alberto angela

“ALBERTO ANGELA HA SCRITTO UN SOFT PORNO SU CLEOPATRA” - “LINKIESTA” STRONCA L’ULTIMO LIBRO DEL DIVULGATORE: “HA TOPPATO CLAMOROSAMENTE CON UNA BIOGRAFIA IN STILE HARMONY. MEGLIO CHE TORNI IN TV. E PER NOI È MEGLIO LEGGERE SIMON WINCHESTER, O DIRETTAMENTE ALESSANDRO FO CHE TRADUCE CATULLO. SPERIAMO FACCIA PIÙ TV E MENO LIBRI…”

Davide Brullo per https://www.linkiesta.it

 

ALBERTO ANGELA CLEOPATRA

Il bastone. L’apice del trash è l’incontro tra Antonio e Cleopatra, a Tarso. La bella è sulla nave, in allucinato splendore, “senza veli”, ipotizza lo scrittore, “il suo è un arrivo in stile Lady Gaga”. Lo shock estetico è tale che bisogna rileggere due volte. Cleopatra come Lady Gaga. Ho letto bene. D’altronde, quel marcantonio di Marco Antonio, stordito dall’avvenenza della regina d’Egitto, fa la faccia da fesso, la sua espressione “non è molto diversa da quella di Jim Carrey nel film The Mask, con la mandibola che casca a terra…”. Cleopatra come Lady Gaga e Marco Antonio come Jim Carrey: questa non è divulgazione ma un attentato all’intelligenza, è ammettere platealmente che i tuoi lettori sono teleutenti deficienti, sordi a ogni sapienza.

 

D’altronde, in questo peplum pepato, un polpettone storico soft porno, l’effervescenza – al netto delle pagine cronachistiche e dei dati snocciolati alle spicce – sta nel mostrare le nudità di re e di regine, i loro intrecci regali, in un revival di Beautiful (il pubblico presunto, in fondo, è quello, attempato, scemo e voglioso).

 

beyonce' e alberto angela, ironia social 6

Così, Marco Antonio, descritto in un capitolo dal titolo marmoreo (“Schiavo d’amore e del sesso”), è dotato di “petto ampio e muscoloso”, ha “il corpo massiccio e possente di un Ercole”, insomma, rullo di tamburi, “ha il fascino dell’uomo brizzolato” – viene da pensare che il giornalista-scrittore si sia fatto il narcisistico autoritratto – e si sbatte la reginetta d’Egitto seduta stante (“quasi certamente tra loro scatta la scintilla del sesso fin dalle prime serate”: ma che cavolo ne sa il giornalista-divulgatore-voyeur, possiede forse qualche nastro che testimoni l’arte amatoria di Cleopatra e dimostri la minchia marcantoniesca di Marco Antonio?).

 

La frase che segue (“In una rovente storia di passione e sesso, i due si cercano, i loro corpi si avvinghiano, le loro bocche si uniscono e i loro sensi si fondono”) sarebbe censurata perfino nel più ovvio degli Harmony, a tutto c’è un limite. Illimitato, piuttosto, è l’accanimento sessomane dello scrittore-divulgatore, che qualche pagina prima s’è sprecato nel narrare il fotti-fotti tra Giulio Cesare e la medesima Cleopatra (descritta in un tripudio di latria retorica e di latrati verbali così: “è un corpo seducente, tonico e armonioso nelle forme. Il seno è florido anche se non abbondante, i glutei sono sodi e torniti, la vita stretta accentua l’ampiezza dei fianchi”, manca solo la fotografia e l’eventuale sito internet cui rivolgersi quando si è preda di indecorose brame).

alberto angela

 

In quel caso il giornalista col tic per l’archeologia è quasi certo di aver svelato l’arcano mistero: è il divo Cesare, più che cinquantenne, calvo ma pimpante, ad aver sverginato Cleopatra, ventenne (“Essendo vergine o con poca esperienza… è verosimile che nella sua prima notte d’amore si sia rivelata un po’ timida e impacciata… Cesare è forse stato il primo a guidarla alla scoperta dei piaceri del sesso”).

 

D’altronde, non c’è bisogno di leggere così tanto. Basterebbero le prime due frasi del romanzo, intinte nel miele, nel nonsenso verbale, prive di qualsiasi scaltrezza narrativa (“Lo sguardo è rivolto a un orizzonte lontanissimo, quasi cercasse l’abbraccio di sensazioni e ricordi dolci e protettivi.

 

Uno scialle di seta, che un refolo di vento gonfia come una vela, le incornicia il volto”: parole come ricordi dolci e protettivi, refolo, incornicia il volto, non le usa neanche una liceale nel diario dei sogni preda di vomitevoli reminiscenze carducciane), a mandare in furia l’editor di qualsiasi casa editrice, anche la più squattrinata, vanificando il vaniloquio del manoscritto.

ALBERTO ANGELA

 

Ma qui, siori, si parla di Alberto Angela, il Marco Antonio della Rai, per cui l’editore s’inchina, pubblica ed esulta censendo le vendite presunte, fregandosene del lettore, che scemo è e tale resta. Resta, piuttosto, un interrogativo: perché Alberto Angela, che è quello che è, un ottimo divulgatore televisivo, sente la necessità di scrivere un libro, l’imitazione di un romanzo, in cui si sdilinquisce in scenette erotiche buone a ringalluzzire, forse, gli abbonati in prima fila?

 

ALBERTO ANGELA

Di che cosa ha bisogno, il divino Alberto, di vincere un Premio Strega? Il suo libro su Cleopatra, per altro, è scritto come un documentario, solo che non c’è nulla da vedere e niente da leggere. Semmai, ci si rosola tra rabbia e risate: la prossima biografia Albertone la dedicherà a Lady Gaga, ha già la palpebra dell’innamorato cotto. Altrimenti, gli tocca svelare l’ennesimo mistero: davvero Elisabetta I d’Inghilterra era aliena ai piaceri del sesso oppure, come dimostrano gli studi più accurati, era una scriteriata ninfomane, ordiva gang bang mentre il guitto di corte, a conciliare l’atto, leggeva Antonio e Cleopatra?

 

Alberto Angela, Cleopatra. La regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità, HarperCollins 2018, pp.480, euro 20,00

ALBERTO ANGELA

 

 

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