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LE MOLESTATE IGNOTE – ASPESI IN CATTEDRA: OGNI ANNO IN ITALIA UNA DONNA SU TRE VIENE MOLESTATA E SE NE STA ZITTA - IL CONCETTO DI MOLESTIA (NON DI VIOLENZA) È PIUTTOSTO RECENTE  IN ITALIA DOVE NEGLI ANNI '80 LA LEGGE RITENEVA LO STUPRO UN ATTO CONTRO LA MORALE E NON CONTRO LA PERSONA - NEGLI STATI UNITI BASTA UNO SGUARDO BIRICHINO PER FARE CAUSA ALL'INCAUTO…

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Natalia Aspesi per “La Repubblica”

 

Pare che a non poterne più di questa quotidiana tempesta a puntate di molestatori (non stupratori) di donne in vista, siano soprattutto le donne ignote: molestate ieri o cinquant' anni fa (secondo una ricerca Istat ogni anno in Italia una donna su tre viene molestata e se ne sta zitta) non contano nulla perché le villanate non sono venute da una celebrità e quindi ghiotte per tutti, ma dal ragioniere vicino di casa, dal matematico incontrato in ascensore, dal marito dell' amica più cara: dai signori xxx che certo non interessano a nessuno, e se decenni fa ci si scansava vergognandosi, adesso gli si può dare un calcio là e finisce lì, tra gemiti terrorizzati (di lui).

 

Un molestatore (non un violentatore) soprattutto se affascinante e potente in ogni campo, potrebbe essere un don Giovanni che ottiene ciò che vuole, o che è costretto a dare ciò che le signore vogliono (se non ha di quelle mogli che non lo mollano un secondo, come certi registi o certi direttori d' orchestra).

molestie

 

Allora perché molestano? Perché è un esercizio di potere in un campo, quello dei sessi, che hanno perduto, perché sanno di umiliare, perché possono ricattare, perché alla fine sono fragili, insicuri e delle donne, le loro donne, hanno paura. Però è necessario anche un minimo di buon senso, non creando una classe specifica di molestatori (non stupratori) composta solo di privilegiati, né trasformando ogni uomo in un criminale, un serial rapist.

 

A sentire le molestate denuncianti, questi molestatori (non stupratori) una volta le hanno toccato il ginocchio, un' altra hanno aperto la patta, un' altra ancora hanno fatto versacci con la lingua (risposte eleganti, non mi rompa le calze, non gli faccia prender freddo, pare proprio il mio cagnolino Billy).

 

Certo molestie, ma forse solo anche citrullaggini, goliardate (non stupri), certo più colpevoli quando imposte da persone a cui si potrebbe pure dire no grazie, ma a cui non sempre non ci si può sottrarre, non solo per debolezza. Uno degli ultimi casi denunciati, quello del comico americano di massimo successo Louis C.K. che in scena fa ridere parlando di masturbazione poi appena può chiede alle signore, da gentiluomo sessuomane, il permesso di farlo davanti a loro, è soprattutto un problema psichiatrico.

NATALIA ASPESI

 

Non si denunciano subito potenti molestatori (talvolta anche gli stupratori), ma neppure gli ignoti: allora bisogna anche dire che il concetto di harassment, di molestia (non di stupro), è piuttosto recente; chi, almeno in Italia, avrebbe potuto pensare di denunciare un esibizionista o un pizzicottaro, appunto un molestatore, quando persino sul reato di stupro i nostri governi non riuscivano a trovare un accordo? Una sentenza della Cassazione del 1967 definiva non violenza "quella necessaria a vincere la naturale ritrosia femminile".

 

Ancora negli anni '80 la legge riteneva lo stupro un atto contro la morale e non contro la persona, nell' 82 il tribunale di Bolzano stabiliva che non si poteva evitare qualche iniziale atto di forza o di violenza, "dato che la donna soprattutto fra la popolazione di bassa estrazione sociale e scarso livello culturale vuole essere conquistata anche in maniera rude, magari per crearsi una sorta di alibi al cedimento del desiderio dell' uomo".

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Nel 1985 il tribunale di Roma cancellò il "debito coniugale" cioè l' obbligo della moglie a non rifiutarsi, stabilendo la necessità, nel sesso, del "consenso di entrambi". Ricordo i primi processi di stupro a Milano, in cui la colpevole era sempre la donna, in quanto "già fidanzata", cioè non più vergine quindi priva di valore e già puttana (come se le professioniste del sesso non avessero il diritto al no), oppure perché tornava dal lavoro di notte, oppure perché era vistosa. Come poteva il povero giovane trattenersi? E come lo difendevano le madri contro quella schifosa!

 

Purtroppo non mi ricordo i nomi dei protagonisti di un celebre processo milanese: una bellissima studentessa diciottenne accusò un suo professore che era andato a casa sua per ragioni di studio, di averla forzata al sesso. L' antico difensore che pareva quello del processo a Frine, interpretata da Gina Lollobrigida nell' episodio diretto da De Sica nel film "Altri tempi", accusò di ogni misfatto la ragazza, ma già vegliavano le femministe, i giudici stabilirono che il no si può dire anche all' ultimo momento, le mutande già strappate, e il povero professore, tra l' altro di un certo fascino, fu giudicato colpevole e condannato a qualche anno di galera.

 

WEINSTEIN

Ora lo stupro, reato perseguibile d' ufficio, viene punito con giusta durezza. Anche le molestie ovvio: negli Stati Uniti basta uno sguardo birichino per fare causa all' incauto, da noi qualcosa di più concreto, se denunciato, mi pare, entro un certo lasso di tempo.

 

Domanda: e le molestie sul web, e la farraginosa ricerca di sesso o d' amore, da parte di uomini e di donne, con esplicite porcherie nei siti, e gli incontri che non sono né molestie né violenze, e le tante trentenni che tutte insieme, senza un ragazzo, se la ridono nei ristoranti o se la godono al cinema, donne sole e felici, farebbero causa a un collega che osasse corteggiarle anche rusticamente, spiritosamente, non perché irrispettoso ma perché ormai terrorizzato?

NATALIA ASPESINATALIA ASPESInatalia aspesimolestiemolestie

 

natalia aspesi

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