CAPITANI CORAGGIOSI (E FURBETTI) - FIATO ALLE TROMBE! ESCE IL LIBRO DI DRAGONI SUI VENTI CAVALIERI CHE HANNO PRIVATIZZATO L’ALITALIA E AFFONDATO IL PAESE - DA PASSERA, A COLANINNO, A LIGRESTI FINO A CARLO TOTO: IL SOLDATO AIR ONE DA SALVARE - A MEMENTO, LE PAROLE DELL’EX AMBASCIATORE USA SPOGLI: “ECCO COME FUNZIONANO LE COSE... AMICI DI BERLUSCONI SONO STATI ALLETTATI A PRENDERE LA PORZIONE SANA DELLA COMPAGNIA, LASCIANDO I DEBITI AI CONTRIBUENTI ITALIANI…”

"La saga Alitalia è un triste memento di come funzionano le cose... amici di Berlusconi sono stati allettati a prendere la porzione sana della compagnia, lasciando i debiti ai contribuenti italiani."
Ronald Spogli, ex ambasciatore americano in Italia


Un'altra operazione all'insegna dell'immagine... e del portafogli. La storia dell'Alitalia è una fotografia molto precisa di come funziona il capitalismo italiano targato Berlusconi. "Siete dei patrioti" dice il presidente del Consiglio per motivare i venti capitani coraggiosi guidati da Roberto Colaninno e Corrado Passera. Coraggiosi forse è una parola grossa, basta osservarli da vicino come fa l'autore in questa documentata ricostruzione per capire perché hanno aderito all'invito di Berlusconi.

Tutti lavorano in settori a contatto con il governo o con la politica: autostrade, aeroporti, ferrovie, costruzioni, giornali, appalti pubblici, investimenti nel settore immobiliare, sanità, assicurazioni, finanza, ciclo dei rifiuti. Acquisendo crediti verso il governo, la ricompensa è certa. Più che capitani coraggiosi, capitani molto furbi.

Ai "patrioti" va la parte sana della vecchia compagnia pubblica, i debiti rimangono allo Stato e ai vecchi piccoli azionisti privati, mentre i settemila dipendenti in esubero vengono parcheggiati nella "bad company" (la vecchia società messa in liquidazione dal commissario Augusto Fantozzi) con sette anni di ammortizzatori sociali sempre pagati dallo Stato.

Il pacco dono prevede anche l'esclusiva su molte rotte nazionali grazie alla fusione con Air One. La concorrenza sparisce, il monopolio dei «patrioti» viene blindato per decreto legge. Altro che «sfida imprenditoriale coi controfiocchi», come la chiama Colaninno. Eppure la nuova Alitalia oggi non va bene: il bilancio 2011 dovrebbe chiudersi in perdita con altri dipendenti in cassa integrazione, meno aerei, meno scali, Malpensa in crisi e con un patrimonio netto più che dimezzato. Niente paura però. I nostri patrioti hanno pensato a tutto. Anche a vendere la compagnia all'Air France-Klm (con il 25 per cento è già il primo azionista della compagnia) guadagnandoci ancora e accollando ai cugini altri debiti. Addio italianità, addio afflato patriottico.

CARLO TOTO - SALVATE IL SOLDATO AIR ONE
Tratto da "CAPITANI CORAGGIOSI" di Gianni Dragoni (Chiarelettere)

Il 22 gennaio 2007 viene costituita Ap Capital, una società con appena 10.000 euro di capitale diviso tra Carlo Toto (45 per cento) e il nipote Paolo (55 per cento). La minuscola società risulta possedere 300 azioni di Ap Holding, pari allo 0,001 per cento. Quattro giorni dopo l'assemblea dei soci di Ap Holding delibera un nuovo aumento di capitale.

Questa volta è previsto un versamento in denaro per 100 milioni, corrispondente al 10,3 per cento del capitale dopo l'aumento. La Toto Spa rinuncia ai diritti di opzione a favore di Ap Capital, che non ha i soldi, ma a questo pensa la banca di Passera e Bazoli.

Infatti due giorni dopo - il 28 gennaio, domenica - Intesa firma un contratto di finanziamento per 105 milioni con Ap Capital e prende in pegno le quote che costituiscono il capitale sociale della srl. Il giorno successivo questa società presenta al ministero dell'Economia la manifestazione d'interesse per l'acquisto dell'Alitalia. Nessuno versa un euro, ma l'intervento della banca guidata da Passera consente a Toto, che già strizzava l'occhio ai Ds, di candidarsi alla privatizzazione Alitalia pur senza avere i soldi.

Come garanzia, Intesa accetta un gruppo di società dai conti molto fragili. La banca infatti prende in pegno anche il 35 per cento del capitale di Ap Holding, in pratica il 35 per cento della compagnia aerea e delle altre attività nel settore.3 Ap Holding, il contenitore con dentro Air One, ha un giro d'affari di poco più di 600 milioni e debiti complessivi per 555 milioni.

I debiti finanziari netti del gruppo Ap Holding sono 316 milioni. All'inizio dell'estate la corsa di Toto verso l'Alitalia affronta l'ultima curva: trovare i soldi per l'operazione. Il costruttore non vuole sborsare denaro fresco, ma solo mettere sul piatto la sua compagnia ipervalutata e gli ordini per l'acquisto degli Airbus con tutti i debiti.

Il piano viene sottoposto da Intesa a quattro grandi banche: il Monte dei Paschi di Siena, vicina ai Ds; la Lehman Brothers guidata da Ruggero Magnoni, un esperto di finanza intimo di Roberto Colaninno; l'americana Morgan Stanley e la giapponese Nomura.

Toto ha il sostegno della politica, e in particolare di Massimo D'Alema e Antonio Di Pietro, ma ciò non basta a smuovere le banche, alle quali Toto chiede tra un miliardo e mezzo e due miliardi di euro dando in cambio poco meno della metà di Ap Holding. Le banche dovrebbero cioè mettere i soldi necessari a coprire i debiti di Toto e pagare un certo prezzo per le azioni Alitalia, ma il bastone del comando resterebbe nelle mani del costruttore abruzzese. Il gioco non riesce.

Non avendo le risorse, il 17 luglio Toto 2007 annuncia il ritiro dalla gara. Tra le perplessità di tanti banchieri, chi resta al fianco di Toto è Corrado Passera. Perché la superbanca sposi la causa dell'intraprendente e indebitato imprenditore di Chieti rimane un mistero. Durante la tormentata procedura di vendita di Alitalia il sito internet di gossip Dagospia di Roberto D'Agostino comincia a chiamare ironicamente Passera «il banchiere innamorato di Air One».

Dagospia non si riferisce solo alla passione di Passera per la compagnia di Toto, ma anche alla sua relazione con la giovane responsabile della comunicazione di Air One, Giovanna Salza, vent'anni meno del banchiere, già all'ufficio stampa delle Poste quando erano guidate dal manager comasco, arrivata all'inizio del 2007 nell'azienda di Toto.

La relazione rimane segreta per diverso tempo, finché Passera lascia la moglie, dalla quale ha avuto due figli. Nel 2010 il banchiere e la nuova compagna hanno una figlia, Luce, e il 28 maggio 2011 Passera sposa in seconde nozze Giovanna Salza con una cerimonia sul lago di Como: un fine settimana di festeggiamenti con un parterre di protagonisti dell'economia e della finanza. Tra i 150 invitati al ricevimento a Villa d'Este c'è Bruno Ermolli, il consulente di Berlusconi incaricato anche di organizzare la cordata italiana per l'Alitalia, la presidente della Confindustria Emma Marcegaglia e il predecessore Luca Cordero di Montezemolo.

Le celebrazioni non cadono in un momento felice per la banca: è appena partito in Borsa un aumento di capitale da cinque miliardi di euro, e il 30 maggio il gruppo annuncia ai sindacati «eccedenze di personale di oltre 10.000 unità». Tornando alle vicissitudini di Air One, nell'estate 2007 la compagnia si ripresenta nella seconda procedura di vendita dell'Alitalia, affidata dal governo a Maurizio Prato.

Sul tavolo c'è anche la proposta di Air France-Klm, con la quale a fine dicembre 2007 il ministro dell'Economia Tommaso Padoa- Schioppa, d'intesa con Prodi e con Prato, decide di avviare una trattativa in esclusiva, giudicando l'offerta francese ampiamente migliore di quella di Toto-Passera.

Intesa Sanpaolo insiste per tenere la compagnia in mani italiane: «Dopo anni di cattiva gestione, darla ai francesi sarebbe come buttarla via» sostiene Passera il 10 dicembre 2007, senza spiegare per quali ragioni l'offerta «italiana» debba essere considerata migliore - per gli azionisti, per i contribuenti, per i consumatori, per i lavoratori - di quella straniera.

A molti viene il dubbio che la banca di Passera appoggi Toto perché fortemente esposta con il costruttore anche per il contratto di acquisto degli aeroplani Airbus, che rappresenta una larga fetta del debito. Intesa smentisce di essere il principale finanziatore di Toto, anzi minimizza la sua esposizione, senza però comunicare i relativi dati.

Nell'autunno 2008, quando la cordata Cai si va costituendo, in alcune lettere ai giornali Alfonso Toto, figlio del costruttore e amministratore delegato di Ap Holding, afferma che l'esposizione della banca nei confronti di Air One «è marginale», ma nell'arco di poche settimane diffonde due informazioni diverse sui debiti con banca Intesa, prima 20 milioni e poi 27.4 Resta comunque il fatto che Toto è superindebitato, anche a causa degli acquisti di aerei finanziati con poco capitale.5 Dunque l'intera costruzione finanziaria appare fragile, soprattutto in presenza di una redditività dell'azienda modesta se non negativa.

Non è quindi illogico ritenere che Toto e Passera cerchino con tanta insistenza di accasare Air One insieme ad Alitalia per trovare una soluzione alle difficoltà di Toto nel far fronte alla montagna di debiti. Ed è questo che infine avviene con il Progetto Fenice. Alla vigilia delle elezioni del 2008 la trattativa con i francesi fallisce per il no di Berlusconi a Air France e l'opposizione dei sindacati al piano industriale. Berlusconi, diventato presidente del Consiglio, consegna la polpa dell'Alitalia alla cordata dei patrioti, la Cai, tra i quali figura anche Toto.

 

Gianni Dragoni e Roberto D AgostinoROBERTO COLANINNO Corrado Passera AUGUSTO FANTOZZI AlitaliaRuggero MagnoniSILVIO BERLUSCONI EMMA MARCEGAGLIA LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO Maurizio Prato

Ultimi Dagoreport

donald trump va in pezzi

DAGOREPORT - COSA HA SPINTO TRUMP AD “ANNULLARE” LA PARTECIPAZIONE DEL SUO VICE PRESIDENTE JD VANCE ALLA CONFERENZA SULLA SICUREZZA, MANDANDO A MONACO IL MASSIMO AVVERSARIO DEL MOVIMENTO MAGA, IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO, “COLOMBA” DEI REPUBBLICANI? - I FATTI E I FATTACCI INANELLATI DURANTE L’ULTIMO ANNO DAL TRUMPISMO SONO ARRIVATI AL PETTINE. DAL DAZISMO GLOBALE CHE HA TRAFITTO LE TASCHE DEI CONSUMATORI AMERICANI AL PIANO DI DEPORTARE I PALESTINESI TRASFORMANDO GAZA IN UN “RESORT”, DAL DELIRIO DI COMPRARE LA GROENLANDIA AL PESTAGGIO DEL PRESIDENTE UCRAINO ZELENSKY, DALLE TRATTATIVE-FARSA CON PUTIN ALLA ROTTURA CON LA GRAN BRETAGNA, DALL'UNIONE EUROPEA "SCROCCONA" E ''PARASSITA'' ALLA SEPOLTURA DELLA NATO E DELL'ONU, GLI STATI UNITI INCOMINCIANO AD ESSERE PERCEPITI COME LA PRINCIPALE MINACCIA ALL'ORDINE GLOBALE, BEN PRIMA DELLA CINA – A NOVEMBRE LE ELEZIONI DI MIDTERM PREVEDONO TEMPI CUPI PER TRUMP…

alberto arbasino fratelli d italia moravia bassani agosti

DAGOREPORT ARBASINIANO – A PROPOSITO DELL’EGEMONIA CULTURALE DELLA SINISTRA: COME FU MASSACRATO NEL 1963 IL CAPOLAVORO DI ALBERTO ARBASINO, “FRATELLI D’ITALIA” (ORA RIPUBBLICATO CON BELLA POSTFAZIONE DI GIOVANNI AGOSTI) – PER FARLO A PEZZI BASTÒ ALLA MAFIETTA DEI MORAVIA, VITTORINI, MONTALE, LEGGERE QUESTE RIGHE: “LA PENNA SINISTRA VIENE USATA PER PROTESTARE CONTRO GLI STESSI PADRONI DEL VAPORE CHE LA PENNA DESTRA STA BENE ATTENTA A NON DISTURBARE COLLABORANDO IN TUTTA APOLITICITÀ AI LORO FOGLI BENPENSANTI” – UN SISTEMA DI POTERE CHE SOPRAVVIVE IN UNIVERSITÀ, CASE EDITRICI, GIORNALI, SI STRINGE A COORTE CON CONTROFIGURE WOKE EMULI DI MURGIA: I VERONESI, I GENOVESI, I GIORDANO, I LAGIOIA, LE CHIARA VALERIO, LE CHIARA GAMBERALE…

beatrice venezi andrea ruggieri nicola porro

DAGOREPORT – SUL CASO BEATRICE VENEZI, NESSUNO ERA ANCORA SCESO ALLE PROFONDITÀ DI BECERA VOLGARITÀ E IGNORANZA RAGGIUNTI DAL PARRUCCHINATO ANDREA RUGGIERI. IN UN VIDEO INCREDIBILE, A UNA MANIFESTAZIONE DI QUELL’ALTRO MAÎTRE-À-PENSER DI NICOLA PORRO, RUGGIERI PRESENTA UNA “LECTIO MAGISTRALIS” DI VENEZI INFORMANDO CHE È “ACCLAMATA IN TUTTO IL MONDO COME UN FENOMENO”. PER LA VERITÀ, QUALSIASI GIORNALE STRANIERO CHE SI SIA OCCUPATO DELLE SUE DISAVVENTURE VENEZIANE HA SCRITTO ESATTAMENTE L’OPPOSTO. MA, “IN QUESTA NAZIONE DI CAGACAZZI”, SECONDO IL RAFFINATISSIMO RUGGIERI, “BEATRICE VENEZI È UNA FIGA BESTIALE” - DI PIÙ INDECENTE DI QUESTO SPROLOQUIO C’È SOLTANTO CHE SUBITO DOPO, SALGA SUL PALCO AD ABBRACCIARNE L’AUTORE LA DIRETTA INTERESSATA. EVIDENTEMENTE, VENEZI È D’ACCORDO SUL FATTO CHE I PROFESSORI, CHE VORREBBE A TUTTI I COSTI DIRIGERE, SIANO “QUATTRO PIPPE”. CI SI CHIEDE ALLORA PERCHÉ ABBIA MOSSO MARI E MONTI PER OTTENERE QUEL PODIO – VIDEO

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO