, a sedute di chemio e di anticorpi, perché le avevano diagnosticato un linfoma intestinale all'ultimo stadio. Un linfoma inesistente, come è risultato da una biopsia eseguita all'ospedale di Genova, dopo oltre quattro anni di chemioterapie, cortisone e steroidi, inutili e dannosi per il sistema immunitario della donna.
Nel 2024 il giudice civile ha condannato l'azienda pisana a pagare 285mila euro di risarcimento. Il legale di Daniela Montesi, Sonia Ticciati, ha fatto ricorso perché riteneva bassa la quantificazione del danno. La Corte d'appello di Firenze, nei giorni scorsi, come rivelato da Il Tirreno che ha raccontato tutta la storia, ha riconosciuto sia la "personalizzazione del danno", sia l'innalzamento dal 40 al 60% dell'invalidità permanente, aumentando il risarcimento che dovrà pagare l'azienda ospedaliera pisana: 470mila euro.
[…] Signora Montesi, come si sente dopo il verdetto di Firenze?
«Per una ventina di giorni sono stata ricoverata in ospedale fino a ieri, per tutte le conseguenze sanitarie di quella diagnosi sbagliata. Sono cure sempre più dure, il mio sistema immunitario è ormai distrutto. Cosa può importarmi dei soldi in più, se non c'è ancora un modo per farmi stare bene?».
[…] Dal 2007 al 2011 è stata sempre curata all'azienda ospedaliero universitaria di Pisa?
«Sì, andavo sempre al Santa Chiara per le terapie, All'ospedale di Volterra mi è stato fatto solo il prelievo del midollo, nel settembre 2006, che poi hanno mandato a Pisa per ulteriori analisi. C'erano parametri incerti che risultavano dall'esame, al Santa Chiara presero quella patologia incerta per certa. Diagnosticarono un linfoma tipo Malt, a prevalente localizzazione intestinale. E mi sottoposero alle cure antitumorali, chemio, cortisone e farmaci, per troppo tempo».
Fino a quando arrivò la biopsia ossea a Genova che escluse il linfoma…
«Il danno era già fatto, a quel punto. Nel 2011, a maggio, smisi le cure al Santa Chiara, ma il mio calvario era agli inizi. Le prime conseguenze si manifestarono quasi subito. E poi ci furono effetti anche sul lavoro».
Perse il suo impiego in quel periodo?
«Ero assicuratrice a Pontedera, ma ho dovuto lasciare il posto perché mi hanno tolto la patente di guida per le mie condizioni di salute. Ho provato a riaverla, ma non ci sono riuscita. E poi ho iniziato la battaglia legale contro l'azienda ospedaliera di Pisa». […]





