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“X FACTOR”, ULTIMO ATTO (E ULTIMI SCAZZI) - FEDEZ: ‘’QUANDO MI SONO ESIBITO, MORGANE LA CABELLO GLI UNICI A NON BATTERE LE MANI’’ - MORGAN: ‘’LE LITIGATE? NO, SI CHIAMA DIBATTITO. L’ANNO PROSSIMO NON SO SE CI SARÒ”

1. LO SHOW SENZA PAURA DI ESAGERARE

Alessandra Comazzi per “la Stampa”

 

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Si chiude X Factor, programmone roboante che da fenomeno quantitativamente circoscritto ma molto amato dalle élite, un po’ come MasterChef, si è allargato a una popolarità reale e condivisa. Che deriva ormai non più, o non soltanto, dalla visione diretta su Sky Uno, su Cielo, sul web, ma dalla diffusione sui social network. E dal passaparola fiduciario.

 

Avere, oppure no, «l’X Factor», è diventato un modo di dire comune. Uno show che non ha paura di scene e costumi; né dell’esagerazione dei giudici, modificati meno Morgan con l’ultimo giro di valzer. E Morgan resta una sicurezza, anche di bizzarria, come quando disse che non ne poteva più e se ne sarebbe andato. Infatti. 
 

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I talent sembrano la barzelletta: «Com’è tua moglie a letto? Chi ne dice bene, chi ne dice male». Ecco, tanti ne dicono male, come se fossero loro che ammazzano la creatività, il merito. Non è così: chi ci arriva i suoi numeri da spendere li ha sempre, e quella è un’occasione, come un tempo era Castrocaro. È un modo per cominciare, poi ognuno se la gioca. E questo, fuori di retorica, fa parte dell’esistenza e dei suoi meccanismi. Certo, bisogna saper gestire l’improvvisa popolarità tv. Nella consapevolezza di poter tornare nell’anonimato: ma non è questa una scuola di vita?

 

2. MORGAN: “LA TV PER ME È UNO SVAGO

Piero Negri per “la Stampa”

 

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Stasera chiude il suo settimo «X Factor»: con che stato d’animo?
«Rimango uno che in tv si diverte e cerca di far divertire. In tv sfogo la parte di me più ironica, riesco a essere teatralmente più buffo. Poi, certo, tutti hanno una compresenza di stati d’animo, a volte mi sento più introspettivo e in quei momenti la televisione stona perché è contraria a un’intimità che desidero».
 

Dice di aver partecipato a «X Factor» anche con intenti didattici, per far andare la buona musica in tv: è avvenuto?
«Chi ha orecchie per intendere, intende».
 

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Ci tornerà l’anno prossimo?
«Mi sembra prematuro rispondere, ne parleremo a tempo debito. Da domani penso ai miei concerti e alla mia musica. Voglio pubblicare due album, La musica sentimentale e La musica sociale. Ora ho voglia di dedicarmi a diffondere questa mia nuova dimensione musicale, anche in televisione, se mi inviteranno. E poi ho appena pubblicato un libro che sta andando molto bene».
 

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«Il libro di Morgan», edito da Einaudi: quando l’ha scritto?
«Nell’ultimo periodo, curandolo molto, consegnandolo in ritardo. Non è un’autobiografia, è la mia visione del mondo. Potrebbe intitolarsi “Il mio mondo, dalla politica all’estetica”».
Perché ha pubblicato poca musica, ultimamente?
«Ho potuto permettermelo. Non si deve sempre pubblicare, il mercato spesso non ha bisogno di novità. Ho imparato a essere flemmatico, cauto. Ora però c’è necessità di novità, vedo troppa polvere in giro».
 

La flemma se lo può permettere perché ha fatto molta televisione?
«La popolarità becera non l’ho mai apprezzata. L’ho avuta, ogni tanto, ma non l’ho mai cercata, non faccio le cose per il denaro né per il successo, e non ho fatto la tv per quello. Mi ha dato un bel po’ di svago, però».
 

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Dunque le discussioni accese, gli abbandoni sono solo spettacolo?
«Non è spettacolo, si chiama dibattito. Distinguo la litigata alla Sgarbi, che pure stimo, dal dibattito anche acceso, quello che faccio io. Apprezzo la capacità argomentativa, la vis polemica, la captatio benevolentiae».
C’è curiosità per la nuova musica...
«Ho messo insieme molti generi diversi: musica classica, sperimentale, pop, moderna e antichissima insieme. Ci sono pochi riferimenti a quello che si sente in giro oggi, forse è la cosa migliore che ho fatto. La definirei “Elettrosinfonica”».
A «X Factor» il ruolo dei giudici è dare: ma lei ha preso qualcosa?
«Ho ricevuto tanto entusiasmo, amicizia e modernità, soprattutto nell’ultima fase. Devo ringraziare un programma che mi ha fatto lavorare in un contesto molto contemporaneo».

 

3. FEDEZ: HO LOTTATO CONTRO TUTTI MA NON SO SE LO RIFAREI

Luca Dondoni per “la Stampa”

 

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Fedez, il suo disco «Pophoolista» è diventato platino, può contare su 181 milioni di visualizzazioni su YouTube, ha un milione e mezzo di like su Facebook, oltre 500 mila follower su Twitter e quasi altrettanti su Instagram. Ma qual è il bilancio di questa prima annata di «X Factor»?
«Direi buonissimo, forse perché non avevo grandi aspettative. Il mio obiettivo era quello di essere accettato: mi pare di esserci riuscito».
 

Se lo immaginava così?
«È un po’ come quando vai in gita con la scuola: ti aspetti grandi emozioni e a volte l’immaginazione va oltre la realtà. È stato un lavoro ed è stato impegnativo. Ho dovuto convivere con personalità forti».
 

Quanto ci è voluto per trasformare l’impaccio iniziale nella sicurezza delle ultime puntate?
«La prima diretta fu un disastro. Nelle audizioni il montaggio ci aveva salvato: chi più chi meno, eravamo venuti fuori bene. Nella diretta ero teso, il clima al tavolo non era dei migliori (non che sia mai stato buono). Però, una volta capiti i tempi e i ritmi della tv, mi sono adeguato».
 

Come è andata con Morgan?
«Spero non mi abbia visto come una minaccia. Ho sempre cercato di rispettare una persona che conosce questo contesto meglio di tutti e lo sa gestire benissimo. Da lui ho capito come si crea un momento, come si enfatizza. È stato un maestro, anche se forse a volte mi ha trattato come un ragazzino, cercando di sminuire quello che facevo o dicevo.

GIANNA NANNINI FOTO DI GIOVANNI COZZI GIANNA NANNINI FOTO DI GIOVANNI COZZI

 

Quando si è esibito, sono stato educato, non ho detto nulla, mentre quando è toccato a me - e avevo un singolo in classifica - l’unico che ha applaudito è stato Mika. Morgan e Vicky non si nemmeno degnati di battere le mani. Sembra una stupidaggine, ma ci sono rimasto male. Di Morgan posso dire che con me, dal camerino alla diretta ha sempre cambiato faccia. Ma forse ha ragione lui, probabilmente la tv si fa così». 
 

Quest’anno in sede di casting si sarebbe potuto fare di più? La molta luce sui giudici è servita a offuscare concorrenti così così?
«Non è stata una scelta. Anzi, gli autori ci hanno chiesto più volte di metterci in secondo piano rispetto ai cantanti, ma mi rendo conto che è successo il contrario. Stando ai numeri è stato un anno da record e quindi qualcosa vorrà pur dire. Ma da qui non escono superstar: esci e da quel momento sono cavoli tuoi, di chi ti segue, delle canzoni che ti propongono e… di un mare di ostacoli».
 

DAVID GUETTADAVID GUETTA

Quale giudice ha amato di più?
«Mika».
E quello che ha amato meno?
«Victoria».
Chi le piacerebbe avere al fianco al posto di Mika, Victoria e Morgan...
«Claudio Cecchetto, Vasco Brondi (Le luci della centrale elettrica) e Paolo Conte». 
 

Rifarà «X Factor»?
«Dipende da quanto mi offrono e da chi ci sarà. Ma è andata talmente bene che non mi sento di rischiare ancora. È stata un’esperienza forte, forse troppo e non la vorrei rovinare. La tv non è il mio mestiere. E se me lo chiede oggi, la mattina della finale, la risposta è no».

 

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