1. “LOU HA SPESO I SUOI ULTIMI GIORNI FELICE E SBALORDITO DALLA BELLEZZA, DAL POTERE E DALLA DELICATEZZA DELLA NATURA. È MORTO DOMENICA GUARDANDO GLI ALBERI E FACENDO LE FAMOSE VENTUNO FIGURE DEL TAI CHI, MUOVENDO NELL'ARIA SOLO LE SUE MANI DI ARTISTA” 2. CON PUDORE LAURIE ANDERSON, MOGLIE DI LOU REED, CI PORTA CON LEI A FIANCO DEL COMPAGNO CHE STA SALUTANDO IL MONDO, CI PRESTA LA SUA MEMORIA PER APRIRCI UN MOMENTO PRIVATO, CI REGALA L’ULTIMA GRANDE IMMAGINE DI UN GRANDE DEL ROCK 3. “LOU ERA UN COMBATTENTE E SO CHE LE SUE CANZONI SUL DOLORE E SULLA BELLEZZA DEL MONDO RIEMPIRANNO MOLTE PERSONE CON L’INCREDIBILE GIOIA CHE LUI SENTIVA PER LA VITA. LUNGA VITA ALLA BELLEZZA CHE SCENDE, ATTRAVERSA E SI POSA SU TUTTI NOI”

1. L'AMACA
Michele Serra per La Repubblica

«Lou ha speso i suoi ultimi giorni felice e sbalordito dalla bellezza, dal potere e dalla delicatezza della natura. È morto domenica mattina guardando gli alberi e facendo le famose ventuno figure del Tai Chi, muovendo nell'aria solo le sue mani di artista». È un passaggio del breve, bellissimo addio scritto da Laurie Anderson, moglie di Lou Reed, sul giornalino del paese di campagna dove la coppia di musicisti cercava la quiete, e dove lui ha voluto finire la vita. "Necrologio" è una parola troppo torva, e burocratica, per definire un saluto così luminoso.

Le donne hanno più dimestichezza con la morte (e con la malattia, con il dolore, con l'assistenza) e non credo sia un caso che i commiati più belli che ho letto negli ultimi tempi siano di donne ai loro uomini. Quando morì Roger Vadim, la Bardot gli dedicò solo una mezza riga formidabile, cento volte più commovente di qualunque straziato lamento: «Ti aspetto a Saint Tropez». La mia amica Eva, per il suo Guido morto nel sonno, scelse un saluto stoico, degno dei padri classici: «Dormi bene, come hai sempre fatto negli ultimi cinquant'anni». Buon due di novembre ai vivi e ai morti, che come ognuno sa sono in mezzo a noi. Altro che Halloween.

2. «IL MIO PRINCIPE LOU, MORTO TRA LA NATURA E LO SPIRITO DEL TAI CHI»
Andrea Laffranchi per Corriere della Sera

Per lei Lou Reed era qualcosa di più di quello che era per tutti noi. Per Laurie Anderson il maledetto Lou è stato sì un compagno di carriera e di scorribande nelle avanguardie musicali (all'attivo anche un concerto per cani) ma è stato soprattutto un compagno di vita.

Quasi vent'anni assieme, non quelli della dissolutezza e degli eccessi ma quelli della maturità, anche se il matrimonio (terzo per lui, primo per lei) era arrivato soltanto nel 2008, il giorno dopo una telefonata in cui lei rimpiangeva alcune cose mai fatte nella vita. Dopo il cordoglio di tutto il mondo è Laurie ad aprire il suo cuore.

E a raccontare in modo poetico e commovente gli ultimi giorni di vita del rocker, fondatore dei Velvet Underground e con una carriera solista piena di successi, scomparso domenica a 71 anni. Anderson ha scelto di rompere il silenzio con una lettera all'East Hampton Star , settimanale locale degli Hamptons, lussuosissima località di villeggiatura a circa 200 chilometri da New York e buen ritiro sull'oceano per star e miliardari. Si firma «moglie innamorata e amica eterna» e indirizza le proprie parole «ai nostri vicini»: la coppia infatti aveva una casa in zona, a Springs.

«Che splendido autunno!», inizia Laurie. «Tutto brilla ed è dorato e tutta quella incredibile luce morbida. L'acqua ci circonda». Il ricordo diventa subito intimo, personale e delicato. «Io e Lou abbiamo passato molto tempo qui negli ultimi anni e anche se siamo gente di città questa era la nostra casa spirituale».

Il grande rocker, l'uomo che come pochi altri ha raccontato e vissuto sulla propria pellaccia New York, anche quella dei bassifondi pieni di degrado ma anche di vita e umanità, aveva deciso di terminare i propri giorni proprio agli Hamptons. Mister Reed era stato colpito da un cancro al fegato e nemmeno un trapianto lo aveva salvato.

Quando era ormai chiaro che la malattia aveva avuto la meglio, il rocker aveva preferito mollare le cure in clinica, aveva deciso di smetterla di lottare per finire i propri giorni in pace e tranquillità. «La scorsa settimana avevo promesso a Lou di farlo uscire dall'ospedale e di tornare a casa a Springs. E lo abbiamo fatto!».

Basta avanti e indietro da Cleveland, la città che lei aveva scelto perché all'avanguardia nelle cure e per l'umanità del personale che aveva in cura il marito. C'è soltanto dolcezza nella parole di Laurie. «Lou era un maestro di Tai Chi (un'antica arte marziale cinese, diffusa anche in Occidente come ginnastica, meditazione e tecnica di medicina preventiva ndr ) e ha passato gli ultimi giorni qui, felice e impressionato dalla bellezza e dalla forza e dalla dolcezza della natura», scrive la musicista.

Non traspaiono dolore e sofferenza per la perdita nemmeno dal racconto degli ultimi istanti di vita. C'è serenità più che rassegnazione, nonostante la malattia lo avesse consumato e provato come si vede dall'ultimo scatto pubblicato sul sito dell'East Hampton Star e sulla pagina Facebook dell'artista: risale al 21 settembre e si tratta di una campagna realizzata per le cuffie Parrot con gli scatti di Jean Baptiste Mondino.

Con pudore la vedova ci accompagna sulla scena, ci porta con lei a fianco del compagno che sta salutando il mondo, ci presta la sua memoria per aprirci un momento privato, ci regala l'ultima grande immagine di un grande del rock. «È morto domenica, mentre guardava gli alberi e faceva la famosa posizione 21 del Tai Chi con soltanto le sue mani da musicista che si muovevano nell'aria». Una scena immersa nel silenzio e nella meditazione.

«Lou era un principe e un combattente e so che le sue canzoni sul dolore e sulla bellezza del mondo riempiranno molte persone con l'incredibile gioia che lui sentiva per la vita. Lunga vita alla bellezza che scende, attraversa e si posa su tutti noi». Una poesia per salutare un poeta.

3. FOR LOU REED
http://www.easthamptonstar.com/Obituaries/20131031/Lou-Reed

To our neighbors:
What a beautiful fall! Everything shimmering and golden and all that incredible soft light. Water surrounding us.
Lou and I have spent a lot of time here in the past few years, and even though we're city people this is our spiritual home.
Last week I promised Lou to get him out of the hospital and come home to Springs. And we made it!

Lou was a tai chi master and spent his last days here being happy and dazzled by the beauty and power and softness of nature. He died on Sunday morning looking at the trees and doing the famous 21 form of tai chi with just his musician hands moving through the air.


Lou was a prince and a fighter and I know his songs of the pain and beauty in the world will fill many people with the incredible joy he felt for life. Long live the beauty that comes down and through and onto all of us.
- Laurie Anderson
his loving wife and eternal friend

 

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