MIMUN AL MINIMO – A CHE SERVE UN’AUTOBIOGRAFIA? INTANTO PER GLORIFICARE IL BANANA CHE L’HA PIAZZATO SULLA POLTRONA DEL TG2, TG1, TG5 E PER SBERTUCCIARE GIORGINO (“BANALE E OPPORTUNISTA”) E LILLI GRUBER: “MARA VENIER LE CHIESE CHI AVESSE ABBRACCIATO PER PRIMO AL SUO RIENTRO E LILLI RISPOSE: “MIO MARITO”. GRANDIOSO, SALVO CHE SUO MARITO, JACQUES CHARMELOT, GIORNALISTA FRANCESE, AVEVA VISSUTO TUTTA LA CRISI IRACHENA AL FIANCO DELLA MOGLIE, NELLA STESSA STANZA D’ALBERGO!”…

Valerio Palmieri per "Chi"
Estratti del libro di Clemente Mimun "Ho visto cose...", edito da Mondadori

Clemente Mimun, nella sua lunga carriera, di cose ne ha viste tante, altro che Blade Runner. È stato sulla plancia di comando dei notiziari televisivi più importanti: Tg1, Tg2 e Tg5. Nel libro Ho visto cose... ripercorre la sua carriera attraverso gustosi aneddoti. Sorretto da un'ironia che non risparmia nemmeno se stesso e i passaggi più drammatici della sua vita, come la malattia, Mimun racconta il suo mestiere fra incontri memorabili (come quelli con Papa Wojtyla e Napolitano, la stima con Berlusconi e l'amicizia con Vasco Rossi), ma anche voltafaccia e attacchi a volte ingenerosi (imperdibili, i capitoli sulla Gruber e su Giorgino). Abbiamo scelto qui di seguito alcuni brani del libro, fra i più divertenti. Non tutti, però, perché di cose, Mimun, ne ha viste davvero tante.

LA DISCESA IN CAMPO
«Conducevo l'edizione notturna del Tg5 e facevo la rassegna stampa, con le prime pagine dei giornali che allora arrivavano via fax. Una mattina, attraversando i corridoi degli studi, ebbi la sensazione di essere trasparente. [...] Mentana mi spiegò che, la sera prima, avevo del tutto ignorato un'importante intervista di Berlusconi pubblicata sulla prima pagina del Corriere della sera. Aggiunse di non preoccuparmi. Io, invece, mi infuriai. Quell'intervista mi era sfuggita, perché l'inchiostro del fax era pallidissimo e le luci sparate sulla pagina avevano reso invisibile il titolo. [...]

Fu lo stesso Berlusconi a chiamarmi poche ore dopo: "Non dubito della sua buona fede". Tirai un sospiro di sollievo e lui aggiunse ridendo: "Comunque, smettetela di risparmiare sull'inchiostro". (Tempo dopo, siamo nel '94, Berlusconi convoca il direttore per annunciargli la sua "discesa in campo". Ecco il saluto). "Mimun, la chiamo fra cento giorni da Palazzo Chigi". Centoquattro giorni dopo mi squillò il telefonino: "Uè, Mimun, sono qui. È tutto brutto, vecchio e polveroso. Lei ha la più vaga idea di dove sia la stanza dei bottoni?"».

PAPA CHARLOT
(Mimun è in udienza privata da Papa Giovanni Paolo II). «Mi si avvicinò, gli tesi la mano e la strinse. [...] Poi a bruciapelo mi chiese: "Come sta tuo padre?". Restai di stucco, perché mio padre quella notte si era sentito molto male in Israele, ma non lo sapeva nessuno. [...] E lo fece con una determinazione sconcertante, come se fosse al corrente di tutto. [...] Poi mi guardò severo, disse che bestemmiavo troppo e aggiunse con fare gentile: "Mi devi promettere che smetterai".

Lo promisi. [...] Percorse gli ultimi cinque metri che lo separavano dalla stanza muovendosi impercettibilmente al ritmo di quella musica (suonata dai francescani, ndr) e roteando il bastone come Charlot. Me lo ricorderò sempre, un uomo in stato di grazia, che emanava luce e non nascondeva gesti semplici di umanità. [...] Non ho bestemmiato per sette anni, poi ho ceduto su un gol della Roma (Mimun è tifoso della Lazio, ndr) durante il derby e mi sono sentito in colpa. Ma non col Padreterno, con l'uomo Karol al quale avevo fatto una promessa».

LILLI GRUBER
«Ci ritrovammo (con Lilli Gruber, ndr) insieme quando, nel 2002, approdai alla direzione del Tg1. [...] Mi disse che si aspettava di essere la prima inviata a Baghdad, perché in quel campo si considerava la massima esperta. Mi sconsigliò in modo tranchant alcuni altri giornalisti degli esteri. [...] Voleva evitare soprattutto due cose: l'inserimento di Ennio Remondino e di Carmen Lasorella, che secondo la Gruber brigava con un cardinale caldeo. [...]

Tornò in Italia il giorno del suo compleanno e pensai di fare un gesto di simpatia e amicizia inviandole un mazzetto di fiori di campo che le consegnarono puntualmente all'arrivo a Fiumicino. Lì era attesa anche da un'auto di Domenica in..., che voleva festeggiare in diretta il suo ritorno in patria. Ricordo l'ingresso trionfale nello studio. Mara Venier le chiese chi avesse abbracciato per primo al suo rientro e Lilli rispose: "Mio marito". Grandioso, salvo che suo marito, Jacques Charmelot, giornalista francese, aveva vissuto tutta la crisi irachena al fianco della moglie, nella stessa stanza d'albergo!».

FRANCESCO GIORGINO
«Quello con Francesco Giorgino è stato uno degli incontri meno interessanti della mia vita. Banale e opportunista, è per me il prototipo del giovanotto in carriera. [...] Al Tg1 misi alla conduzione del telegiornale della sera Attilio Romita e proprio Giorgino. [...] In viaggio con mia moglie in autostrada venni raggiunto dalla telefonata in cui mi si avvertiva di una strepitosa intervista di Giorgino che prendeva le distanze da me, dal Tg1 che realizzavo, e anche dal centrodestra. [...] Considerai le dichiarazioni lesive dell'immagine del telegiornale, per di più in un'intervista non autorizzata dalla Rai. Morale: addio conduzione. [...] Non volli mai rivedere Giorgino, né parlargli. In compenso mi telefonarono in massa: dai frati di Assisi alla Santa sede, da attori famosi a leader politici».

NO, A SINISTRA NO
«Alle quattro del mattino del 24 giugno 2011 ho pagato il conto per intero e in un'unica soluzione. Ero andato a bere un bicchier d'acqua in cucina e, tornando indietro verso la stanza da letto, ho prima avuto un forte giramento di testa, poi mi sono accorto di pendere a sinistra. [...] Dopo pochi istanti svenni e mi risvegliai, non so quante ore o giorni dopo, alla stroke unit del Gemelli, il reparto di terapia intensiva per quelli folgorati da ictus e similari. [...]

L'incontro più sorprendente fu col presidente Napolitano. [...]All'altezza di un ascensore mi intravide con mia moglie, ci raggiunse e disse: "Mimun, che ci fai qui in pantaloncini corti?". "Gioco a fare il malato, signor presidente". "Non ne sapevo nulla" si sorprese Napolitano. E io pronto: "Ho voluto far contenti i miei critici più severi, dimostrando che anche quando si tratta di nascondere le notizie vado forte". Si informò coi medici, mi disse di fargli avere mie notizie e mi salutò con grande cordialità, del tutto ricambiata».

 

 

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