PUTIN MENTE SAPENDO DI MENTIRE – STEFANO STEFANINI: “MOSCA NON VUOLE TRATTARE LA FINE DELLA GUERRA. DAL NEGOZIATO VUOLE OTTENERE IL PEZZO DI TERRITORIO CHE NON HA ANCORA CONQUISTATO. MA, A SUA VOLTA, DEVE STARE AL GIOCO E PRETENDERE BUONA VOLONTÀ CON L'OBIETTIVO OTTIMALE DI INDURRE TRUMP A METTERE ZELENSKY SOTTO PRESSIONE E, MAGARI, TOGLIERLI IL SOSTEGNO CHE ANCORA RICEVE, COME INTELLIGENCE E FORNITURA DI ARMI E MUNIZIONI...”
Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “La Stampa”
stiuazione al fronte ucraino al gennaio 2026
Il negoziato trilaterale di Abu Dhabi lascia a bocca asciutta quanto a conclusione. Non c'è. Ci sono tre partecipanti che, per motivi diversi, devono fingere che si facciano progressi senza specificare quali, mentre in realtà sanno bene, o dovrebbero sapere, che la trattativa è bloccata sul nodo della cessione territoriale dell'intero Donetsk che la Russia fortissimamente vuole e che l'Ucraina non ha alcuna intenzione di dargli.
Gli esperti militari ritengono che sarebbe "suicida" da parte di Kiev aprendo alla prossima aggressione russa la direttissima per il Dnipro e, di lì, per Odessa a Sud e Kiev a Nord.
Il territorio sarà anche solo il 10% del pacchetto negoziale ma tiene in ostaggio il restante 90%.
Tuttavia, ciascuna delle tre parti ha il suo buon motivo per mentire.
[...] Non conosciamo la meccanica della trilaterale Usa-Russia-Ucraina, avvolta in una coltre di riservatezza. Delle conclusioni solo quel pochissimo che ciascuno ha separatamente detto: che i negoziati continueranno la prossima settimana - «potrebbero» è la laconica versione russa.
Secondo quella americana i colloqui si sono concentrati sulle questioni in sospeso (di cos'altro parlare?), leggi territorio. Appena un poco più esplicito Volodymir Zelensky: «Costruttivi, a condizione che ci sia la disponibilità ad andare avanti - e l'Ucraina è pronta - si terranno ulteriori incontri, potenzialmente già la prossima settimana».
Il presidente ucraino "deve" dar fiducia ai negoziati per non essere accusato di cattiva volontà da Donald Trump. Ha abbondantemente imparato la lezione dell'Ufficio Ovale. Il presidente americano dice che manca poco all'accordo grazie alla sua iniziativa diplomatica? Dargli ragione.
attacco russo a kiev - 27 dicembre 2025
Per Zelensky è vitale che Washington non si sbilanci a favore della Russia. Inoltre, l'intervento americano gli ha aperto uno spiraglio di negoziato diretto con i russi, finora negatogli da Putin, ad eccezione degli incontri con intermediazione turca di ambito però circoscritto. Qui, invece, sul tavolo c'è la fine della guerra. Che è quanto l'Ucraina vuole. Zelensky si tiene stretta la trilaterale salvo, al tavolo, ribadire che quanto a cedere l'ultimo pezzo di Donetsk non se ne parla.
La menzogna russa è specularmente opposta. Mosca non vuole trattare la fine della guerra. Dal negoziato vuole ottenere il pezzo di territorio che non ha ancora conquistato. Ma, a sua volta, deve stare al gioco e pretendere buona volontà con l'obiettivo ottimale di indurre Trump a mettere Zelensky sotto pressione e, magari, toglierli il sostegno che ancora riceve, come intelligence e fornitura di armi e munizioni.
vladimir putin e donald trump - meme by 50 sfumature di cattiveria
Ormai pagate dagli europei ma Washington può sempre chiudere il rubinetto, e in qualche occasione l'ha fatto. In subordine, di continuare negoziato e guerra come le scorse notti.
Negoziato per restare in buoni rapporti con Trump, guerra per fiaccare l'Ucraina e prendere il Donetsk.
Gli americani, infine, devono sostenere a spada tratta che il negoziato sta andando a buon fine anche se è bloccato. Chi si azzarda a dire a Donald che la pace, da lui promessa in un giorno tarda ad arrivare dopo un anno?
Tanto potrà sempre dire di averla praticamente fatta e dare la colpa della continuazione della guerra ai reciproci "odii" russo-ucraini. Quindi di meritare e ricevere quel tanto agognato e sfuggente Nobel per la pace.
Il negoziato, per ora, continua. È l'unico spiraglio positivo. Potranno cambiare le cose nelle prossime settimane e mesi? Forse, e la presenza al tavolo degli europei - ai quali si chiedono le garanzie internazionali, i soldi per la ricostruzione e l'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea - potrebbe aiutare.
volodymyr zelensky donald trump conferenza stampa a mar a lago foto lapresse 2
Ma Vladimir Putin non ci vuole al tavolo e Donald Trump non si scalda certo per noi che gli abbiamo fatto tante difficoltà per un pezzo di ghiaccio nell'Atlantico. Criticando l'Europa a Davos, pur con molta ragione, Volodymyr Zelensky mordeva la mano che lo sta nutrendo. Avrà compiaciuto Donald - cosa non si fa per lui - ma anche fatto un servizio a Vladimir. Ed incoraggiato Vladimir a usare il negoziato per ottenerne non un compromesso ma la resa di Kiev.
attacco russo a kiev - 27 dicembre 2025
RUSTEM UMEROV - KYRILO BUDANOV - VOLODYMYR ZELENSKY - DONALD TRUMP
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