A ME IL GRANDE SCHERMO, PLEASE! – COME NEL CALCIO, SIAMO TUTTI ALLENATORI, COSI’ ANCHE NEL CINEMA ARRIVANO GLI ORECCHIANTI DELLA CRITICA PER “PROBLEMATIZZARE” IL TEMA DEL FILM: DA CONCITA DE GREGORIO A RICOLFI, DA BUTTAFUOCO A FERRARA, DA TELESE A TRAVAGLIO, DA MALTESE AD ALDO GRASSO, FINO ALL’INCREDIBILE ABRAMO BAZOLI (IN PIENO CONFLITTO DI INTERESSI ESSENDO CON BANCA INTESA ANCHE PRODUTTORE DEL FILM DI OLMI) - E IL POVERO CINE-CRITICO FINISCE IN SOFFITTA…

Michele Anselmi per "il Secolo XIX"

Una passione cinefila divorante? Un'ambizione segreta? Il coronamento di un sogno? Giunti al culmine della carriera, i giornalisti di grido, specie se vengono dalla politica e dintorni, si mettono a scrivere di cinema. Proprio da critici o quasi. Gli incassi scendono, i film sono allegramente "scaricati" e visti gratis alla faccia del diritto d'autore, le recensioni contano poco o niente, per la serie «pagine piene, sale vuote.

Eppure l'idea di essere ammessi a una proiezione privata e sdottoreggiare il giorno dopo in prima pagina, magari "problematizzando" il tema del film per riportarlo a una dimensione autobiografica (io mamma, io papà, io cattolico, io ateo, io progressista, io reazionario...), è una tentazione irresistibile. Infatti resistono in pochi.

Non che i critici patentati, quelli che il compianto Tullio Kezich chiamava ironicamente "scribi", siano sempre meglio. Anzi. La routine genera pigrizia, rassegnazione, assuefazione, povertà di stile. Così è raro che la recensione classica, di merito artistico, finisca in prima pagina. Magari solo per i film di Nanni Moretti, Paolo Sorrentino o Matteo Garrone, meglio se parlano del Caimano, del Divo o di Gomorra. E quando succede non sono più i critici titolari a scriverne, visti come specialisti e noiosi, bensì le firme di punta, ritenute più yé-yé e aggressive, dotate di antenne sensibili, in grado di intercettare, come s'usa dire oggi, gli umori della società.

Guida la tendenza "la Repubblica". Brillanti colleghi come Concita De Gregorio, Curzio Maltese o Natalia Aspesi, cresciuti a inchieste e politica, congressi e sfilate, si contendono i film di cui si parla, prenotandosi per tempo, alla faccia del critico ufficiale del giornale. Ma succede anche al "Fatto Quotidiano", dove Luca Telese, Furio Colombo e Marco Travaglio divagano volentieri sui temi del cinema. Fino a qualche mese fa si esibiva nell'arte della contro-recensione Stefano Cappellini sul "Riformista"; e a volte non si nega Luca Ricolfi su "La Stampa".

Vale pure a destra, naturalmente: Marcello Veneziani o Massimiliano Parente sul "Giornale", Camillo Langone o Pietrangelo Buttafuoco su "Libero", occasionalmente, se c'è da elogiare "Juno" in chiave anti-abortista, Giuliano Ferrara sul "Foglio". E che dire degli scrittori, talvolta anche sceneggiatori, che si misurano con la cine-recensione sui grandi giornali: da Francesco Piccolo a Vincenzo Cerami e Marco Lodoli.

I film che accendono le attenzioni di questi critici-non critici-ma critici sono un po' sempre gli stessi: il fenomeno comico Checco Zalone, i luoghi comuni e l'Italia anti-razzista di "Benvenuti al Sud", la moda giovanile dei "Soliti idioti", l'incantamento mistico di "The Tree of Life", il neorealismo di Cetto La Qualunque, Verdone prete-missionario in crisi di vocazione, la chiesa sconsacrata di Olmi che ritrova se stessa accogliendo i migranti, il Papa spaventato di Moretti.

Il cinema, insomma, come antidoto alto alla chiacchiera politicista, materia nobile o plebea sulla quale arpeggiare con lo sguardo al costume nazionale, specchio di un Paese effettivamente difficile da ritrarre giornalisticamente, perché sfugge da tutte le parti.

D'altro canto, se è vero che in ogni italiano si annida un commissario tecnico di calcio, non v'è dubbio che in quasi tutti i giornalisti alberga un critico di cinema.

Carlo Puca, fine retroscenista politico di "Panorama" finito in una delle fantasiose commissioni nominate dal ministro Giancarlo Galan prima di andarsene, ha appena ricordato al "Secolo XIX" d'essere iscritto al Sindacato giornalisti di cinema. Perfino un augusto banchiere come Giovanni Bazoli, sulla prima pagina del "Corriere della Sera", ha recensito "Il villaggio di cartone" spiegandoci che «Olmi questa volta non ha voluto comporre un affresco realistico e poetico (come "L'albero degli zoccoli") né un racconto epico (come "Il mestiere delle armi")», bensì «realizzare un film al fine esclusivo di porre agli spettatori - e probabilmente riproporre a se stesso - alcuni interrogativi che sono tra i più inquietanti del tempo in cui viviamo». Grazie, non c'eravamo arrivati.

Molto s'è sorriso, recentemente, di un'accorata confessione di Concita De Gregorio «sul senso di sconfitta e sgomento, una specie di incredulità» da lei vissuto, in quanto madre, di fronte al tifo sperticato dei suoi figli per "I soliti idioti". Non parlava da padre, invece, Luca Telese quando, pressato dal bisogno impellente di esprimersi su "Habemus Papam", vergò sul "Fatto": «Ho divorato tutto quello che è stato scritto sul film di Moretti, e mi sono reso conto che nessuno ha parlato di una delle cose che a me è piaciuta di più: cioè della straordinaria capacità di tenere insieme, con una leggerezza rara e con un ritmo di narrazione incalzante, un sentimento molto tragico e una sceneggiatura molto comica». Nessuno?

Ogni tanto, però, i critici-critici si vendicano. Come quella volta che Paolo Mereghetti del "Corriere della Sera", letta la recensione di "Uomini che odiano le donne" a firma del critico letterario di "Sette", vergò piccato: «A ignorare del tutto la trama forse si finisce per gustarlo di più, senza farsi prendere dal perverso giochino delle corrispondenze più o meno mantenute tra pagina scritta e schermo (argomento su cui si è già espresso sulle pagine del nostro settimanale Antonio D'Orrico, e su cui ha apposto la sua definitiva sentenza: sì, il film rispetta perfettamente il romanzo, anche se "raffredda" l'attività sessuale del protagonista. Ipse dixit)».

Poi, s'intende, meglio scrivere di cinema che provare a farlo. Quando Indro Montanelli si improvvisò regista per "I sogni muoiono all'alba" il risultato non fu dei più memorabili.

 

 

Concita De GregorioGIULIANO FERRARA PIETRALGELO BUTTAFUOCO MARCO TRAVAGLIO LUCA TELESE Giovanni Bazoli MARCELLO VENEZIANI

Ultimi Dagoreport

sydney sweeney euphoria

BASTA STRONZATE! LA FIGA E' IN VENDITA. STA A TE. DECIDI TE. IL MERCATO DELLA CARNE E' APERTO. 7 GIORNI SU 7. IL PREZZO LO FAI TU - LE DONNE CHE VENDONO IL LORO CORPO SU ONLYFANS NON SONO SEMPRE DISPERATE. ANZI: SPESSO LO FANNO PERCHÉ LO VOGLIONO – DA “EUPHORIA” A “MARGO HA PROBLEMI DI SOLDI”, HOLLYWOOD HA SCOPERTO LE PIATTAFORME HARD A PAGAMENTO, MA PRESENTA SEMPRE LA SOLITA STORIELLA DELLO “STRUMENTO DI RISCATTO” PER POVERE DISPERATE – BARBARA COSTA: “SI TEME A DIRE CHE IL PORNO LO SI FA PER PERSONALE SCELTA DI LUSSURIA, FETISH, NINFOMANIA - NELLE SERIE TV, SE VENDI FIGA, VAI PUNITA. IL SENSO DI COLPA CI DEVE STARE. SE VOLESSERO ILLUSTRARE UNA PUR PORZIONE DI REALTÀ, QUESTE SERIE TV DOVREBBERO FAR DIRE AI PERSONAGGI CHE LORO VENDONO FIGA, SU ONLYFANS, PERCHÉ… MI VA E CI STA. PERCHÉ NON C’HO VOGLIA DI FARE ALTRO. NON HO ALTRI TALENTI. NON VOGLIO SUDARE ALTRIMENTI. E PERCHÉ PIÙ DI TUTTO VOGLIO I SOLDI - IL DENARO È IL VALORE CHE FA E TI DÀ (E SE LA VUOI) MORALITÀ. L’UNICA SOSTENIBILE..." - VIDEO

luigi lovaglio mps mediobanca

DAGOREPORT - MENTRE I GIORNALONI GIÀ SI BALOCCANO SUL RISIKO BANCARIO PROSSIMO MPS-BANCO BPM, NESSUNO SI DOMANDA CHE FINE HA FATTO L’INTEGRAZIONE (PREVISTA PER IL 3 GIUGNO) TRA LA BANCA SENESE E MEDIOBANCA (CHE HA IN PANCIA IL TESORETTO DEL 13% DI GENERALI) - CHE DIAVOLO DI DUBBI E PERPLESSITÀ SONO SORTI TRA I SOCI (DELFIN, BPM, FONDI INTERNAZIONALI, ETC.) CHE HANNO INASPETTATAMENTE APPOGGIATO IL RITORNO ALLA GUIDA DI MONTEPASCHI DI LUIGI LOVAGLIO, L’AD LICENZIATO PER GIUSTA CAUSA, DOPO AVER GESTITO LA VITTORIOSA SCALATA A MEDIOBANCA? - C’È CHI ACCENNA AI FONDI (BLACKROCK, NORGES, ETC.) CHE SAREBBERO PERPLESSI SULLE SINERGIE CHE SCATURIRANNO DALL’INTEGRAZIONE DELLE DUE BANCHE - C’È CHI METTE DI MEZZO I TEMPI ‘’AVVENTATI’’ PER PORTARE IN PORTO UN’OPERAZIONE CHE DEVE OTTENERE L’APPROVAZIONE DEI DUE/TERZI DELL’ASSEMBLEA MPS – UNA MOSSA CHE LOVAGLIO SA BENE CHE NON PUÒ PERDERE: IN CASO DI BOCCIATURA, DOVREBBE DIMETTERSI - (CHISSA' POI COME VA FINIRE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO SUL PRESUNTO CONCERTO RELATIVO ALL’OPS DI MPS SU MEDIOBANCA, IN CUI SONO INDAGATI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO...)

elly schlein giorgia meloni taruffi bonafoni de luca bonaccini

LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PROPOSTA DA MELONI HA UN COMPLICE SEGRETO: ELLY SCHLEIN - OLTRE ALL’OBBLIGO PER UNA COALIZIONE DI INDICARE IL NOME DEL CANDIDATO PREMIER (ELLY E' SICURA DI BATTERE CONTE ALLE PRIMARIE), C’È UN NODO CHE STA SPACCANDO I PARTITI: LE PREFERENZE – IL “MELONELLUM”, CHE AVEVA ELIMINATO LA PREFERENZE PER "RESTITUIRE SOVRANITÀ" AGLI ELETTORI, TOGLIENDO POTERE AI CACICCHI E A FAVORE DELLE "NOMINE DALL'ALTO" DELLE SEGRETERIE NEI LISTINI BLOCCATI, È STATO BOCCIATO DA FORZA ITALIA E LEGA! - BRUTTO SCHIAFFO PER SCHLEIN CHE HA L'AMBIZIONE SFRENATA DI RIEMPIRE LE LISTE CON CANDIDATI A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA - MA I RISULTATI DELLE AMMINISTRATIVE RACCONTANO UN’ALTRA STORIA: NEI COMUNI VINCONO CANDIDATI CHE NON NASCONO CON PD-ELLY, NON PARLANO IL SUO LINGUAGGIO DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO A SINISTRA E, IN MOLTI CASI, NON APPARTENGONO NEMMENO AL PERIMETRO DEL “CAMPO LARGO” TEORIZZATO DALLA SEGRETARIA - SE IL SISTEMA DELLE "LISTE BLOCCATE" DOVESSE ANDARE IN PORTO CHI PORTERÀ I VOTI AL PD, I CARNEADI DI ELLY: BONAFONI, TARUFFI, CHIARA BRAGA?

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…