CATTIVA MAESTRA TELEVISIONE – A MASTERCHEF, TRA IN RISOTTINO AL LIMONE E UN FILETTO DI EQUINO, TRIONFA LA PAROLACCIA LIBERA – E UN PROFLUVIO DI “CAZZO” E “MERDA” COPRE GLI EFFLUVI DEI SOFFRITTI

1.“E Masterchef sdogana le parolacce”

Elena Loewenthal per “La Stampa

 

C’è un grande assente, quest’anno a MasterChef. Ci sono tutti gli ingredienti vincenti del talent show, dalla impestata radice di wasabi alla lacrimuccia sul piatto versato, che all’ultima puntata hanno regalato un meritato record di ascolti - oltre un milione di spettatori medi. Ci sono lo sguardo truce di Cracco e la casalinga disperata ma sdilinquita.  

 

Masterchef Almo Masterchef Almo

Ma manca il bip. Lo squittio che nelle precedenti edizioni del talent show copriva la colorita esclamazione associata al lancio di piatto dal banco dei giudici o censurava lo sconforto di una sconfitta espressa a caldo, quest’anno è assente. Ecco quindi un gran fiorire di “c***o!” - decisamente il più gettonato - e altre amenità perineali. Le emozioni passano senza filtro, ha deciso la produzione, nell’immediatezza dell’improperio.

 

In questa esuberanza del turpiloquio vige la democrazia assoluta: lo praticano tanto i giudici quanto i concorrenti, soprattutto durante le intervistine in corso d’opera, fra un risotto al limone e un filetto di equino. Fa un certo effetto, sentire in chiaro e nitido tante parolacce. Fa ancor più effetto vederle per iscritto. Le dirette di MasterChef sui social network sono scandite dalle ormai famose «perle» di Joe: comici strafalcioni prontamente incorniciati e iconizzati. Nell’ultima puntata ne figurava invece uno in italiano impeccabile, il cui appeal stava nel fatto di invitare il povero «conticino» (chissà poi perché questo accanimento sul titolo nobiliare del poveruomo, come se nascere aristocratici fosse una tara da scontare) a «farsi i c***i suoi».  

 

FINALISTI MASTERCHEF FINALISTI MASTERCHEF

La parolaccia è insomma stata sdoganata dall’imbattibile talent show di cucina. Certo, tanto i giudici quanto (soprattutto) i concorrenti sono lo specchio del paese e di come il paese parla. Certo, sono cose che si sentono (e dicono) continuamente. Che a forza di ripeterle hanno perso peso, sostanza. Se veramente si vuole attenzione, conviene esclamare «urca», «accipicchia» o «perdindirindina»: a ben pensarci non sono male. E così, agli aspiranti chef cui vogliamo già un po’ di bene, agli intramontabili giudici che non ci deludono mai, ci permettiamo una piccola raccomandazione: quella di cercare sapori e profumi, colori e sfumature non solo negli ingredienti di cucina ma anche nella nostra magnifica lingua, così ricca di parole e di parolacce. Giusto per variare un po’ i loro piatti. 

 

giudici master chef giudici master chef

 

2. “Masterchef, l’apocalisse perenne alla lunga stanca”

di Elisabetta Ambrosi per “Il Fatto Quotidiano

 

   La notizia è stata data persino dal Giornale di Sicilia, come un fatto di cronaca vera (e nera): “Masterchef, concorrente serve pollo crudo a Joe Bastianich”. Così, il video del giudice che, solenne, ricordava al concorrente Filippo che “noi non siamo qui per rischiare la vita con le tue creazioni di merda” faceva il giro del web esattamente come quello col recupero dei corpi dell’aereo malese.

 

E non solo perché sul web è tutto uguale o perché i reality sono diventati più reali del vero, ma anche perché, ancor di più quest’anno, la cucina di Masterchef appare come un irrazionale universo concentrazionario in cui i concorrenti assomigliano ai sommersi e ai salvati di un lager: scampati per caso oppure soppressi senza pietà a causa di un minimo inciampo, di mezzo secondo di scarsa lucidità, di un mancato milligrammo di sale aggiunto. Gli aspiranti chef vengono fatti correre, sembra quasi la scena di un film neorealista, verso il banchetto degli ingredienti per accaparrarsi qualcosa, peggio che al mercato nero. E la preparazione dei piatti si svolge in un’atmosfera bellico-apocalittica dove il lessico è quello della salvezza o della fine.

I GIUDICI MASTERCHEFI GIUDICI MASTERCHEF

 

Alcuni degli scampati che osservano dall’alto quelli che ancora potrebbero soccombere si dichiarano “preoccupati per alcune persone cui voglio bene”, notano una concorrente che “poverina, trema”, osservano le dure prove dei loro compagni commentando “Io muoio se a me capita una cosa così”.

 

   I GIUDICI rivestono, ancor più delle edizioni passate, i panni degli imprevedibili gerarchi, quelli di cui non conosci le reazioni, quelli che potrebbero decidere la sorte del tuo grembiule Masterchef in base all’umore della puntata più che alla cottura del maiale. E allora per passare tra le forche caudine dei Mystery Box, degli Invention o dei Pressure Test non basta più il talento, l’estro, la creatività, serve piuttosto una tyche benigna. Infatti, mentre nelle prove in esterno – proprio come in un regime che fuori dalle sue prigioni mostra la sua retorica autarchica-agreste – i concorrenti devo celebrare la festa della mietitura, il cupo interno della cucina di Masterchef si riempie di imprecazioni dei giudici verso i dannati

MasterChef Italia Concorrenti e MasterChef Italia Concorrenti e

 

   – “questo vuol dire che non sai un cazzo del nostro paese”, “non me ne frega niente di quello che dici”, “O ascolti o stai zitta” – addirittura un concorrente si taglia e comincia a sanguinare, mentre quando, infine, il condannato a lasciare la cucina viene scelto le reazioni sono quelle di chi vede un compagno di baracca preso per la fucilazione, “no, Carmine no, cazzo”. Non è chiaro a chi guarda perché il montaggio, e autori e regia, abbiano voluto ancor più accentuare, magari loro malgrado, l’aspetto sadico-persecutorio dei giudici e la siderale (e immotivata) distanza dai concorrenti. L’estetica rossa e acciaio di Masterchef prevede coltelli affilati e nessuna pietà: solo che rischia di apparire grottesca, e fuori tempo massimo.

 

MASTERCHEFMASTERCHEF

   Visto poi che, alla fine, il merito serve a poco rispetto alla messa in scena, tanto varrebbe cambiare registro. E magari buttarsi sulla goliardia e l’allegria, in fondo si gozzoviglia, facendo vincere il concorrente più simpatico, il battutaro del gruppo, pure se ti serve pasta aglio olio e pomodoro. Visti i tempi che corrono, più che un masterchef servirebbe un joyfulchef.

Ultimi Dagoreport

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?

monte dei paschi di siena mps banco bpm luigi lovaglio giuseppe castagna hugues brasseur

DAGOREPORT - LA FUSIONE MPS-BPM È DAVVERO FINITA NEL CESTINO? PER SALVARSI DALL’OPAS DI INTESA, LOVAGLIO E CASTAGNA POTREBBERO AGGRAPPARSI A DUE SALVAGENTI: ANTI-TRUST E CREDIT AGRICOLE - INCORPORANDO IL 13% DI GENERALI, IL DESTINO CINICO E BARO VUOLE CHE IL PRIMO COMPETITOR DEL LEONE DI TRIESTE NEL MERCATO ASSICURATIVO, SIA PROPRIO INTESA - CON UNA QUOTA COSÌ IMPORTANTE IN GENERALI, L’ANTI-TRUST POTREBBE CONSIDERARE INTESA IN GRADO DI CONDIZIONARE ASSEMBLEE, INFLUENZARE NOMINE E SCELTE STRATEGICHE - IL FUTURO DI CASTAGNA È NELLE MANINE DEI FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE, CHE DETIENE IL 29,9% DI BPM - VISTO L’OTTIMO RAPPORTO DI GIORGETTI E CASTAGNA CON LA “BANQUE VERTE”, C’È CHI IPOTIZZA CHE IL GOVERNO MELONI POTREBBE DARE L’OK A UNA FUSIONE DI BPM CON CRÉDIT AGRICOLE ITALIA, SETTIMO GRUPPO BANCARIO ITALIANO - MA C’È CHI VA OLTRE: NULLA VIETEREBBE A CREDIT AGRICOLE DI LANCIARE UN'OPAS SU SIENA CONTRO L'OPAS DI INTESA…

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…