1- MA QUALE POLITICA, CHISSENEFREGA DI MENTANA-SANTORO-LERNER-GRUBER, AL BISCIONE FA GOLA SOLO IL CONTROLLO DEL BOTTINO PUBBLICITARIO DE LA7: 100 MILIONI EURO 2- SAREBBE LA FINE PER MEDIASET, GIA’ CON I CONTI IN PROFONDO ROSSO, SE LA RACCOLTA PUBBLICITARIA DELL’EMITTENTE DI BERNABE’ CADESSE IN MANI NEMICHE, COLOSSI COME LA LUSSEMBURGHESE RTL, LA TEDESCA BERTELSMANN E GRUPPI ASIATICI 3- IN SOCCORSO DEL BANANA, LA RECENTISSIMA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO SUL SISTEMA DI ASSEGNAZIONE DEI TASTI SUL TELECOMANDO, CHE HA MESSO IN CRISI L'ALLEANZA SKY-ESPRESSO FONDATA SUI TASTI 8 E 9 DEL DIGITALE TERRESTRE, ACCASATI APPUNTO A MTV E DEE JAY TV DI CARLO DE BENEDETTI, TASTI CHE HANNO SULLA CARTA LA POTENZIALITÀ DI TERREMOTARE IL TEATRINO POLITICO DELLE PROSSIME ELEZIONI

1- FINITA LA TREGUA, LA TV CAMBIA EQUILIBRI
di Edoardo Segantini Corriere della Sera

Tempi complicati, tempi interessanti. E interessante e movimentato si profila, dopo gli anni della «pax berlusconiana», l'autunno della televisione. Sull'etere si vanno addensando tre vicende che potrebbero cambiare gli equilibri nel piccolo schermo, creando un mercato più aperto e policentrico.

Il dossier più importante e ravvicinato è la messa in vendita de La7 da parte di Telecom Italia. Scalpore ha suscitato l'interesse manifestato da Mediaset per l'emittente rilanciata dall'«effetto Mentana», unica a vedere la raccolta pubblicitaria crescere del 10% in un mercato che cala del 9%. Non solo. L'unica tivù con una reputazione in ascesa (malgrado persistenti difficoltà economico-finanziarie), capace di servire un pubblico non servito da altri, e dunque assai appetibile.

Secondo alcuni, manifestando interesse, Mediaset avrebbe il vantaggio tattico di sbirciare nelle carte della società in vendita. Al Corriere risulta, al contrario, che la manifestazione d'interesse del Biscione, primo, non abbia avuto seguito e, secondo, che le regole antitrust non consentirebbero alcun accesso alle carte.

Una fusione Mediaset-La7 eliminerebbe qualsiasi concorrenza nella tivù commerciale gratuita ed è dunque altamente probabile che sarebbe respinta da qualsiasi autorità europea o italiana. Anche se venissero acquistate solo le frequenze (escludendo i programmi, come prevede un'ipotesi di cessione parziale), Mediaset si troverebbe a possedere, oltre ai suoi 5 multiplex, i 4 dell'emittente di Telecom Italia, attestandosi largamente sopra il limite dei 5 posto da Bruxelles.

A questo argomento, che è il principale e di maggior interesse nazionale, si può aggiungere la considerazione che l'azienda di Silvio Berlusconi, pure dinamica e competitiva, non è immune dalla crisi che affligge tutti gli editori. Ci si chiede perciò se avrebbe la forza per sostenere un'acquisizione, anche ammesso che venisse consentita.

Manifestazioni di interesse, confermano fonti Telecom, sono arrivate invece da parte di grandi aziende internazionali totalmente scollegate dai gruppi di potere italiani. Si parla di realtà importanti come la lussemburghese Rtl, la tedesca Bertelsmann e di gruppi asiatici. Cosa quest'ultima che non meraviglia, considerando le relazioni del presidente Franco Bernabè con gli operatori del Far East.

Se questo interesse dall'estero venisse confermato, sarebbe un altro segno del cambiamento nella percezione internazionale del clima italiano (cui concorre anche la nomina dei nuovi vertici Rai), meno condizionato dal duopolio televisivo targato Mediaset.

A riscaldare l'autunno contribuiscono poi le notizie su Carlo De Benedetti, editore del Gruppo L'Espresso. Dopo la sua manifestazione di interesse per La7, che peraltro non ha avuto seguito, secondo indiscrezioni sarebbe intenzionato a rafforzare i suoi legami con Sky, che oggi consistono nell'affitto all'emittente satellitare dei suoi due multiplex per i programmi via etere sul canale Cielo. Intenzione non confermata da nessuno degli interessati.

Resta la domanda su che cosa progetti di fare l'Ingegnere per valorizzare le sue frequenze, in un contesto di crisi dell'editoria che non risparmia nessuno.
E proprio le frequenze - o meglio l'organizzazione dell'asta secondo criteri accettabili da parte dell'Ue - saranno il terzo dossier scottante dell'autunno. O, forse, dell'inverno.


La pratica, oggi all'Agcom, è infatti delicatissima e tocca direttamente i maggiori interessi in campo. Di rinvio in rinvio si potrebbe arrivare anche a una coincidenza dei tempi con le elezioni e quindi alla primavera del 2013. Nessuno, nel governo Monti, sembra avere troppa fretta.

2- CIELO DI PIOMBO SUL CAV
Roberto Sommella per Milano Finanza

Chi ha parlato per anni di leggi ad personam del governo Berlusconi forse per una volta dovrà ricredersi. Nel settore della televisione sta per arrivare la più grande rivoluzione da quando un allora semi-sconosciuto imprenditore brianzolo avviò le prime trasmissioni utilizzando ponti radio improvvisati con la vicina Svizzera.

La fine dell'ultima decade contrassegnata dal potere del Cavaliere può consegnare ai posteri il più acerrimo contendente delle reti Mediaset: l'alleanza Sky-Espresso sul digitale terrestre ha infatti sulla carta la potenzialità di terremotare l'etere italiano e il teatro stesso della politica.

E tutto è avvenuto alla luce del sole, in barba ai mille consiglieri dell'uomo di Arcore, che già avevano dormito sonni tranquilli quando con un blitz due anni fa NewsCorp riuscì a ottenere da Bruxelles la possibilità di operare anche sulla piattaforma digitale. Non sono servite leggi come la Gasparri, i cui detrattori per anni hanno bollato di incostituzionalità, né il piano, piuttosto pasticciato, di digitalizzazione dell'Italia pensato anche come risposta al crescente potere sul satellite di Rupert Murdoch, né tantomeno i piccoli e grandi sgambetti che il governo di centrodestra ha cercato di rifilare al colosso del tycoon australiano (che ancora non ha digerito il raddoppio dell'Iva sugli abbonamenti).

Alla fine, se l'accordo di scambio di tecnologia e di contenuti tra i due gruppi editoriali andrà in porto, gli italiani potranno addirittura vedere Novantesimo Minuto non sulla storica Rai o sulle reti di Cologno Monzese, bensì su Cielo, digitando il fatidico tasto 9 del telecomando, gentilmente affittato all'uopo proprio dai manager di Carlo De Benedetti e Monica Mondardini.

E lasciato in eredità dalla passata gestione dell'Autorità per le Comunicazioni, che, ironia della sorte, proprio alle televisioni dell'Ingegnere ha assegnato l'ultimo posto libero sul telecomando di 23 milioni di famiglie italiane. Smentendo per una volta il presunto assoggettamento politico al centrodestra dell'Agcom, fino a ieri guidata da Corrado Calabrò, i garanti dei media hanno confezionato il più fenomenale degli assist a chi vuole vedere definitivamente crollare il potere dell'ex premier. In politica come negli affari.

La sempre più probabile alleanza tra i due network che più di tutti gli altri hanno messo in croce l'inquilino di Palazzo Grazioli, anticipata da MF-Milano Finanza, è una bomba pronta a esplodere nei cieli della finanza e della politica. Per ora si parla di «accordi commerciali», di nuove società 50/50 tra le due aziende, di scambi di tecnologia (l'Espresso ha due multiplex digitali, il che vuol dire almeno 10 canali tv, Sky Italia una sconfinata teca di programmi per almeno 200 milioni di euro), ma a Cologno Monzese sono già in molti tra gli uomini di fiducia di Fedele Confalonieri ad avere i sudori freddi: sempre in teoria, la nuova aggregazione può arrivare a valere anche mezzo miliardo di euro e raccogliere subito, grazie alla posizione sul telecomando, qualche decina di milioni.

Uno scenario da psicodramma da far impallidire anche il più ottimista degli Emilio Fede. La preoccupazione sul fronte politico è, se possibile, anche maggiore. In Parlamento già è partito il toto-candidato: chi sarà appoggiato nella corsa a Palazzo Chigi dalla nascente nuova entità televisiva? Se lo chiedono nel Pd come nel Pdl. Matteo Renzi, il rottamatore che tanto piace a Largo Fochetti e che non troverà ostacoli anche nel cuore dello Squalo vista la sua storica idiosincrasia per la sinistra oppure il più tranquillo e rassicurante Pierluigi Bersani? O lo scassinatore di riti Beppe Grillo?

Una cosa è certa: per Berlusconi e per i suoi saranno dolori perché verrà realizzata una linea Maginot per contrastare ogni sua aspirazione di rimanere protagonista anche dopo le future consultazioni elettorali. D'altronde la storia insegna: la televisione genera mostri e presidenti. Ne sa qualcosa Renata Polverini, che da oscura sindacalista-presenzialista sulle poltrone di cartone di Ballarò si è trovata catapultata sullo scranno più alto lasciato libero da Piero Marrazzo alla Regione Lazio.

E superfluo è ricordare l'intera enciclopedia di pubblicazioni sul potere del tubo catodico e l'ascesa del Cavaliere. Certo non tutto è pronto e nulla si può ancora dare per scontato. L'alleanza Sky-Espresso, oltre che essere formalizzata trovando una sintesi al braccio di ferro in corso tra i manager del gruppo che controlla La Repubblica e i collaboratori di Andrea Zappia che vorrebbero il 51% della nuova entità televisiva, dovrà saltare due ostacoli.

Le autorizzazioni non scontate degli organi antitrust e la grana legale scoppiata tra le mani della neo-Autorità per le Comunicazioni guidata da Angelo Marcello Cardani. Il collegio presieduto dal grand commis proveniente dalla Commissione Europea dovrà rimettere mano alla delibera Agcom sul sistema di assegnazione dei tasti sul telecomando (Lcn, Logical Channel Number), sonoramente bocciata da una recentissima sentenza del Consiglio di Stato che ha sostanzialmente chiesto che si riveda il criterio grazie a cui sui tasti 8 e 9, invece che televisioni generaliste, si sono accasate appunto Mtv e Dee Jay Tv, la televisione dell'Ingegnere che certo non può essere considerata alla stregua di Rai 1 o di Canale 5, trasmettendo un palinsesto quasi del tutto musicale.

Una scelta che ha fatto ricorrere al Tar e poi agli alti magistrati di Palazzo Spada proprio chi, come TeleNorba e Videolina, si considera invece network a tutto tondo. D'altronde il passaggio della sentenza del supremo organo di giustizia amministrativa è chiaro. «Dall'indagine della spa Desmoskopea emerge innanzitutto che l'assegnazione quantomeno della nona posizione nelle emittenti nazionali ex-analogiche appare disposta in difetto di rilevazioni istruttorie adeguate e univoche. Inoltre appare chiaro», scrivono i giudici, «che comunque le posizioni otto e nove devono essere attribuite (in conformità alle abitudini e preferenze degli utenti nella sintonizzazione dei canali) a emittenti generaliste, ove operative, fermo restando che il criterio delle abitudini consolidate ha una valenza sua propria rispetto agli ascolti, mentre Music TV e Deejay Television non possono essere inserite nella categoria delle emittenti generaliste storiche che trasmettono programmi generalisti da decenni».

Insomma, traducendo, il tasto 9 sarebbe da riassegnare con il conseguente rischio di far saltare tutta l'operazione con Sky, visto che Murdoch proprio sulla maglia da centravanti del telecomando ha basato tutte le proprie aspirazioni di sbarcare in pompa magna sul digitale terrestre in chiaro, illuminando le serate degli italiani con il suo Sky Tg 24.

Per non sbagliare, Cardani e colleghi hanno prorogato per 120 giorni l'attuale sistema di numerazione per poi effettuare una nuova indagine di mercato e rifare il provvedimento. Tempi biblici. Nel frattempo l'alleanza del secolo potrebbe nascere lo stesso, bypassando la vacatio legis e occupando una poltrona di prima fila. Ma sarebbe una mossa giuridicamente non in odore di santità e storicamente molto simile alle vecchie guerre berlusconiane per l'occupazione delle frequenze

 

MARCO PATUANO E FRANCO BERNABE Piersilvio BerlusconiBERLUSCONI CARLO DE BENEDETTISILVIO BERLUSCONI CARLO DE BENEDETTIsantoro-mentanaMURDOCH BERLU CARLO DEBENEDETTI E MARINA BERLUSCONI Murdoch e Berlusconi d'annataANGELO CARDANIANGELO MARCELLO CARDANIBerlusconi e Murdoch a ArcoreBerlusconi e Murdoch

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