CINEPANETTONE AVARIATO - FINE DI UN’EPOCA O FLESSIONE FISIOLOGICA? NERI PARENTI NON MOLLA: “PRESTO PER FARGLI IL FUNERALE, MA DOBBIAMO INTERCETTARE IL SESTO POTERE. I RAGAZZINI DAI 12 AI 17 ANNI, QUELLI CHE TWITTANO, CHE POSTANO SU FB. IL SUCCESSO DEI SOLITI IDIOTI, ARRIVA DA LÌ” - DE SICA: “TUTTO È IN CRISI, TUTTO È DIMEZZATO” - BARBERA: “C’È ACCANIMENTO. FARNE UN CAPRO ESPIATORIO È SBAGLIATO E STRABICO” - VALSECCHI: “ASSURDO SPENDERE OLTRE 5 MLN PER UN FILM” - TOZZI (CATTLEYA): SONO IN DIFFICOLTÀ GLI ESTREMI: IL CINEPANETTONE E IL FILM D’AUTORE…

1 - PROCESSO AL CINEPANETTONE
Egle Santolini per "La Stampa"

«Guardi che è un po' presto per celebrare il nostro funerale». Neri Parenti, il cuoco che con i Vanzina inventò la ricetta del cinepanettone, ammette la sconfitta ma contiene le perdite, perché mai mal comune fu così mezzo gaudio: «Sherlock Holmes, eh? Ma qualcuno lo vuol dire che la seconda puntata sta incassando molto meno della prima? E che Il gatto con gli stivali va peggio dello Shrek dell'anno scorso? La gente contiene i consumi, non è che ce l'abbia solo con noi».

Eppure il tema è indigesto come il ricordo del cotechino il due gennaio: Vacanze di Natale a Cortina è al vertice del box office e arriverà pure, dopo l'Epifania, alla boa di sicurezza dei dieci milioni di euro; ma visto che l'anno scorso Natale in Sudafrica ne fece 18 e mezzo e sembrò già una mezza sconfitta, tanto che i Vanzina sceneggiatori decisero di tornare in campo «per parlare più di realtà», siamo autorizzati ad analizzare, se non la fine, almeno la senescenza di un genere.

Sta di fatto che gli italiani non hanno smesso di ridere in assoluto: hanno smesso di ridere in quel modo lì. Sono passati due mesi scarsi, ed eravamo già in guerra con lo spread, dal boom dei Soliti idioti, 14 stupefacenti milioni d'incasso. Senza contare i trionfi, l'anno scorso, di Benvenuti al Sud e del secondo film di Checco Zalone, Che bella giornata: roba che, comunque, fa trovare agli spettatori la voglia di uscir di casa e scucire sette euro e 50.

Non è, caro Parenti, che ci si è veramente rotti di quelle facce, di quelle pellicce, di quelle grolle, di quei veglioni? E pure di certe figurine del presepio: vabbè Simona Ventura, che frattanto sdottoreggia a X-Factor con buon rientro d'immagine. Ma Signorini, e pure Emanuele Filiberto.

«Usati, nel film, in modo dissacrante: mica mi vorrà dire che ne escono bene. Vede, il punto è un altro. Decide il sesto potere. I ragazzini dai 12 ai 17 anni, quelli che twittano, che postano su fb i consigli sui film. Il successo dei Soliti idioti, creature di Mtv, arriva da lì».

Si dice anche dalla cameretta del figlio adolescente di Pietro Valsecchi, il produttore di Zalone e degli Idioti . «Fosse così semplice trovare la formula. In quarant'anni sa quanti ne ho visti di zaloni? E Pozzetto, e Abatantuono, e Pieraccioni. Ma il risultato non è garantito per nessuno: proprio Zalone doveva fare un botto con il suo show in tivù e si è fermato a un terzo degli ascolti di Fiorello».

Quel pubblico con i brufoli e i pollici attaccati al melafonino i cinepasticceri di Aurelio De Laurentiis in realtà hanno anche provato a blandirlo: «Io non so se Christian De Sica abbia stufato, ma certo nel film abbiamo messo un sacco di facce nuove: Dario Bandiera, Giacobazzi, Katia e Valeria. Gente che arriva soprattutto da Zelig ».

Appunto, non è che vi siete troppo confusi con la televisione? Ricky Memphis compare a Cortina e, insieme, come pediatra in Tutti pazzi per amore . «Quello di Memphis è un caso particolare, visto che a giorni salterà fuori anche in Immaturi-Il viaggio . Un infortunio di programmazione, l'uscita del film di Paolo Genovese era prevista più tardi. Ma non credo che ci si sia troppo televisizzati, il difficile è intercettare il nuovo pubblico».

Pare fra l'altro che sia il pacchetto regalo a non andare più, il trailer con le battutone grevi (criticato da De Sica per la confezione e da Bandiera perché dà poco spazio alle new entries), il cartellone fatto così, la colonna sonora fatta colà: quest'anno Bob Sinclar con un titolo autocensurato ma che è tutto un programma, F... With You . Parenti si smarca: «Il trailer non lo dirigo io, ma certo difendo il prodotto in toto. Rischiamo di farci mettere in croce dagli incassi proprio quando i critici ci hanno trattato meglio per il tono più leggero e per l'assenza di volgarità. Ma che nessun iettatore s'illuda, eccome se torniamo l'anno prossimo».
Basta che non sia un Natale con i Maya .

2 - CHRISTIAN DE SICA: "DIAMO LAVORO ALL'ITALIA E CI TRATTANO CON ASTIO"
Christian De Sica, il suo cinepanettone è grave oppure ha solo avuto un po' d'influenza?

«Ma non scherziamo. Un momento di stanca è fisiologico, sacrosanto. Da qui alla morte ce ne corre. Probabilmente alla fine delle feste ci attesteremo sui 12 milioni e mezzo di spettatori, ora siamo quasi a dieci milioni. Valli a fare questi numeri e, soprattutto valli a confrontare con quelli degli altri. Oltretutto Vacanze di Natale a Cortina è stato accolto con critiche positive giudicato il migliore della serie. Non avremo fatto il botto ma non posso proprio lamentarmi».

Però un po' le dispiacerà di tanto accanimento.
«Dico che è un film di Natale e che quelli che ne parlano con tanto schifo farebbero bene a ignorarci, invece no, sembra una mania. Nessuno però dice niente di Sherlock Holmes che non ha dato gli incassi del passato. Tutto è in crisi, tutto è dimezzato, non solo noi. Oltretutto mi sembra sciocco continuare a parlare male dei nostri prodotti. Il cinema americano non ci porta niente mentre noi diamo lavoro a tanta gente qui in Italia e se non sostenuti, almeno non andremmo così attaccati».

Le sembrano attacchi strumentali?
«Lo sono. I giornali parlano addirittura della fine di un genere, di un modello berlusconiano di cinema oramai tramontato. Figuriamoci, i cinepanettoni non sono questo. Io ci leggo dell'astio».

«Tv sorrisi e canzoni» anticipa che lei e Massimo Boldi potreste tornare a fare coppia. Colpa della crisi?
«È una sciocchezza. Come se due calciatori di due squadre diverse giocassero insieme. Abbiamo contratti con produzioni diverse. Impossibile tornare insieme».

3 - VALSECCHI: È TEMPO DI NUOVE STORIE E DI COSTI PIÙ CONTENUTI"
Pietro Valsecchi, produttore di Taodue, grandi successi di commedia alle spalle, il cinepanettone è alle corde?

«Il calo di pubblico ha investito molti, non solo i cinepanettoni. Detto questo però bisogna ripensare il modo di proporre quel tipo di cinema».

Cambiare, in che modo?
«Investire in nuove storie, in nuovi autori, in nuovi sceneggiatori, scovare i talenti nascosti e contenere i costi. Andiamo incontro a un anno difficile, è assurdo che per un film si spendano dieci milioni di euro; oltre i cinque di costi complessivi non si dovrebbe mai andare».

Un problema di costi e di contenuti?
«Al cinema i cinquantenni vanno meno, ora sono i ragazzini lo zoccolo duro, che hanno un loro linguaggio e che non si riconoscono nelle dinamiche dei cinepanettoni. Arriva il momento in cui il pubblico vuole altro. Io comunque li leggo sempre come segnali positivi, uno sprone per cambiare il passo, il dubbio che ti attiva. Il ricambio preme, bisogna domandarsi come fare per non tornare mai indietro e fare il meglio capendo la realtà».

Non è facile interpretare i gusti di generazioni magari lontane.
«Però bisogna farlo. Attenzione che se non si portano novità poi si arriva a un punto di non ritorno».

Cambiamenti dal sicuro risultato?
«Nessuno ha la medicina e nessuno è malato. Io non sono un santone e neppure un profeta. Sono solo un lavoratore che vorrebbe vedere il cinema andare bene per tutti. Mi guardo intorno e vedo che sono crollate le certezze dei cinepanettoni. Azzeriamo tutto con il coraggio di rischiare. Sta a noi non uccidere il cinema».

4 - BARBERA: "TROPPO FACILE FARNE UN CAPRO ESPIATORIO"
Alberto Barbera, fresco di nomina alla direzione della Mostra del Cinema di Venezia, come interpreta la débâcle dei cinepanettoni?

«Innanzitutto non parlerei di débâcle, casomai di flessione che andrebbe valutata in tempi più lunghi. Quello che però mi lascia perplesso e anche insospettito, è questo improvviso accanimento. Improvviso ed eccessivo».

In che senso accanimento?
«Negli anni scorsi sembrava fossero intoccabili con i loro incassi alle stelle, oggi, appena si scorge un minimo calo sono tutti pronti a condannarli. Il problema vero è che non si possono accusare i cinepanettoni di tutti i problemi del cinema italiano. Sono come i dolci della tradizione, a volte vengono un po' a noia ma non è possibile farne a meno».

C'è una ricetta per farli tornare appetitosi?
«Rispettarne la natura e non rinunciarci ma rinnovare, trovare nuove formule e non chiedere a quel cinema quello che non ha mai preteso di dare. Da oltre venticinque anni sono un prodotto natalizio che la gente ha gradito. Ora meno ma il momento è complesso, di crisi per tutti, la gente è meno attirata dal cinema, ci sono state risposte inaspettate anche per quanto riguarda annunciati trionfi. Penso a Sherlock Holmes che pur vincendo gli incassi di questo periodo ha guadagnato meno rispetto al precedente».

Cambiamenti epocali che chiedono più risposte da dare a un pubblico cinematografico che deve essere attirato in modo diverso?
«Dico solo che della crisi hanno risentito tutti e che fare dei cinepanettoni un capro espiatorio è sbagliato e strabico».

5 - TOZZI: "IL PUBBLICO C'È MA HA CAMBIATO GUSTO"
Riccardo Tozzi, da produttore Cattleya e da presidente dell'Anica, come vede la situazione dei Cinepanettoni?

«Allargherei il discorso al cinema italiano che attraversa una fase dinamica in crescita esponenziale. In un decennio siamo passati da 10 a 40 milioni di biglietti, una quota di mercato più alta di quella francese. Questo caso quantitativo straordinario ha portato un evidente cambiamento di pubblico e in tempi rapidissimi. E il cinema si è adeguato, si sono affacciate nuove commedie popolari, larghe, semplici, (e non penso solo a Benvenuti al Sud) che parlano del paese facendo risultare invecchiati i cinepanettoni e i film d'autore».

Perché accomuna questi due generi tanto distanti?
«Sono gli estremi ad essere più in difficoltà, a risentire delle novità, ad aver perso il contatto con l'evoluzione del pubblico. In più il cinema d'autore soffre di un problema strutturale legato alla carenza di multisale urbane. I gusti sono mutati e i film di Natale hanno bisogno di innovazione, la formula è usurata anche se Vacanze di Natale a Cortina è migliore rispetto a quelli del passato. Immagino nel futuro un cinepanettone completamente diverso».

Gli incassi del cinema italiano calano a favore dei film americani?
«No, cala l'incasso totale ma non a beneficio del cinema americano che resta stazionario anche se un po' in fase decrescente. Siamo in un momento particolare ma è una fase di crescita nell'evoluzione. Lo dico anche a me che faccio tanto cinema d'autore; bisogna stare con gli occhi aperti, sempre attenti, come se si trattasse ogni volta del primo film».

 

 

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