LA GRANDE BRUTTEZZA - IL COMUNE DI ROMA, PUR ESSENDO PROPRIETARIO DI 60MILA BENI IMMOBILI, PAGA LA BELLEZZA DI 74 MILIONI L'ANNO PER GLI AFFITTI (CHISSA’ CHI LO HA PERMESSO)

Sergio Rizzo per ‘Il Corriere della Sera'

Cinquantadue euro e 46 centesimi al mese.È la pigione media che il Comune di Roma incassa da ciascuno dei suoi 43.053 alloggi: moltissimi dei quali, ed è comprensibile, affittati a prezzo politico ai cittadini meno abbienti. Ma pur tenendo conto di questo non trascurabile dettaglio, è una miseria. Tanto più scandalosi, quei 27,1 milioni l'anno, al confronto con la somma che lo stesso Campidoglio tira fuoriper affittare da costruttori
e immobiliaristi privati 4.801 appartamenti da assegnare agli sfrattati o alle famiglie in difficoltà: 21 milioni 349.652 euro.

Di questi 21, 3 milioni, per inciso, 4 milioni 242 mila finiscono nelle tasche di una società che si chiama Moreno Estate srl. Che fa capo ad Angiola Armellini, figlia dell'ex re dei palazzinari romani Renato Armellini, una signora che ha guadagnato qualche giorno fa l'onore delle cronache dopo che le hanno fatto tana: ha 1.243 appartamenti sui quali secondo la Guardia di Finanza non pagava Ici e Imu. Il bello è che l'hanno scoperto le Fiamme gialle e non il Comune di Roma, che da lei ha in affitto quasi tutti quegli appartamenti. Esattamente, 1.042.

Ma in quanto a immobili affittati al Campidoglio non è da meno sua sorella Francesca Armellini, cui sono riconducibili alcune società proprietarie di altre 388 case e vari stabili a uso commerciale che fruttano complessivamente, tenetevi forte, 9 milioni 922.374 euro l'anno. Pagati sempre dal Comune di Roma. Perché l'amministrazione capitolina, che oltre a 43.053 appartamenti è proprietario di altri 16.413 beni immobili con diversa destinazione d'uso (!) debba spendere tutti quei soldi per affittare uffici dai privati, sembra incomprensibile.

Anche se forse la spiegazione è nell'elenco dei beneficiari. Un paio di casi? Il sempre citato immobiliarista Sergio Scarpellini incassa 15 milioni 594.841 euro l'anno: 9 e mezzo per il solo immobile che ospita le commissioni del Consiglio comunale, a sua volta preso in affitto dall'Inpgi, l'istituto di previdenza dei giornalisti, per poco più di 2 milioni. Domenico Bonifaci, proprietario del quotidiano romano «Il Tempo», intasca invece un milione 89 mila euro per i locali del Municipio XIV. E ci fermiamo qui, non senza chiudere questo capitolo con un numero: 74.063.805.

È la cifra che il Comune di Roma, pur essendo proprietario di 59.466 beni, paga ogni anno per le locazioni passive. Questo dato sconcertante oggi lo conosciamo grazie a una norma di tre righe sfornata dal governo di Mario Monti appena prima di andarsene.

Articolo 30 del decreto 14 marzo 2013, numero 33: «Le pubbliche amministrazioni pubblicano le informazioni identificative degli immobili posseduti, nonché i canoni di locazione o di affitto versati o percepiti». Ed è la dimostrazione del potere devastante della trasparenza. Certo, in un Paese come l'Italia nel quale prima di essere applicate le leggi si interpretano, dipende molto proprio dall'interpretazione.

C'è chi lo fa in senso estensivo, come il Comune di Roma che accanto ai canoni pagati pubblica diligentemente i nomi dei beneficiari. E chi, invece, visto che la norma di cui abbiamo parlato non lo prevede esplicitamente, semplicemente li omette.

Come sa bene Giuseppe Valditara, ex senatore di An animatore del forum Crescita & Libertà, che ha avviato una battaglia civile contro gli sprechi, di cui le locazioni passive sono una delle manifestazioni più lampanti, scontrandosi con l'ottusità di certe amministrazioni. Difficoltà, peraltro, che siamo sicuri abbia incontrato anche il commissario alla spending review, Carlo Cottarelli.

Sul suo tavolo c'è la tabella pubblicata in queste pagine, che dice quanto l'amministrazione centrale spende per gli affitti passivi. La somma è enorme: 730,6 milioni, per un totale di 8.652 contratti di locazione, che si portano dietro 27 mila atti. E senza contare le agenzie fiscali, che non scherzano. La sola Agenzia delle entrate dichiara nel proprio sito circa 480 contratti, per un totale di 178,6 milioni.

Il che già la dice abbastanza lunga sui problemi che deve affrontare chi ha il compito di disboscare questa giungla. Se non fosse, poi, che ai dati dello Stato centrale bisogna aggiungere quelli, ben più numerosi, di enti pubblici, Regioni, Province, Comuni nonché società controllate e altri soggetti quali fondazioni, consorzi... Le scuole, per esempio. Ce ne sono affittate 1.567, pari al 4,2 per cento degli edifici scolastici censiti. E sono quasi tutti contratti stipulati dalle Province.

Nella sola Sicilia ce ne sono 338, e poi 295 in Campania, 163 in Puglia, 120 nel Lazio, 119 in Calabria. «Da parlamentare - ricorda Valditara - denunciai il caso di Reggio Calabria, dove si affittavano edifici fatiscenti dai privati mentre una scuola nuova, mai inaugurata, stava andando in rovina. C'era costata 8 milioni». Una massa di cui nessuno conosce i confini esatti, che spinge il costo (e lo spreco) degli affitti passivi a livelli inimmaginabili. Secondo l'ex ministro Corrado Passera non lontani da una dozzina di miliardi l'anno.

Con la particolarità che mentre i dati dello Stato si possono conoscere, sia pure con qualche problema, le difficoltà per avere gli altri risultano talvolta letteralmente insormontabili. Già. Intanto la legge che obbliga alla trasparenza non prescrive che le informazioni debbano essere pubblicate in un unico sito. Cosicché, se pure l'agenzia del Demanio decide volontariamente di mettere a disposizione dei cittadini l'elenco delle locazioni passive (245 pagine che si possono consultare sul suo web) dell'amministrazione centrale, accanto a ogni voce non figura il canone pagato, né il proprietario dell'immobile. Non tocca a loro.

Ma c'è di più. Il ministero dell'Interno, per esempio, pubblica solo la lista delle prefetture prese in affitto: non ci sono né le stazioni di polizia né le caserme dei carabinieri e dei vigili del fuoco. Eppure sono le voci più consistenti: 275 milioni sui 381 totali. Con situazioni che non ha mancato di sottolineare il documento sulla spending review messo a punto da Piero Giarda nel marzo 2013, citando il caso di Crotone, dove il costo degli immobili affittati per la locale polizia stradale risulta di 44.961 euro per addetto, contro una media nazionale di 2.547.

Nel sito del ministero del Lavoro, a quasi un anno dall'entrata in vigore dell'obbligo di trasparenza, la lista non c'è: la pagina risulta ancora «in allestimento». Eppure Cottarelli sa che hanno 133 immobili affittati per 23,1 milioni. Mica bruscolini. Il ministero della Difesa, invece, espone un solo contratto: 210 mila euro per il tribunale militare di Napoli. Però nella tabella di Cottarelli di contratti ne figurano 30. Ancora. Il sito del ministero dell'Ambiente cita due immobili in locazione, per circa 5 milioni l'anno relativi alla sede centrale del ministero, senza specificare la proprietà.

Il secondo immobile è un appartamento nel centro di Roma concesso in comodato gratuito dalla Regione Lazio: sede di rappresentanza. Mentre in realtà di locazioni passive ne risultano 34, per un totale di 13,2 milioni. Il sito delle Infrastrutture, poi, specifica i nomi dei proprietari con dovizia di particolari: l'Immobiliare Marinella, l'Immobiliare Tiziana, l'Immobiliare Valentina, il fondo Idea Fimit (quello presieduto da Antonio Mastrapasqua).... Il ministero della Giustizia, al contrario, no. Fa persino sorridere la frase che compare nella stessa pagina web: «Percorsi chiari e precisi, un tuo diritto».

 

 

IGNAZIO MARINO FUNERALI DELLA TRANS ANDREA QUINTERO FOTO LAPRESSE x Marino Alemanno CAMPAGNA CONTRO LA COCAINA DEL COMUNE DI ROMA il presidente dell eurogruppo juncker a destra in una rara foto con mario draghi e mario monti aspx ANGIOLA ARMELLINI Sergio Scarpellini saluta il Sindaco Marino GIANNI ALEMANNO E SERGIO SCARPELLINI

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