1. STARÀ FERMO, ZITTO E BUONO IN ATTESA CHE L’EFFETTO COPPI SI MANIFESTI MAGICAMENTE SULLA CASSAZIONE, ULTIMA SPERANZA PER EVITARE LA CONDANNA AL PROCESSO MEDIASET 2. MA AL BANANA GIRANO I SANTISSIMI PER IL COMPORTAMENTO DI RE GIORGIO, DAL QUALE PENSAVA DI ESSERE TUTELATO PER VIA DELL’APPOGGIO AL GOVERNINO DI LETTAENRICO 3. INVECE NIENTE, SOLITE MAZZATE. E TOCCA PURE SOSTENERE PALAZZO CHIGI GRATIS PERCHÉ SE LA CONDANNA DIVENTASSE DEFINITIVA IL CAVALIER POMPETTA SAREBBE INCANDIDABILE 4. E QUESTA INCANDIDABILITÀ, PIÙ CHE LA MACCHINOSA DECADENZA DA SENATORE, È IL VERO SPAURACCHIO DEL CAINANO, CHE SI RITROVA SPUNTATA ANCHE L’ARMA DELLE ELEZIONI ANTICIPATE. UNO SPAURACCHIO CHE LO RIPORTA, ANZI LO CONSEGNA, A MITI CONSIGLI

a cura di Colin Ward e Critical Mess (Special Guest: Pippo il Patriota)

1 - AVVISI AI NAVIGATI
Starà fermo, zitto e buono in attesa che l'effetto Coppi si manifesti magicamente sulla Cassazione, ultima speranza per evitare la condanna al processo Mediaset. Certo, il Cainano in queste ore starà riflettendo anche sulle capacità della ditta Longo-Ghedini, che a leggere il comunicato della Consulta ha evidentemente commesso qualche errore di troppo nella gestione dei legittimi impedimenti del Capo (tipo non avvisare il Tribunale e non motivare l'urgenza di un consiglio dei ministri straordinario).

Ma al Banana girano i santissimi per il comportamento di Re Giorgio, dal quale pensava di essere in qualche modo tutelato per via delle larghe intese e dell'appoggio al governino di Lettaenrico. Invece niente, solite mazzate. E tocca pure sostenere Palazzo Chigi gratis perché se la condanna diventasse definitiva il Cavalier Pompetta sarebbe incandidabile. E questa incandidabilità, più che la macchinosa decadenza da senatore, è il vero spauracchio dell'uomo di Hardcore, che si ritrova spuntata anche l'arma delle elezioni anticipate Uno spauracchio che lo riporta, anzi lo consegna, a miti a consigli.

2 - SENZA VIA D'USCITA
La sentenza della Consulta è presto riassunta: il Banana si inventò un inutile consiglio dei ministri e lo piazzò appositamente di lunedì per saltare l'ennesima udienza del processo Mediaset. Il Tribunale fece dunque bene ad andare avanti lo stesso e a non riconoscere il legittimo impedimento sollevato dal duo simpatia Longo-Ghedini ("Consulta, no al ricorso di Berlusconi. ‘Non era legittimo impedimento', va in Cassazione il processo Mediaset", p. 2). Aggiunto che sfuma così la speranza di raggiungere con artifizi vari la prescrizione, che sarebbe scattata nel luglio prossimo, eccoci alle conseguenze politiche e ai famosi scenari.

Il più immaginifico è quello che azzarda Repubblica, nel tentativo di bruciarlo: "Il piano del Cavaliere per fermare i giudici. ‘Niente crisi ma chiedo un patto al Pd'. Vuole la garanzia che il Senato voti contro l'interdizione dai pubblici uffici" (p. 3). Roba che i senatori piddini che votassero una porcata del genere poi farebbero fatica a uscire di casa.

Il Corriere delle banche è invece solo preoccupato che il governino tiri avanti, per cui "la reazione di Silvio Berlusconi alla sentenza (...) è apprezzabile: se non altro perché, pur ripetendo le accuse alla magistratura di volerlo eliminare dalla vita politica, garantisce che non verrà meno il sostegno al governo di Enrico Letta" (Massimo Franco, editoriale in prima pagina). Dal che il lettore del Corriere ha anche la garanzia di come il Corriere non farà venir meno "il sostegno" al suddetto governo.

Il Messaggero scrive addirittura di una breve telefonata tra il Banana ferito e Aspenio Letta: "Berlusconi: per ora sarò leale, ma Letta teme contraccolpi. Telefonata con il capo dell'esecutivo, poi consiglio di guerra con i fedelissimi. Gli azzurri alzano la posta sulle misure economiche e sulla Ue: batteremo i pugni" (p. 3). Faranno proprio così: renderanno impossibile la vita a Letta alzando continuamente l'asticelle delle richieste e facendo, allo stesso tempo, campagna elettorale.

Intanto in Parlamento parte il trenino dell'ineleggibilità del Banana e il direttore del Giornale, Alessandro Sallustioni, affronta il punto centrale in un'intervista al Cetriolo Quotidiano: "Non può intervenire direttamente sulla Cassazione, né sul Parlamento", ma Giorgio Napolitano ha fatto un patto con Berlusconi e "Il Cavaliere deve salire al Colle per chiedere se è ancora valido" (p. 2).

3 - ALTA CUCINA NAPOLITANA
Nella commedia degli inganni chiamata "Pacificazione nazionale", a fronte della mazzata di ieri al Banana tocca pure ribadire il proprio leale sostegno al governo. E dal Colle, ovviamente, arriva la presa per i fondelli: "A sera arriva il commento del Quirinale che esprime la sua moderata soddisfazione per la mancata crisi e per la prudenza dell'ex premier" (p. 2). Manco "piena" la soddisfazione, solo "moderata". E chissà come gireranno le scatole, al Banana, nel leggere questo titolo-beffa della Stampa: "Funziona la ‘moral suasion' preventiva del Quirinale. Il presidente aveva avvertito: le sentenze vanno rispettate" (p. 3).

La realtà è che il Banana in privato si sfoga contro Re Giorgio. "Mi aveva promesso una mano", riporta Repubblica (p. 3). Sul Corriere, la prova che i colonnelli del partito lo provocano: "Se Napolitano avesse fatto di più, le cose sarebbero state diverse", si sono lamentati al vertice i fedelissimi di Berlusconi, e lui stesso, arrabbiato, ha ammesso di essere rimasto ‘deluso' perché il presidente ha fatto ‘molto meno' di quello che ci si poteva aspettare dopo aver dato l'appoggio al governo" (p. 3).

Anche Ugo Magri, sulla Stampa, racconta: "Risulta da vari testimoni che Berlusconi abbia pure manifestato profonda delusione nei confronti del presidente Napolitano. All'inquilino del Colle, il Cavaliere imputa una certa mancanza di coraggio mista a irriconoscenza (...). Secondo alcuni dei suoi, addirittura, Berlusconi rimprovera al Capo dello Stato di averlo preso in giro per la seconda volta (la prima fu in occasione del celebre lodo Alfano), facendogli immaginare che un comportamento politico responsabile sarebbe stato ben ripagato..." (p. 3).

In chiaro le lagnanze del Banana sul suo Giornale: "Il Cav: ‘Il governo non si tocca'. Ma è tensione con il Quirinale. Il leader Pdl si lamenta con i suoi per il ruolo dei giudici di nomina presidenziale. Fino a mezzogiorno Alfano era convinto che la sentenza sarebbe stata benevola" (p. 3). E poi la stoccata d'avvertimento: "L'imbarazzo di Re Giorgio spiazzato dalla Consulta. Napolitano non parla, ma il verdetto contraddice i suoi appelli all''equilibrio" (p. 3).

4 - LA BAVA SEPARATA DALLE NOTIZIE
Nuove frontiere del giornalismo sulle colonne del Corriere, dove l'immaginazione prende finalmente il posto delle veline. "Nessuno si sbilancia in giudizi, sul Colle (...) Ma stavolta neanche dell'aria che tira a Montecitorio si intende parlare (...). Così si può soltanto immaginare che Giorgio Napolitano, di fronte alla ‘faccia feroce' che hanno immediatamente fatto i parlamentari del Popolo delle libertà non si sia turbato più di tanto. Se non altro perché è un uomo per natura abituato a "governare le passioni" e a soppesare con freddezza scena e retroscena della politica" (Marzio Breda, p. 6).

5 - UN, DUE, TRE, GRILLINO!
Alla fine, la psico-tragedia è terminata con il famoso Giudizio della Rete, novello tribunale del popolo. "La Rete caccia la Gambaro. Ma ora Grillo cerca il dialogo. Il leader telefona alla Pinna e viene ritirata la richiesta di espulsione" (Stampa, p. 8).

Repubblica racconta "l'ultimo giorno da grillina. ‘E' nazismo informatico'. La senatrice: non sottovalutate questa gente. "Finalmente è finita. Non vedevo l'ora che questa pantomima terminasse. Ho sofferto tantissimo. Questa è una gabbia di matti, sotto il profilo democratico la situazione è preoccupante" (p. 7). Notevole l'intervista della senatrice Serenella Fucksia: "Non è un giudizio rappresentativo, a quell'ora votano solo i fanatici del web. Dalle 11 alle 17 la gente lavora. Non ce l'ho con Grillo, ma questo è un errore. Adele non aveva detto niente di rilevante. Se vogliono mi caccino" (Repubblica, p. 6).

6 - SPOSTANDO RENZI SEMPRE PIU' IN LA'
Altro che patto generazionale e accordo del tandem Letta-Renzi, celebrato ad uso dei fotografi con la visita fiorentina del premier. La guerra per la segreteria si fa dura e Matteuccio torna a scalciare: "Pd, Renzi pronto a rompere con Letta. ‘Le regole di Epifani favoriscono lui'. Il sindaco: se cercano di fregarmi me ne resto a Firenze. Cuperlo vuol tenere distinte leadership e premiership: ‘La segreteria non sia un trampolino" (Repubblica, p. 9).

Con la scusa di non discriminare Lettaenrico, che non gareggiando per la segreteria sarebbe automaticamente fuori gioco come futuro candidato premier, Epifanio Epifani e i bersaniani vogliono cambiare la regola dell'accoppiata automatica.
Autentica bomba sul Corriere, che titola: "E c'è anche Bettini: Matteo leader, io segretario. L'ex coordinatore ha mostrato al sindaco la sua piattaforma: ‘Bersani rifletta prima di parlare, si riconosca la sconfitta" (p. 11). La mossa di Bettini spiazzerà i maggiorenti del Pd, impegnati nel gioco di tattica in cui eccelle la grande casa post-comunista: l'accoltellamento del compagno e la distruzione metodica di ogni possibile leader in ascesa. Pardon, "risorsa", come direbbe il compagno Epifani.

7 - COMPAGNI CHE SI FATTURANO L'UN L'ALTRO
La notizia Repubblica la mette piccina piccina, ma è di quelle che si fanno leggere lo stesso. Il centro studi Nens, fondato da Dracula Visco e Culatello Bersani, è nel mirino dell'Agenzia delle entrate per alcune fatture emesse nei confronti della Ccpl, colosso della cooperazione rossa di Reggio Emilia. Secondo le Entrate, le fatture sarebbero state utilizzate impropriamente dalla Ccpl per pagare meno tasse (p. 9). Un primo ricorso alla commissione tributaria provinciale è stato perso.

8 - DELLA VALLE ATTACK!
Come già svelato da Dagospia, lo scarparo di Casette d'Ete vola sulle quote inoptate di Rotello Rotelli, pronto a diventare il primo azionista singolo di via Solferino. Su Repubblica (p. 22), Giovanni Pons gli fa i conti in tasca. "Rcs, Della Valle punta i diritti di Rotelli. Così il patron di Tod's diventerebbe il primo azionista. Mediobanca verso l'uscita dal patto. L'imprenditore marchigiano vedrà ancora Bazoli".

"Se veramente Della Valle fosse disposto, non solo a versare altri 37 milioni per proteggere la sua quota attuale dell'8,67%, ma a investire ulteriori 67 milioni per sottoscrivere le azioni che spetterebbero a Rotelli più l'acquisto dei diritti di opzione, potrebbe arrivare a controllare il 22% del capitale di via Rizzoli". Resta però il nodo dei cattivi rapporti con Yacht Elkann, come ricorda il Sole: "Aumento Rcs, diritti al tappeto. Posizioni distanti Fiat-Della Valle. Le opzioni legate alla ricapitalizzazione cadono del 67% con pochi volumi" (p. 25).

Per il Giornale, si scomoda la firma di Vittorio Feltri ed ecco qualcosa che i lettori di Dagospia hanno già sentito: "Al Corriere di Della Valle arriva Anselmi" (p. 24).

9 - E I MALACALZA LASCIANO UN RICORDINO A TRONCHETTI
Avranno anche trovato un soddisfacente accordo con il Tronchetto della felicità, "scendendo" dalla cassaforte Camfin alla controllata Pirelli, ma i molto liquidi Malacalza hanno fatto un bello scherzetto all'Afeffato nostro. Lo scopre Repubblica: "Conflitto di interessi su Camfin, Tronchetti Provera indagato. L'inchiesta del pm Civardi nata da un esposto di Malacalza. Il presidente della Bicocca ha sempre negato contrasti con gli obiettivi della società" (p. 23).

Intanto va avanti il processo per ricettazione al Tribunale di Milano. "Riunione sul cd? Tavaroli mente'. Ma per il pm i testi dicono il falso. Le versioni opposte di due legali e dell'ex capo della Security su un incontro al quale parteciparono con Tronchetti Provera" (p. 24). La storia è quella del cd di dati rubati all'agenzia investigativa Kroll nel 2004 e comprovanti lo spionaggio contro Tronchetti dei suoi rivali brasiliani. Dopo le deposizioni di ieri pro-Tronchetti, il pm Alfredo Robledo ha chiesto al Tribunale gli atti per procedere per falsa testimonianza contro il manager Francesco Chiappetta e contro il penalista Francesco Mucciarelli.

10 - LE NORME CUCITE ADDOSSO AI BOIARDI
C'è da mettersi le mani nei capelli e preparare la valigia a leggere l'utile pezzo di Sergio Rizzo sul Corriere di oggi. "Un super-comitato per le nomine. Ecco i criteri per i manager di Stato. Dall'Eni all'Enel: così cambieranno i paletti per selezionare i vertici" (p. 15). Fior di deputati si agitano intorno a norme dai nobili intenti, ma devono fare i conti con i casi particolari.

Ad esempio, si vorrebbe introdurre un tetto ai mandati (tre) e impedire l'arrivo dei politici trombati nei cda delle società pubbliche, ma poi si scopre che un tetto del genere, il prossimo anno, sarebbe impossibile la riconferma di Fulvio Conti all'Enel o di Massimo Sarmi alle Poste.

Si favoleggia di una decadenza automatica per i manager che hanno subito condanne, ma poi ci si ricorda che l'attuale ad dell'Eni, Paolo Scaroni, 17 anni fa patteggiò, da vicepresidente Techint, una pena a un anno e quattro mesi per le tangenti Enel. E così via. Ognuno muove i suoi deputati sullo scacchiere. Mentre per i soldi, volendo, non c'è problema: basta sponsorizzare convegni e fondazioni. E' tutto legale.

11 - IL PIU' CREATIVO ERA IL FISCALISTA
Mondo della moda in lutto per i "Fiscal Victims" Dolce e Gabbana. "Evasione fiscale, un anno e 8 mesi a Dolce e Gabban. Gli stilisti condannati per i redditi all'estero, ma assolti dall'accusa di dichiarazione infedele. I legali convinti di poter dimostrare la totale estraneità: ‘Ma con la richiesta di 400 milioni l'azienda è a rischio" (Repubblica, p. 18). I giornaloni ci vanno con i piedi di piombo perché siamo di fronte a un signor inserzionista.

 

 

FRANCO COPPIBerlusconi in tribunale Berlusconi all'uscita del tribunalelongo ghedini ghedini_longoLETTA E napolitano Giorgio Napolitano e Enrico Letta NAPOLITANO E TESTA BERLUSCONI BERLUSCONI NAPOLITANO LA SENATRICE GRILLINA ADELE GAMBARO MATTEO RENZI E DAN BROWNVINCENZO VISCO Diego della valleVITTORIO MALACALZA E MARCO TRONCHETTI PROVERA IN TRIBUNA ALLO STADIO MEAZZA MASSIMO SARMI DOMENICO DOLCE E STEFANO GABBANA jpeg

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