paolo villaggio fellini monicelli benigni berlusconi

1. A 80 ANNI VILLAGGIO SI PUO' PERMETTERE TUTTO! "IL FINALE DI GASSMAN FU DISPERATO. NON HA SOPPORTATO INVECCHIAMENTO E INSUCCESSO. L’INSUCCESSO LO HA AMMAZZATO" 2. ''MONICELLI SUL DIVANO DI CRISTALDI, CON ZEUDI ARAYA ACCANTO, SATIREGGIA SULLE VIRTÙ AMATORIE DEL PADRONE DI CASA: “FRANCO, DAI CHE LO SANNO TUTTI CHE SEI IMPOTENTE”

Malcom Pagani per Il Fattoquotidiano.it

fantozzi paolo villaggiofantozzi paolo villaggio

 

A due passi da dove Massimo Carminati e Aldo Moro andavano a dire messa senza abiti talari, Paolo Villaggio tratta di contrabbando ricordi e confessioni affidandosi alla laicità. Il compromesso storico tra i vizi di ieri e il condominio a Nord di Roma in cui sorseggiare minerale sul bordo degli 84 anni tra tuniche azzurre, terrazze grigie, gialli di Simenon e vicini trasparenti:

 

“Carrà, Japino, Boncompagni abitano a un metro, non li ho mai visti” dice: “E nel razionamento del denaro. Mia moglie e mia figlia hanno organizzato una specie di furto. Dicevano che avevo le mani bucate e spendevo troppo, così si sono imboscate il malloppo prendendomi tutti i soldi”.

villaggio trevi 23villaggio trevi 23

 

La pensione del ragionier Fantozzi è quindi: “Di poco più di 2.000 euro. Una cifra con cui si può vivere alla grande, a patto di dimenticare le follie di un tempo. Non posso più farle e senza follie, gli amici non telefonano più”. Tra il tramonto di ottobre e l’alba di novembre, con il ritorno in sala dei primi due episodi restaurati della saga, l’omaggio del Festival di Roma e una teoria di conferenze itineranti in cui celebrare il quarantennale del film: “Funerali anticipati”, l’attore sarà ovunque: “Almeno uscirò di casa, ormai non capita più”. 

FABRIZIO DE ANDRE PAOLO VILLAGGIO FABRIZIO DE ANDRE PAOLO VILLAGGIO

 

Non esce perché si annoia?

Non esco perché non mi invita nessuno e perché a Roma l’amicizia non esiste. Ogni tanto per sbaglio telefona qualcuno e un po’ polemicamente faccio notare ‘non ci sentiamo mai’. Allora mi dicono ‘scusa, sto impicciato, ciò da fa, ti richiamo domani’ e poi spariscono.

 

Triste.

Ma no, non c’è da deprimersi, gli amici facevano comodo perché andare da solo in un ristorante mi dà fastidio. Però vivo a Roma. E a Roma sono così. Sudditi. Papalini. Gente che non si è mai ribellata a niente. Gli basta dire: ‘son tutti ladri’ e la questione si risolve lì. Sali su un taxi e inizia il concerto. Prima le buche e poi il grande classico: ‘Renzi è uno stronzo’. Dico: ‘Ma lo conosce? A me sembra un bravo ragazzo’. Non c’è niente da fare. L’unico vero re di Roma, il re che si rifiuta di abdicare, è Totti. Ha 39 anni. È più giovane di Renzi. Se si candida a Sindaco lo eleggono a occhi chiusi.

Vittorio Gassman e Paolo Villaggio a Teatro 10 (1972Vittorio Gassman e Paolo Villaggio a Teatro 10 (1972

 

I romani diceva.

Condizioni difficili. L’impero, gli schiavi, le guerre, gli spietati, terribili domini papali. Non c’è stato Papa che non si sia rivelato feroce. Persino Galileo, un uomo di cultura, stremato dagli interrogatori e davanti alla prospettiva di vedersi bruciare in pubblica piazza decise di venire a patti con la chiesa dimenticando le lune di Giove: “Io Galileo Galilei, non solo non dubito, ma vi chiedo pietà, ammetto di essermi inventato tutto e vi dico anche che sono un pezzo di merda”. Da sempre, controvoglia, i romani sono costretti a credere in dio, a sottomettersi per calcolo, a simulare di essere amici, a fingere, fingere, fingere. In realtà non sono capaci. Prima ti adulano, poi appena ti allontani dalla visuale gettano la maschera: “Poveraccio, hai visto come è ridotto quello?”.

u mon03 monicelli villaggiou mon03 monicelli villaggio

 

Come ha fatto a vivere per più di quarant’anni in una città di cui ha questa considerazione?

Ho finto anch’io. E ho corrotto uomini e donne portandoli in giro per il mondo. Pagavo aerei privati, viaggi in Polinesia e alberghi spagnoli. Avevo i soldi per farlo ed ero felice di farlo.

 

Ha mai saputo quanti soldi ha dilapidato?

No perché è un dolore meno forte di sopportare l’idea che mi sarebbe piaciuto sputtanarmeli anche adesso. Anche da solo. All’epoca invece la solitudine mi era insopportabile. Mi circondavo di gente, mi divertivo, mi cullavo nell’illusione dell’amicizia con la mia tribù.

 

Fellini Benigni VillaggioFellini Benigni Villaggio

Un’illusione?

Ho sempre sospettato che certi amici fossero così. Capivo che gli adoratori al 90 per cento fingevano e mi stava bene. Fratelli fino a quando parcheggiavi in prima fila e sconosciuti quando venivi declassato in seconda. Per anni sono andato nei salotti romani a fare da involontario animatore. A srotolare il repertorio su Ferreri e Tognazzi alternandolo alle freddure in cui di metafora, in sacrilegio e poi in stronzata si andava in visibilio e si rideva sguaiati per un “Gassman lo prende in culo!”. Mi prestavo quasi alle richieste dei presenti.

 

Le chiedevano il numero da circo? La storia inventata? La provocazione?

VILLAGGIO E GASSMANVILLAGGIO E GASSMAN

Non osavano. Ma era come se lo facessero. Ho tollerato tutto e ho tollerato tutti. Me lo potevo permettere. Nel mio mestiere ero realizzato. Avevo la faccia, e la patente pubblica dell’uomo riuscito.

 

Erano gli anni dei vizi. Ne ha avuti molti?  

Tutti.

 

Ce li vuole elencare?

Lei è della Guardia di Finanza? Allora no. Non li ho più da almeno 10 anni. Ho incontrato una ragazza di Udine. Simpatica. Chiara. Diretta. Senza alcuna fisicità ho avuto con lei un lungo rapporto di grande affetto: “Mi fa schifo il tipo di vita che fai”. Ho deciso di darle ragione. Mi ha salvato. Posso solo dire che considero i vizi che ho avuto in passato, vizi di una stupidità assoluta.

VILLAGGIO E GASSMAN VILLAGGIO E GASSMAN

 

Tutti gli attori hanno dei vizi?

Vediamo: Gassman nessuno. Un po’ d’alcool e niente più. Mastroianni le polpette e la grappa.Tognazzi la mania della cucina. Ugo era intelligentissimo, anche più di me. L’uomo più simpatico che abbia mai conosciuto, attore di enorme coraggio e anche, purtroppo, avvelenatore di professione. Sperimentava intingoli sugli amici, creava ricette improbabili, esagerava con l’improvvisazione. Aveva la vocazione dello chef. Per lui inventai una storia di sana pianta. Raccontai in giro che calzato il cappello da cuoco, Tognazzi radunava periodicamente 12 amici fidati e dopo ogni portata, li interrogava per strappargli un giudizio che oscillava tra l’eccellenza e la cagata pazzesca. Nel farla circolare, di volta in volta, aggiungevo un tocco di colore.

Marco FerreriMarco Ferreri

 

Altri tocchi?

piera degli esposti dacia maraini marco ferreripiera degli esposti dacia maraini marco ferreri

Appena Ugo si voltava, i 12 apostoli facevano finire il cibo sotto al tavolo. Nella mia storia Tognazzi si aggirava sospettoso: “Com’è? Buono?” e a fine pasto osservava Monicelli raccogliere gli avanzi dai piatti: “Mario, scusami, che stai facendo?” “Non vedi? Raccolgo i reperti, li porto all’istituto di criminologia”. Monicelli l’avevo disegnato senza eccessi caricaturali. Mario era così. Aveva uno straordinario umorismo e diceva sempre la verità. Andava giù ruvido. Me lo ricordo sul divano di Cristaldi, con Zeudi Araya accanto, mentre con il vocione basso satireggia ridendo come un pazzo sulle virtù amatorie del padrone di casa: “Franco, dai che lo sanno tutti che sei impotente”.

 

Come lei, anche Tognazzi ha lavorato con Monicelli.

Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi

A Ugo ho voluto veramente bene, ma è una delizia anche la figlia Maria Sole. L’undici luglio dell’82 battiamo i tedeschi e diventiamo campioni del mondo. Io, Ugo, Maria Sole e il cane Dick vediamo la partita insieme. Tardelli segna il 2 a 0, urla a Madrid e Tognazzi lo segue da Torvaianica con grida disumane. C’è un parapiglia, Dick scatta, azzanna un orecchio a Maria Sole e glielo stacca di netto. Altre grida luciferine. Ugo sale sul taxi con l’orecchio in mano e sconsacrando l’intera Curia romana a forza di bestemmie e mandando affanculo chiunque incontri per strada in una Roma già in pieno delirio, corre in ospedale. Ho visto anche questo.

tognazzi ugo 001tognazzi ugo 001

 

Amicizie vere come vede c’erano.

Ma sì certo, ma Tognazzi non c’è più, Gassman e Salce pare siano defunti e De Andrè invece è morto sicuramente. 

 

Con Luciano Salce nel ‘75 deste il via all’epopea fantozziana.

Molto intelligente e spiritoso, Salce però ebbe una disgrazia. Era felice. Aveva un fratello acquisito di nome Gassman e viveva felice con Diletta D’Andrea. Molto sexy, un po’ stronza e a caccia di copertine. Lei vide Vittorio, si innamorò o fece finta di innamorarsi e abbandonò Luciano: “È stata la tragedia della mia vita” lamentava lui. Vedendolo solo, vedovo e senza consolazione, mi venne l’idea di farli incontrare di nuovo per addolcire il dolore e rimetterli in contatto. Dovevo fare 10 giorni di crociera recitando e mi spesi per far invitare Diletta, Luciano e Vittorio. Salce non lo chiamava più per nome da anni. “L’amico tuo” mi diceva. Lui, Gassman e Diletta trascorsero la vacanza in assoluta armonia, poi scesero dalla scaletta della nave e non si videro mai più.

sandra milo fellinisandra milo fellini

 

Di Gassman che ricordi ha?

Gassman era Gassman. L’Amleto vestito di bianco. Un atleta. Un gigante per presenza fisica e parola: “Bisognerebbe sussumere” diceva. Il finale fu disperato. Non ha sopportato invecchiamento e insuccesso. L’insuccesso lo ha ammazzato.

 

Si dice che lei sia cattivissimo.

Non è vero. È una balla figlia dell’epoca in cui come le dicevo mi capitava di tener banco nell’alta borghesia che adora la cattiveria e per il pettegolezzo gratuito ammazzerebbe. In realtà credo di esser diventato buono. L’altro giorno ero al cesso. C’era un ragno su muro. In altri tempi gli avrei dato una ciabattata. L’ho salvato. Così cattivo non sono. Se lo fossi stato come lo era Ferreri ad esempio mi sarei preoccupato.

 

Ferreri era cattivo?

sandra milo fellini sandra milo fellini

Cattivissimo. E brutto com’era, anche buono doveva essere? Marco era geniale, simpatico, irritabile. Aveva combattuto e combatteva da sempre. Anche se l’ho conosciuto che militava già da Guevara di sinistra, era stato fascista. Dopo gli anni nella X Mas era arrivato a Madrid e lì, tra un film e l’altro, aveva conosciuto in un bordello una canadese, bellissima e molto scema, Jacqueline, che aveva poi sposato. È stato un grande regista. Strano e non amato.

 

Lei amò La grande abbuffata?

No, lì c’erano tutti i suoi vizi. Il gioco era troppo scoperto. Merda, cibo, sangue. Temi anche alti volendo. Non a caso l’hanno capito più in Francia che qui.

 

Fellini?

Sempre lo stesso film, un grande film in ogni caso, immaginato e rielaborato di volta in volta da un genio assoluto. Affabulatore, bugiardo, anche piccolo borghese sotto certi aspetti - la provincia, la cuccia riminese, l’amante, la moglie cretina a cui voleva bene e per la quale inventava credibilissime storie di maghi- ma artista capace di fare cose incredibili.

Mario De Biasi Federico Fellini Giulietta Masina e Anthony Quinn Venezia cm x x Mario De Biasi Federico Fellini Giulietta Masina e Anthony Quinn Venezia cm x x

 

La sarebbe venuto a omaggiare per il quarantennale di Fantozzi?

Non me ne importa niente del quarantennale. Ho fatto la lista dei possibili invitati. Di quelli che vorrei avere intorno non verrà nessuno.

 

Chi avrebbe voluto?

Magari Benigni, ma Roberto ha un animo un po’ curioso. Anni fa per La voce della Luna mi diedero il David di Donatello. Sa come vanno queste cose: un premio al Fellini va dato e quell’anno toccò a me. Dopo aver passato mesi fianco a fianco avevo chiesto che a consegnarmi il premio fosse Roberto. Sa come andò a finire?

 

Come?

fellini-masini-milo intervistati da lello bersanifellini-masini-milo intervistati da lello bersani

Che Benigni non venne. L’abbiamo invitato anche questa volta, ma la fine è nota. E lo stesso credo valga per Bertolucci. Alla fine verrà Montesano. (Ride).

 

E lei lo abbraccerà.

Ci mancherebbe altro, non ho mai avuto antipatia per nessuno.

 

Chi è stato Fantozzi? Chi è stato Villaggio?

Sono stato un terapeuta. Un rassicuratore. Il padre involontario di un eroe nazionale. “Quel suo personaggio è uguale a mio cugino” mi dicevano al principio. Poi hanno iniziato a immedesimarsi e contestualmente a  ringraziare. I ragazzi mi abbracciano: “Lei mi ha cambiato la vita perché ho scoperto che la paura di fallire o essere inadeguato non era solo mia”.

arb45 paolo villaggioarb45 paolo villaggio

 

Siamo alla sociologia.

Non ho mai pensato che il popolo si senta come Fantozzi, anzi. Qui vale la religione di chi dice “io avrei saputo farlo meglio”. Sono tutti mitomani qui. Nel calcio. In politica. Tutti allenatori e tutti statisti.

 

Di statisti se ne sono visti pochi.

Renzi, a occhio, non ha la grandezza dei manigoldi. L’unico politico di intelligenza davvero speciale apparso all’orizzonte negli ultimi anni è stato Berlusconi. In un mondo di lussuria in cui tutti vanno a troie e a travestiti ha subito attacchi ignobili solo perché gli piaceva scopare.

PAOLO VILLAGGIO SAMMARITANA RATTAZZI E SANDRA CARRARO - copyright PizziPAOLO VILLAGGIO SAMMARITANA RATTAZZI E SANDRA CARRARO - copyright Pizzi

 

Non proprio e non solo per questo, Villaggio.

Ma la politica non è un pranzo di gala. Non è la soluzione facile che ascolti al bar o per strada. Per sparare nella guerra tra bande che governa l’Italia da decenni bisogna avere i coglioni. Il pelo sullo stomaco. L’intelligenza di sapersi muovere ventre a terra.

beatrice jannozzi paolo villaggio lucia e paolo cirino pomicinobeatrice jannozzi paolo villaggio lucia e paolo cirino pomicino

 

Meglio Fantozzi? Meglio la monodimensionalità?

Io sono Fantozzi, ma non mi sono mai sentito imprigionato in un ruolo e anche se i miei figli mi sottovalutano, un certo talento ce l’ho e se mi guardo indietro mi scopro soddisfatto. Ho qualche vanteria. Ho pubblicato 30 libri, fatto un film con Olmi, bellissimo e noioso perché Olmi naturalmente fa delle cose bellissime e noiose ma essendo un artista ti fa doppiare nel bosco e non in una sala di incisione, ho lavorato con Monicelli, ho vinto un Leone d’Oro. Posso lamentarmi?

KEANU REEVES  BERNARDO BERTOLUCCIKEANU REEVES BERNARDO BERTOLUCCI

 

Stupirebbe. Qualcuno la considera un genio.

Solo perché son morti tutti gli altri. Un genio vero era Piero, il mio gemello. Un matematico straordinario che teutonico e protettivo, non mi faceva sentire la distanza tra le nostre intelligenze. Solo ora che è morto mi viene il dubbio che abbia dimostrato più creatività di lui.

3 anna mazzamauro3 anna mazzamauro

 

Che desideri ha?

Mi piacerebbe vivere nel 31.000. Vedere la fine delle malattie, lo sbarco su Marte, la scia del meteorite che spaccherà la terra, il futuro. Siamo appena all’inizio e io, porca puttana, mi perderò tutto. Non mi dispiace morire, mi scoccia morire troppo presto.

 

Una curiosità: Frequentava gli attori che lavoravano con lei in Fantozzi anche fuori dal set?

Non ero amico di nessuno. Pensi che con Filini, Gigi Reder, attore superbo non ho mai cenato una sola volta e idem con Anna Mazzamauro, altra spalla straordinaria che consideravo per alterigia come parte di una sottoclasse. Ero un po’ stronzo e molto snob. Frequentavo Bertolucci perché era Bertolucci.

 

E di non essere andato a cena con Reder e Mazzamauro le dispiace?

Se le dicessi sì lei ci crederebbe? 

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