I MIGLIORI GIANNI DELLA NOSTRA VITA - BONCOMPAGNI: “’ALTO GRADIMENTO’ ERA COMMEDIA DELL’ARTE: IMPROVVISAZIONE PURA, OGGI È TUTTO SCRITTO, E MALE DIREI. SI SALVA SOLO FIORELLO’’ - LA RAI? “LICENZIEREI L’80% DEI DIPENDENTI, FUCILEREI ‘DON MATTEO’, DAREI L’ERGASTOLO A ‘MONTALBANO’!”

Francesco Sala per “Il Giornale OFF

ambra - boncompagniambra - boncompagni


Gianni Boncompagni è così. Prendere o lasciare. Quando mi apre la porta di casa mette subito le mani avanti: “Sono curioso di questo interessamento da parte de Il Giornale, io sono sempre stato comunista. Adesso ho pure una rubrica sul Fatto quotidiano”.
 

Lei, se è per questo, ha scritto anche sul Foglio…
Ero amico di Giuliano Ferrara e mi ha fatto scrivere cose apolitiche. Sul Fatto la rubrica si chiama “Complimenti”. Tirar fuori un’ideuzza sulla politica tre volte a settimana è difficile. Sono anche amico di Padellaro e Travaglio, questo è il giretto. Insomma Il Giornale non è il mio giornale.
 

Posso cominciare con le domande?
E certo. Vuole un caffè? Corto o lungo?
 

Gianni Boncompagni Gianni Boncompagni

Corto, grazie. Che cosa voleva fare da grande Gianni Boncompagni?
Bravo! Questa è una bella domanda! Ero appassionato già da ragazzino di musica classica. Lo sono tuttora e quando morirò, l’unica cosa che mi mancherà sarà la musica classica: quando uno è morto non la può sentire.

 

All’epoca io e i miei amici eravamo tutti “intellettualini” di sinistra, andavamo a casa dei pochi che avevano il giradischi per sentire Beethoven in 33 giri; era dura. Questi intellettuali e architetti mi dicevano: “Che ci stai a fare ad Arezzo?” Non c’era niente ad Arezzo, manco gli alberi! “Devi andare in Svezia! Lì c’è l’urbanistica che è meravigliosa”. Allora appena finito il liceo scientifico partimmo in tre, in autostop, per andare a Stoccolma. Ho visto tutte le città della Germania, Amburgo poi Copenaghen, e alla fine arrivammo sempre in autostop da Arezzo a Stoccolma!
 

Ci è rimasto parecchio?
Dieci anni.
 

Gino PaoliGino Paoli

Che lavori ha fatto?
Ho fatto tanti lavori. Parlavo inglese, svedese e francese, avevo orecchio per le lingue. Parlavo bene, ho lavorato alla radio. A Roma nel 1960 c’erano le Olimpiadi e feci un programma che si chiamava “Roma Olimpica”. Ho lavorato per un settimanale svedese tipo Oggi: ci scrivevo delle novellette che copiavo proprio da Oggi, che un mio amico mi mandava per posta da Arezzo. Prendevo queste novellette, le traducevo e le portavo da una caporedattrice che era diventata mia amica. Piacevano molto al direttore e mi pagavano una cifra impensabile.

 

renzo arborerenzo arbore

Ero un morto di fame e per questo lavoro mi pagavano una cifra enorme, il corrispettivo di trecentomila lire a novelletta. Le facevo tradurre da una mia amica alta due metri e le portavo da questa caporedattrice, che mi faceva il filo ma io me ne guardavo bene… Presi un appartamentino, stavo bene. Dopo un anno la caporedattrice mi fa : “Al direttore non piacciono più i tuoi articoli!”.

 

fiorellofiorello

Andai a riprendere Oggi e copiai dei racconti di Agata Christie. Io questo racconto non l’ho mai fatto a nessuno! Agatha Christie non sapevo nemmeno chi fosse, e parlo del ’56, ma io vengo da Arezzo… Feci tradurre quei racconti e li portai dal direttore. Non gli piacevano. “Ma lo sai di chi sono queste novellette?”, gli dissi. “No? Embè, sono di Agatha Christie!” Non gli piacevano lo stesso.

Com’erano visti gli italiani?
Eravamo pochi. C’erano una ventina di italiani, molti erano napoletani che vendevano stoffe false. Erano simpatici. Ci chiamavano i “Toscani” e ci portavano a mangiare, loro ordinavano una cosetta perché avevano già mangiato e a noi facevano portare dei piattoni. Abbiamo mangiato per mesi con questi napoletani. Vendevano agli uffici le stoffe false, facevano vedere dei pezzettini di lana vera come campionario, che poi bruciavano, e vendevano quella falsa.
 

RAFFAELLA CARRA A THE VOICE RAFFAELLA CARRA A THE VOICE

Per la radio svedese fece un’intervista molto discussa a Danilo Dolci…
Come lo sa? Sì. Io non sapevo chi fosse Danilo Dolci, e là era considerato un mito. Era noto come sociologo, era fuori dal seminato. Andai in un piccolo paesino della Sicilia, dove lui viveva piantonato da alcuni carabinieri. Danilo Dolci non era ben visto. Andai a casa sua con un registratore a manovella. Quell’intervista la replicarono una decina di volte.
 

Danilo Dolci ha dichiarato in un’altra occasione che “la creatività è una necessità profonda, non è un lusso”. Si rispecchia?
Più vero di così? È vero.
 

Cinquant’anni fa lei ha vinto il concorso in Rai come programmatore di musica leggera. Com’e Rai era quella di allora?
Bella. Mitica. La direzione generale era a Piazza del Popolo. Andavamo sempre al Bar Canova con Baudo ad aspettare l’evento soprannaturale che non arrivava mai. Il programmatore è colui che sceglie i dischi dopo il parlato. Io e Arbore. L’ho conosciuto lì e siamo subito diventati amici. Eravamo patiti per la musica. Lui di Foggia io di Arezzo. Mi guardava come uno del Nord.
 

raffaella carra anni raffaella carra anni

Già affinità tra voi?
Lui è un ragazzo formidabile. Ha un’età pure lui, e cinque mesi l’anno gira il mondo con l’orchestra. È stato pure in Cina! Tre ore e e mezza di concerto. A Pechino pieno gremito. Abbiamo fatto insieme “Bandiera Gialla” e poi “Alto Gradimento”.
 

Che gusti musicali avevate per fare assieme “Bandiera Gialla”?
Io ero fissato con la musica americana e andavo spesso a New York, lui era più locale. Il programma ce lo fece fare Gaetano Rispoli, un dirigente della radio. Abbiamo lanciato tutti! Lui era più jazzarolo, è tuttora un jazzista, suona il clarinetto. Tutto quello che fa, Renzo lo fa bene. Io avevo una fissa per la musica classica ma la tenevo per me, nessuno mi seguiva. Eravamo amici, io e Renzo. Non abbiamo mai litigato! Lui sosteneva che io fossi di Arezzo, patria di Vasari: ma se ad Arezzo non c’erano nemmeno gli alberi! Ma lasciamo perdere…
 

Veniamo ad “Alto Gradimento”: rivoluziona la radio, fa entrare prepotentemente il nonsense, l’improvvisazione. Un episodio OFF di “Alto Gradimento”?
Tanti con Mario Marenco, Bracardi, c’era pure Frassica…
 

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C’era Frassica?
Certo! Le racconto la storia di Frassica? Arbore mi fa: “Mi è arrivata una cassetta di un siciliano, molto simpatico, forte secondo me. Eccola qua, sentila, dimmi cosa ne pensi”. Ad un certo punto io questa cassetta la persi. E dopo un po’ Arbore mi fa: “Allora, l’hai sentita la cassetta di quel siciliano?” “È fortissimo”, faccio io, “Prendiamolo!”. E prendemmo Frassica. Nino Frassica ha uno humor modernissimo tuttora.
 

“Alto Gradimento” era il trionfo dell’improvvisazione. Si è persa oggi quest’arte?
Nessuno lo fa. Quella roba lì non s’è mai più vista. Noi facevamo anche dieci puntate al giorno registrate. È la commedia dell’arte. C’era una sintonia con Marenco, che oggi pensi è mio vicino di casa. Pazzesco. Lui è architetto, insegnava a Latina mi pare e mentre guidava segnava suo bordi del giornale le idee per i personaggi. Tornava e ci consegnava questi giornali con tutti i bordi scarabocchiati, tutte idee sue. Tutto improvvisato. Oggi è tutto scritto, e male direi. Umorismo? Pochissimi. L’unico è Fiorello.
 

MARCO TRAVAGLIOMARCO TRAVAGLIO

1980. Avevo sette anni, ero appassionato di “Alto Gradimento” a tal punto che in macchina costringevo mio padre che a fermarsi nelle piazzole di sosta, per evitare le gallerie e ascoltare per intero la trasmissione! Mi ricordo il Colonnello Buttiglione!
Quella era una parodia. Il padre di Marenco era colonnello della Finanza, ecco perché.
 

Avete avuto problemi?
La trasmissione era talmente forte che nessuno s’azzardava a dirne contro. Non era politicizzata, non c’era cattiveria. Non ha mai detto niente nessuno. Se ci censuravano succedeva un casino tremendo. Eravamo molto forti e guadagnavamo poco.

 

Una volta incontrai un direttore che mi disse: “Boncompagni, ma lei non chiede mai aumenti?” Risposi: “Ma guardi, le dico la verità, mi diverto così tanto che dovrei pagare io!” Facevo il consulente pubblicitario per la Fiat, il nome della macchina Ritmo l’ho trovato io. Ho fatto anche campagne per la Coca-Cola. E lui imperterrito: “Posso permettermi di darle un piccolo aumento?” E lo fece.
 

GIANCARLO MAGALLI FOTO ANDREA ARRIGA GIANCARLO MAGALLI FOTO ANDREA ARRIGA

È stato paroliere per Jimmy Fontana e Patty Pravo: “Ragazzo triste” è sua, e poi tutte le canzoni della Carrà…
L’ avvocato Crocetta era l’inventore del Piper e io facevo un po’ tutto: il produttore, l’autore, lavoravo con Franco Bracardi alla Rca… Franco Bracardi ha scritto con me tanti successi (Franco Bracardi, fratello del comico Giorgio, noto al grande pubblico come pianista/accompagnatore nel Maurizio Costanzo Show, n.d.r.). 

 

Abbiamo guadagnato cifre spaventose! Quel pezzo de “La Grande Bellezza”, “A far l’amore comincia tu”, l’avevamo scritto noi. Mamma mia la Siae! Cifre spaventose. Ho domandato: “Ma com’è possibile che io prenda più di un Gino Paoli?” Mi è stato risposto che non c’è solo l’Italia, quei successi sono in tutto il mondo. “Com’è bello far l’amore da Trieste in giù” in Sudamerica non puoi capire, la ascoltano tutti. E io sono anche editore. Mi arrivano…
 

È stato bravo!

Mario Marenco Mario Marenco

Devo tutto a Raffaella.
 

È amico di Magalli, vero? Come l’ha conosciuto?
Era mio vicino di casa da ragazzino. Simpatico, intelligente. Aveva dodici anni quando l’ho conosciuto. Una volta scappò di casa. Il padre era disperato. Andammo alla stazione e lo trovammo. Siamo molto amici.
 

Ma uno così bravo, simpatico, professionale, spiritoso, non dovrebbe fare di più?
A me lo dice? Io glielo dico. “Ma Magalli, ancora quei cazzo di programmi?” E lui mi risponde: “Se smetto di fare questo, non mi danno più da lavorare”. 
 

Lei era noto in Rai per…?
Per odiare i raccomandati. In Rai lo sanno: non li ho mai presi. Uno raccomandato vuol dire uno che non è bravo. Uno bravo non ha bisogno di essere raccomandato. Ero noto anche per non prendere soldi. Io e Arbore non volevamo soldi, specialmente dai discografici. Volevo dischi. Dischi di musica classica. Ho riempito due garage di 33 giri e poi ha dato tutto a un ragazzo…

Si ricorda qualche dirigente in Rai?
Salvi era bravo. Il direttore era Emanuele Milano, un democristiano moderno. Né Rispoli né lui ci hanno mai bacchettato. Ad “Alto Gradimento” ne abbiamo dette di cose eh? C’erano pure molti repubblicani.
 

Silvio BerlusconiSilvio Berlusconi

Siamo al 1990. “Non è la Rai” al Palatino di Roma.
Feci il contratto con Berlusconi. Io avevo fatto “Pronto Raffaella”, quando cominciai c’era il monoscopio. Dopo un mese di “Pronto Raffaella” ho fatto quattordici milioni di ascolti! Lo vedevano tutti. Berlusconi capì immediatamente il business della pubblicità e mi chiamò: “Facciamo ‘Pronto Raffaella’ a Canale 5!” E io: ” Non si può dottore! È dal vivo. È una diretta, ci sono le telefonate in diretta”. E lui: ” Vabbè, le telefonate le facciamo finte!” Rimasi allibito.
 

Berlusconi aveva comprato il Palatino, ti rendi conto? Io quando vidi il Palatino persi la testa. La mia regia aveva un muro romano! Mi fece un contratto spaventoso. Per me era una cifra pazzesca. Era troppo. Il mio avvocato era Consolo e al momento del contratto c’era pure Cesare Previti, come avvocato di Berlusconi. E Previti mi dette un anticipo di miliardi in assegno circolare. Contratto di cinque anni. Un assegno circolare a nove zeri.

 

previti previti

Andammo a mangiare a Trastevere, tutti: io, Vasile, Consolo, l’avvocato Previti e due alti dirigenti di Milano, da Romolo, una trattoria che frequentavo spesso. Al momento del conto feci: “Posso pagare almeno il pranzo? Romolo, accettate assegni?” “E certo dotto’!” Prese l’assegno circolare a nove zeri. Trasecolò, lo fissava muto e non capiva. E io: “Ma no! Ho sbagliato! È uno scherzo figurati..” Previti se lo ricorderà, il fatto dell’assegno.
 

Chi era la più bella di “Non è la Rai” secondo lei?
Miriana Trevisan era la più bella di tutte. Era un capolavoro. E poi non c’era mignotteria.
 

Oggi c’è mignotteria?
Oggi la dai per fare un programma? Può darsi, ma si viene a sapere.
 

Fabrizio Frizzi Presentatore dello spettacolo Fabrizio Frizzi Presentatore dello spettacolo

Maurizio Costanzo, proprio qui, ha dichiarato che se la televisione non gode di buona salute è perché è venuta a mancare la figura dell’autore.
Ha ragione, l’autore non c’è più. Se lei cerca in tv oggi un corrispettivo di Amurri & Verde non ci sono più. Nella televisione che replicano d’estate si vede l’autore. Falqui ne prendeva di bravi. Nel format l’autore non serve. Oggi non c’è spazio, molti format sono pronti a scattare. Un programma oggi deve essere già un successo nel mondo. Un Dino Verde non c’è più. Il funzionario fa i format.
 

Mi dica due personaggi che ha lanciato.
Fabio Fazio e il povero Giorgio Faletti.
 

Immagini Boncompagni presidente assoluto della Rai per un giorno. Che farebbe?
Licenzierei l’ottanta percento delle persone assegnando un vitalizio. Ne bastano venti per mandare avanti la baracca. Poi fucilerei Don Matteo a piazza Mazzini davanti al cavallo, con tutti gli autori. Terence Hill: fucilato con gli autori, avvertirei le famiglie. A Montalbano darei l’ergastolo! E poi quelli di Rete Quattro, dalle segretari ai dirigenti… per tutti il carcere duro, 41 bis.
 

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Un ricordo di Alberto Castagna?
Quanto abbiamo riso! Lui aveva il camerino confinante con Fabrizio Frizzi, che stava con la figlia del generale Dalla Chiesa. Quando parlavano o discutevano in camerino, Alberto Castagna ascoltava tutto. Poi veniva in mensa e agitava da lontano le mani come per dire: “Cose grosse!” Ascoltava tutto: litigi, non litigi…
 

MILLY CARLUCCI FOTO ANDREA ARRIGA MILLY CARLUCCI FOTO ANDREA ARRIGA

“Crociera” con Nancy Brilli. Una sola puntata.
Non si sapeva chi doveva condurre il programma, allora con Brando Giordani pensammo a Milly Carlucci. Andammo a casa sua e la vedemmo scendere da una scala parlando in inglese con i figli. A me e a Giordani prese una ridarella bestiale: sembrava finta! Lei chiese di cosa trattava il programma e io: “No, questo non ce lo puoi chiedere, non lo sappiamo…” E finì. Nancy Brilli, simpatica, accettò a scatola chiusa. E infatti…
 

Nancy Brilli Nancy Brilli

Vale sempre il detto “fate presto e male”?
Mi è andata sempre bene. Molti fanno lentamente e male. Io faccio presto ma ci tengo a dire che “Bandiera Gialla” e “Alto Gradimento” sono miei e di Arbore, “Pronto Raffaella” l’ho inventato io, “Non è la Rai” è un format. Chi poteva fare un altro “Alto Gradimento”? Ho dato il nome alla Fiat Ritmo, l’ho già detto? E ho fatto il testimonial della Coca-Cola. I creativi precisini dell’agenzia erano allibiti.
 

Che libro sta leggendo?
Quello di mia figlia Paola. “La prefazione è del Dalai Lama”! La dedica è: “A papà, perché capisca”. Ma che vuol dire?

ANTONELLO FALQUIANTONELLO FALQUI

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