tiziano terzani

DUE O TRE COSE CHE SO DI TERZANI - LO SCRITTORE E GIORNALISTA RACCONTATO DA AMICI E COLLEGHI NEL NUOVO LIBRO “DIVERSO DA TUTTI E DA NESSUNO” - LA MOGLIE ANGELA CHE L’HA SEGUITO IN CAPO AL MONDO: “AVEVA UNA VISIONE DEL MONDO SOCIALISTA, ANTICOLONIALISTA E MOLTO ANTIAMERICANA. QUANDO C'È STATA QUESTA DELUSIONE DELL’UNIONE SOVIETICA, TIZIANO È CADUTO IN UNA GRANDE DEPRESSIONE”

tiziano terzanitiziano terzani

Paolo Cognetti per “Robinson - la Repubblica”

 

Testo di Paolo Cognetti Angela Terzani racconta i viaggi, le case, gli incontri di una vita avventurosa Fino all' eremo dell' Himalaya "Tutti mi dicono: io non l' avrei mai fatto. Invece è stato un privilegio" La casa di Angela Terzani a Firenze è un angolo d' Asia nascosto sulla collina a sud della città. In giardino le statue degli dei-animali, il portico di legno intarsiato, guardano gli ulivi, e il profumo del sandalo si mescola a quelli della salvia e del rosmarino.

COPERTINA DEL LIBRO 'DIVERSO DA TUTTI E DA NESSUNO' SU TIZIANO TERZANICOPERTINA DEL LIBRO 'DIVERSO DA TUTTI E DA NESSUNO' SU TIZIANO TERZANI

 

Dentro, nel salotto, Tiziano è ritratto in meditazione in un quadro di Nicola Magrin, un piccolo uomo avvolto in una tunica e seduto davanti alle montagne. Sono i suoi ultimi anni di vita, quelli della malattia e dell' Himalaya. L' altro ricordo d' Himalaya è un rododendro in un vaso del terrazzo: laggiù i rododendri crescono fino a formare boschi intricati, li ho visti con i miei occhi anch' io, questo invece è soltanto un arbusto tra le rose. Ma sta preparando un fiore che, chiuso, è grande come un pugno, e vorrei esserci quando si aprirà, sarà un fiore spettacolare.

 

Angela Terzani è una signora elegante come la sua casa. Ha i modi di una donna abituata a ricevere e conversare. È sorridente, capace di metterti subito a tuo agio, e parla un italiano pieno di accenti diversi. A volte mi perdo in mezzo ai discorsi perché cerco di capire da dove viene una certa inflessione: il tedesco delle sue origini, certo, ma anche l' inglese di una vita all' estero, e chissà quanti altri suoni ha assorbito in trent' anni d' Asia.

tiziano terzani e la moglietiziano terzani e la moglie

 

Il fiorentino spunta quando s' infervora, fa una battuta o cita qualcosa che Tiziano ha detto. Allora mi sembra di sentire lui. Penso che, dopo un lungo matrimonio, due persone finiscano per assomigliarsi in diversi aspetti, ma forse più di tutto nella lingua che hanno parlato tra loro. E quando uno non c' è più da tredici anni, come Tiziano Terzani, puoi ancora ritrovarlo nel lessico famigliare di sua moglie.

Di lingue, case, coppie, chiedo ad Angela una settimana dopo, quando è a Milano per presentare il libro di ricordi che ha appena raccolto tra gli amici di Tiziano, Diverso da tutti e da nessuno.

 

Cominciamo dalle case?

«Sì, a Tiziano piacevano molto le case, arredava persino le stanze d' albergo. Entrava e diceva: qui il letto ci sta male, e lo spingeva da un' altra parte. Rendeva accoglienti anche le stamberghe più orribili».

 

terzaniterzani

«Quella di Singapore fu la prima, nel ' 71: era la più semplice perché avevamo pochi soldi, c' erano i mobili coloniali inglesi dell' ufficiale che ci aveva abitato prima di noi. Era in mezzo a un grande parco, con tutti questi uccelli che cantavano. A Hong Kong siamo stati sul Peak, proprio in cima, lì per metà dell' anno eravamo soffocati dalle nebbie. Ogni tanto però si aprivano squarci meravigliosi su tutti i territori fino alla Cina, e questa era la cosa emozionante: in Cina non si poteva entrare ma da lì si poteva vedere. Piano piano abbiamo popolato la casa di cimeli, divinità dell' animismo cinese ma anche dell' Indonesia, della Malesia, delle Filippine».

 

Qual è il rapporto con la casa di una persona che viaggia tanto? È davvero una casa o solo un rifugio temporaneo?

terzani e la moglie angelaterzani e la moglie angela

«È una casa. Tutte le volte ci siamo portati dietro il letto, quello in cui io dormo ancora, e sempre gli stessi mobili. Quando si vive così per trent' anni, all' estero, girando da un posto all' altro, ti porti dietro la casa come una tartaruga. Quello è il luogo dove hai la tua famiglia e la casa diventa il tuo paese, le tue radici sono lì».

 

«I libri via via trasportati, i romanzi che avevamo letto, i libri su cui Tiziano aveva studiato. Il cibo no, e nemmeno i mobili. La lingua sì. Siamo sempre rimasti una famiglia italiana».

Leggendo questo libro si ha la sensazione che esista, o sia esistita, una comunità internazionale dei corrispondenti, e che anche quella fosse una famiglia per voi.

 

«La parola famiglia è giusta, una famiglia con tanti membri che cambiavano, uno veniva spedito in Laos e l' altro nelle Filippine ma poi ci ritrovavamo, e c' era una bella solidarietà. Eravamo lontani da casa, il contatto con le redazioni era per telex, in parole brevissime, questi giornalisti erano come degli orfani dispersi per il mondo che si davano una mano uno con l' altro. Nessuno aveva il computer ma la macchina da scrivere, se ti si rompeva un pezzo era finita! C' erano questi club dei corrispondenti esteri dove potevi incontrare le stelle della Seconda guerra mondiale, i guru della guerra in Corea e poi i giovani come Tiziano. Era come una confraternita».

terzani e la moglie angela 2terzani e la moglie angela 2

 

Com' era essere una donna in questa comunità?

«Negli anni Settanta cominciavano a esserci diverse giornaliste molto brave, ma era ancora un mondo maschilista e coloniale, in quanto moglie non eri nessuno. Nel parlare non contavi niente: parlavano loro, era un eterno parlare di cosa avevano visto prima, chi era chi, capi di stato, ministri, generali. Lavoravano sempre».

 

Leggendo "Un indovino mi disse" mi è sembrato che poi, negli anni Novanta, si sia creato uno scarto tra Tiziano e quella comunità, che a un certo punto lui sia andato per la sua strada.

terzani e la moglie a pechinoterzani e la moglie a pechino

«Forse lui non è mai stato un vero giornalista, nel senso che il lavoro non era l' unica cosa che gli interessava. Aveva una visione del mondo socialista, all' inizio, anticolonialista e molto antiamericana. Il Vietnam era la guerra di Spagna della nostra generazione, carica di speranza e ideologia. Così alla fine, quando c' è stata questa delusione del socialismo, e la speranza si è vanificata in Cina, nell' Unione Sovietica, Tiziano è caduto in una grande depressione. Il Giappone in particolare l' ha depresso molto, lui era partito per l' Asia in cerca di un altro mondo, di un altro modo di vivere, e in Giappone ha ritrovato l' America all' ennesima potenza. Da lì è partito il viaggio di Ha dato peso a una parte di sé a cui non aveva mai dato peso: la riflessione sull' uomo. Allora si è allontanato dai suoi colleghi e anche i suoi colleghi lo hanno sentito, pensavano che Tiziano fosse diventato matto».

 

terzani con i suoi figliterzani con i suoi figli

La ricerca che da politica diventa spirituale. È stato allora che siete approdati in India.

«L' India all' epoca si era appena aperta al commercio internazionale, noi abbiamo visto le prime insegne della Coca Cola, è sempre la prima a rompere le scatole! Era piena di fachiri, serpenti, faceva paura, Folco e Saskia erano terrorizzati da questi fachiri con i turbanti, i mendicanti, i lebbrosi. Ma Tiziano era stanco di guerre. Soprattutto ha visto i risultati delle guerre e delle rivoluzioni che erano sempre terribili, c' erano sempre milioni di morti. Lui stesso che aveva creduto nella rivoluzione - era anche anarchico Tiziano, avrebbe volentieri tagliato la testa a qualcuno - si è accorto che non era quella la risposta. Allora qual era la risposta? Come lo cambi il mondo se non con la guerra? Alla fine si è dato la risposta utopica: cambiando te stesso».

 

terzani in giro per l asiaterzani in giro per l asia

Come siete arrivati all' Himalaya? Tiziano non era un uomo di montagna, era senz' altro innamorato delle città.

«Lui pensava alla montagna come un eremita, come gli indiani a cui la montagna ispira Dio. Ha smesso di fare il giornalista a cinquantotto anni, ha detto " e adesso cos' altro voglio fare? Voglio stare ritirato e scrivere un libro". Ma dove? Allora siamo andati in cerca di qualche posto in Himalaya dove lui potesse stare. A un certo punto sentiamo parlare di questo solitario, questo vecchio, che abitava a qualche ora di cammino, dove non arrivava la macchina.

 

La montagna era bellissima e Tiziano in quel momento della sua vita, non prima, aveva bisogno di questo. È andato ad abitare con il vecchio e ha cominciato a scrivere, gli ci sono voluti quattro anni. C' era un ragazzo che andava a prendergli l' acqua e il cibo. Non ha mai pensato di tenere un orto né è entrato in relazione con i montanari locali, perché non parlava l' hindi. Questo era il suo rapporto con la montagna, come un monaco con il monastero».

 

terzani in asiaterzani in asia

E che cosa pensa una moglie quando il marito si chiude in un monastero?

«Questa è la domanda di molti, perché davvero non è facile stare con un uomo così. Ma noi eravamo stati insieme tanti anni già prima di partire per l' Asia, erano solide le basi della nostra vita insieme. Quando Tiziano lavorava all' Olivetti l' avevo vi- sto così infelice... Sai, quando tu vivi con uno così, nato sotto il segno della tigre, è come una tigre in gabbia se non è nel posto giusto, e tu pensi: o si salva lui o non si salva nessuno! Tiziano all' infelicità si ribellava, secondo me sapeva di non avere tanto tempo da vivere.

 

terzani a hong kongterzani a hong kong

Allora ho pensato: bene, hai trovato il tuo posto, hai trovato quello che ti serve. Io a quel punto ho fatto tutto quello che lui non voleva più fare: la burocrazia, le nostre due madri anziane da curare, i traslochi, i figli tutt' e due all' estero in posti diversi. Ma siamo sempre rimasti in contatto. Mi scriveva tutti i giorni e mandava questo ragazzo, che ci metteva due ore di cammino, a spedire le lettere via fax.

 

Abbiamo comunicato continuamente e a me bastava. A volte lo andavo a trovare e stavamo benissimo, di nuovo, per settimane, perché lui si trasformava quando era a suo agio, quando era contento si calmava, dava il meglio di sé. Io mi sono adattata, questo alcune donne me lo rimproverano, ma era così o era niente.

 

tiziano terzani tiziano terzani

Dicono: io per mio marito non lo avrei mai fatto. Ma sai, rispondo, neanche io per il tuo, per quello lì non lo avrei mai fatto, ma per Tiziano sì, perché era così interessante! Sento che è stato un privilegio stare con lui. Ho imparato tanto, ho viaggiato, ho incontrato tante persone, ho avuto il tempo dopo di pensare e di capire. Sono tredici anni ormai che sono sola. È stata una grande occasione».

 

Perché tra tutti questi contributi degli amici di Tiziano manca il tuo?

«Perché non avrei potuto farlo in poche pagine. Sto scrivendo un libro sulla nostra vita insieme. Ci vuole tempo». Tutto il tempo che vuoi, Angela. Lo aspettiamo come quel fiore di rododendro, ci saremo quando si aprirà.

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