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BAGLIONI-ONI-ONI - SANREMO NON C’ENTRA NIENTE, RICCI LO DETESTA DA SEMPRE! NEL LIBRO ‘STRISCIA LA TIVÙ’ DEL 1998: “‘PICCOLO GRANDE AMORE’ È VOYEURISMO, PEDOFILIA, IMPOTENZA ED ESIBIZIONISMO” - "DOPO IL LIFTING FACCIALE, ANCHE QUELLO DELL’ANIMA. TRASFORMARE BAGLIONI, UNO CHE DAI SUOI PORI HA SEMPRE SUDATO "BACI PERUGINA", IN UNA SPECIE DI SOFFERTO INTELLETTUALE DI SINISTRA''

antonio ricci

1. LE DICHIARAZIONI DI ANTONIO RICCI SU CLAUDIO BAGLIONI

“Baglioni? Non lo reggo: piaceva ai fasci”: con questa frase di Antonio Ricci (spiegata diffusamente e contestualizzata in un lungo post sul sito di Striscia la Notizia) si è acceso il dibattito.

 

Nella conferenza stampa su Sanremo del 5 febbraio, esplicitamente invitato a ribattere a Ricci, Baglioni ha preferito glissare con un “per adesso ho altro da fare” e Michelle Hunziker, che si è trovata a lavorare con entrambi, si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

 

Nuovo capitolo della saga: i fan di Baglioni hanno chiesto a Ricci di chiedere scusa al cantante, ma la risposta dell’autore televisivo non si è fatta attendere. Sempre con un post sul sito di Striscia la Notizia, ha tenuto a precisare quanto segue:

 

claudio baglioni

“Carissimi fan di Claudio Baglioni, avete fatto una petizione per chiedermi di rivolgere le mie scuse al grande poeta. Penso piuttosto che l’autore di un verso osceno come “accoccolati ad ascoltare il mare” debba chiedere lui perdono all’intera Italia, patria di santi, navigatori e poeti. Io proprio non ce la faccio ad accoccolarmi con voi, neppure con una pistola puntata alla tempia. Piuttosto la morte che l’accoccolamento”.

 

 

2. RICCI - BAGLIONI QUESTO PICCOLO GRANDE (DIS)AMORE

Da http://www.striscialanotizia.mediaset.it/

 

«Baglioni? Non lo reggo: piaceva ai fasci» le dichiarazioni di Antonio Ricci sul direttore artistico del Festival di Sanremo sono finite su tutti i giornali. Eppure il giudizio del papà di Striscia la notizia su Claudio Baglioni è noto già da almeno 20 anni. Nel suo libro Striscia la tivù, del 1998, Ricci scriveva chiaramente quello che pensava del cantautore romano, niente di molto diverso da quanto sostenuto ieri.

antonio ricci

 

 

Ecco un estratto dal capitolo Quale programma?:

 

«Una vera e propria operazione di revisionismo e di mistificazione è avvenuta con Anima mia: gli anni Settanta, gli Anni di Piombo, sono stati stravolti e cancellati sotto tonnellate di melassa e buonismo veltroniano.

Cardine della rilettura, la mitizzazione del cantautore Claudio Baglioni: dopo il lifting facciale, anche quello dell’anima.

Trasformare Baglioni, uno che dai suoi pori ha sempre sudato «Baci Perugina», in una specie di sofferto intellettuale di sinistra deve aver dato a Freccero lo stesso abisso di goduria che provo io quando penso che il Gabibbo è diventato il giornalista più credibile d’Italia.

 

Impensabile, quasi sacrilego, vedere Baglioni che canta il Pueblo unido insieme agli Inti Illimani, mentre all’epoca del golpe in Cile sospirava «accoccolati ad ascoltare il mare». Verso osceno che ha fatto illanguidire giovanissimi non in grado ancora di intendere e volere, ma soprattutto ha fatto «accoccolare» i fasci più ribaldi, come La Russa, Gasparri e Storace, che giustamente si sono ribellati quando con l’operazione Anima mia la Sinistra gli ha scippato l’aedo.

 

«Mitico, mitico, mitico», squittiva Fabio Fazio.

claudio baglioni (1)

«Incredibile, il grande Claudio ci ha cantato Heidi»Io mi sarei stupito e anche divertito se a cantare Heidifosse stato Fabrizio De André. Baglioni e Heidi per me sono assolutamente omologhi: una ha «le caprette che fanno ciao», l’altro il «passerotto non andare via».

Fazio non era però in malafede: negli anni Settanta era troppo bambino per capire la differenza tra Barbapapà e Curcio.

 

Anch’io, quando ho visto in La classe operaia va in Paradiso Gian Maria Volonté malmenare la Mucca Carolina, ho avuto un attimo di mancamento. Voglio dire che ognuno di noi si porta dentro le debolezze dell’infanzia.

claudio baglioni

Io la mia mucchina, lui Baglioni, con la sua faccia da vitello tonnato. Insomma per chiarire a Fazio chi era Baglioni negli anni Settanta e come veniva considerato, riporto un pezzo che facevo all’epoca nei cabaret.

 

Si tratta di una lettura psicoanalitica di Piccolo grande amore, dalla quale si evincono alcune caratteristiche inquietanti sul nostro.

 

- Voyeurismo. «Quella camicetta fina, tanto stretta al punto che immaginavo tutto». Che inutile fantasia morbosa. Cosa può immaginare Baglioni sotto quella camicetta? Due tette, al massimo tre.

 

- Pedofilia. «Quell’aria da bambina, io non gliel’ho detto mai però n‘andavo matto». Qui l’autore va giù piatto. E talmente assatanato che non prova nemmeno vergogna.

 

fabio fazio claudio baglioni

- Impotenza. «Questo piccolo grande amore» che viene ripetuto in maniera ossessiva, cos’è? Cos’è il «piccolo-grande» che «manca da morire»? Fuor di metafora è la dolorosa ammissione di evidenti problemi erettivi. Problemi confermati dalle parole della partner: «Mi diceva sei una frana». Dove per «frana» s’intende chiaramente roba che va giù. Un prolasso fisico.

 

- Esibizionismo. «E far l’amore giù al faro».

Tutti cercano di infrattarsi in posti bui: Baglioni no, vuole essere visto anche dalle navi».

fabio fazio baglioni

 

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