giorgio bocca bocca giorgio gb

NON SOLO BARBARESCHI, MASSIMO FINI CONCIA PER LE FESTE ANCHE GIORGIO BOCCA: "ERA RIMASTO UN PROVINCIALE CON UN FORTE RAPPORTO CON IL DENARO. LO LUSINGAVA ESSERE INVITATO A CENA A CASA DEI PIRELLI, DEI BRION, DELLA CRESPI”

MASSIMO FINI UNA VITAMASSIMO FINI UNA VITA

Estratto dal libro “Una vita” di Massimo Fini

 

[…] i rapporti di amicizia più forti e duraturi nel mio ambiente li ho avuti con Giorgio Bocca. Bocca avrei cominciato a frequentarlo abitualmente nei primissimi anni Ottanta. Ma la sua conoscenza risaliva al 1976 quando ero stato ingaggiato da «Repubblica», il nascente quotidiano di Eugenio Scalfari, e avevo lasciato «L’Europeo».

 

Il mio passaggio a «Repubblica» fu brevissimo. Dopo aver partecipato ai tre mesi di preparazione del giornale e firmato sui primi due numeri – un’inchiesta sull’università e un’intervista a Guido Crepax – ricevendo altrettanti telegrammi di complimenti di Scalfari, che conservo gelosamente, me ne ero andato, rientrando all’«Europeo» (e violando anche il minaccioso ammonimento di Giglio: «chi va via dall’‘Europeo’ non vi rientra più»). Non era colpa di nessuno. È che con l’ambiente ‘radical chic’ non ho proprio nulla a che fare.

zbi106 massimo finizbi106 massimo fini

 

Anche se mi chiedo, a volte, qual è il mio ambiente, avendoli via via rifiutati tutti. Onestamente non posso lamentarmi se sono finito isolato ed emarginato. Scalfari poi, che è un calabrese vendicativo, non me l’ha mai perdonata. Ma con Bocca i rapporti erano rimasti ottimi. A «Repubblica» nonostante il quarto di secolo che ci separava, era nata fra noi un’istintiva simpatia. Così quando Umberto Brunetti, direttore di «Prima Comunicazione», si inventò una rubrica, ‘I Dialoghi sull’informazione’, e la affidò a Bocca che era allora, insieme a Montanelli e Biagi, uno dei principi del giornalismo italiano, Giorgio indicò me come sparring partner.

 

Bocca Giorgio Bocca e Natalia Aspesi Bocca Giorgio Bocca e Natalia Aspesi

Naturalmente il prim’attore era lui, nella coppia io avevo la parte del cretino dei fratelli De Rege, dovevo porgergli la battuta, però ci mettevo anche qualcosa di mio e i ‘Dialoghi’ ebbero un’ottima riuscita. Un piccolo imprenditore milanese, Cariaggi, peraltro più noto per essere il marito di Lara Saint Paul, pensò di riproporre la formula in una di quelle radio locali che allora stavano nascendo come funghi. Arrivavo la mattina presto a casa di Bocca, in via Bagutta 12, e lo trovavo spesso indaffarato a incollare dei ritagli pescati chissà dove. «Cosa stai facendo, Giorgio?». «Una voce di enciclopedia». «Hai tempo da perdere con queste cose?».

 

«Ma, sai, mi danno centomila lire» e calcava la voce sul ‘centomila’. Anche se eravamo nei primi ottanta quella cifra non era gran cosa, tantomeno per chi come lui prendeva uno stipendio da «Repubblica» e un altro dall’«Espresso». Quando uscivamo dallo studio della radio lui si infilava in una misteriosa porticina azzurra. Io dovevo attenderlo fuori. Ci rimaneva cinque minuti, poi saliva sulla mia macchina e lo riportavo a casa. Una volta, mentre guidavo, non resistendo alla curiosità, gli chiesi: «Che ci vai a fare in quel bugigattolo?».

Bocca Giorgio Bocca Bocca Giorgio Bocca

 

«Prendo i soldi. Subito, cash. Con quella gente non c’è mai da fidarsi». Non lo attribuirei tanto ad avidità o a taccagneria, piuttosto a un sacro rispetto per il denaro come forma di rassicurazione e conferma tangibile del suo successo. Bocca non ha mai dimenticato di essere il figlio della maestrina di Cuneo e questo rapporto col denaro lo seguirà per tutta la vita. In un’altra occasione eravamo a cena a casa sua. Giorgio era a capotavola, io sedevo alla sua destra. Uno dei suoi figli si era sposato da poco. Ad un certo punto avvicinò il suo viso al mio e coprendosi la bocca con la mano per non farsi sentire dalla moglie, Silvia Giacomoni, mi sussurrò: «Sai, questo matrimonio mi è costato 10 milioni».

 

giorgio boccagiorgio bocca

E calcò la voce sui ‘milioni’. In questi casi c’era in lui qualcosa di infantile, quasi di birichino, come se l’avesse fatta grossa a sua madre. Una delle ultime volte che sono stato da lui mi raccontò che era andato a trovare Pericoli che si era ritirato in Umbria. Naturalmente non guidava più e nemmeno Silvia. Avevano dovuto prendere una macchina con autista.

 

«Sai, io non sono abituato a queste cifre». Ma questa volta il tono era malinconico, come se si sentisse tagliato fuori dal mondo. «Il telefono non squilla più» aggiunse poco dopo. Non poter più guidare deve essere stato un brutto colpo per Giorgio. La macchina gli serviva per chetare le sue numerose nevrosi. Usciva da Milano senza una meta precisa, girovagava per qualche ora e poi rientrava in città (Franco Pierini, ottimo inviato dell’«Europeo» e della «Stampa», faceva anche di peggio. Nel giorno di riposo inforcava la sua Ferrari, si catapultava a tutta velocità a Roma, scendeva al Cafè de Paris in via Veneto, beveva qualcosa e, sempre a tutta velocità, rientrava a Milano).

GIORGIO BOCCA ED EUGENIO SCALFARI GIORGIO BOCCA ED EUGENIO SCALFARI

 

Quando ci capitava di camminare insieme per le strade intorno a via Bagutta, Bocca ogni tanto abbaiava. «Che fai, Giorgio?». «Scarico la tensione, me lo ha consigliato il medico». In tanti anni non l’ho mai visto veramente disteso. Questa storia del rapporto col denaro spiega anche, insieme a una buona dose di masochismo, la fascinazione che Bocca provava per i ricchi.

 

Lo lusingava essere invitato a cena a casa dei Pirelli, dei Brion, della Crespi. Ma si annoiava a morte. Inoltre com’è noto, la mensa dei ricchi, con la scusa della dieta, è sempre molto parca, mentre a lui, da buon contadino che aveva nella memoria tempi di vacche magre, piaceva mangiare e bere. «Perché ci vai, Giorgio?». «Ma, sai, i Pirelli, i Brion...». «Ma tu sei molto più importante di qualsiasi Brion o Pirelli o Crespi».

 

Bocca Giorgio Bocca Bocca Giorgio Bocca

Giorgio Bocca non si è mai reso conto appieno del ruolo che ha avuto per più di mezzo secolo nella vita intellettuale italiana. Cito solo, a puro titolo di esempio, due reportages. Nel 1962 con un’inchiesta a Vigevano ci fece scoprire il ‘boom’ economico che noi, che lo stavamo vivendo, non avevamo capito. È stato il primo giornalista italiano di sinistra a tornare dall’Unione Sovietica raccontando che cos’era realmente il paradiso del ‘socialismo reale’. Per questo, e per altro, fu sempre odiato dai comunisti. Negli ultimi anni era invece detestato dalle destre o presunte tali, chissà perché.

 

Se volevi scoprire il criptoberlusconiano, quello che sta per Berlusconi vergognandosene come un tempo chi votava dc, ti bastava fargli tre nomi, Antonio Di Pietro, Marco Travaglio, Giorgio Bocca, per sentirne dire le peggio cose. e tre indizi facevano una prova. Psicologicamente Bocca era rimasto un provinciale come ha scritto lui stesso in uno dei suoi libri più belli (l’altro è la coraggiosa biografia di Togliatti in cui, in piena egemonia culturale comunista, smaschera le nefandezze de ‘il Migliore’).

 

ghidella e giorgio boccaghidella e giorgio bocca

Il culmine del masochismo lo raggiungeva quando accettava l’invito che Giulia Maria Crespi faceva ogni anno ad alcuni importanti personaggi nella sua tenuta della Zelata, sul Ticino. La sadica zarina costringeva gli uomini, quasi tutti in età, a una regata agonistica sul fiume. Lui ne tornava distrutto e furioso.

 

«Perché ci vai, Giorgio?». «Ma, sai, la Crespi...». Giulia Maria Crespi l’ho vista una sola volta in vita mia. E mi è bastato. Stavo, insieme a Salvatore Veca, su un torricino di Villadeati il maniero che i Feltrinelli hanno nel Monferrato, dove Inge aveva organizzato una grande festa invitando ‘la meglio società’. Il posto era proprio feudale. La Villa stava su un cucuzzolo che dominava il contado sottostante e che, a balze, digradava verso la pianura.

bocca giorgio GBbocca giorgio GB

 

Da una scala a chiocciola del torricino spuntò una signora che cominciò a sparare una serie di cazzate di estrema sinistra, tanto più comiche considerati il luogo e l’ambiente. Quando se ne fu andata chiesi a Veca: «Chi è quella lì?». «Ma come, non lo sai? È Giulia Maria Crespi» rispose lui, un po’ sorpreso. Quando facevamo ‘I Dialoghi’ Bocca si teneva piuttosto cauto su «Repubblica» e l’«Espresso», i suoi giornali. Ma una volta, non potendone più, sbottò in una dura critica a Zanetti, il direttore dell’«Espresso».

 

Io riportai tutto diligentemente. Alle sei del mattino di qualche giorno dopo squillò il telefono di casa mia. «Ma che cazzo hai scritto?». «Ma, veramente, quello che mi hai detto tu – balbettai insonnolito – e non a tavola, ma davanti al registratore mentre facevamo ‘I Dialoghi’. Eppoi è la verità». «Se tu alla tua età non hai ancora capito che non si può scrivere sempre la verità sei un cretino». E buttò giù la cornetta. Quella frase, detta da chi passava per uno dei più coraggiosi giornalisti italiani, mi colpì. Anche se, forse, avrei dovuto tenerla in maggior conto.

Giorgio BoccaGiorgio Bocca

 

Era accaduto che Zanetti, per punizione, quella settimana gli aveva fatto saltare la rubrica e lui temeva guai peggiori. Ma, tornata la normalità, mi perdonò e ‘I Dialoghi’ continuarono regolarmente. Bocca era un uomo ruvido, di poche parole, sbrigativo, spiccio. In questo un cuneese purosangue. Ma questa ruvidità, come spesso accade, mascherava un’intima, scontrosa e chiusa timidezza e anche una fragilità emotiva che contrastava con la sua figura di uomo solido, anche fisicamente.

 

Al «Giorno» quando c’era da fare un servizio particolarmente faticoso, Rozzoni diceva: «Mandiamoci Bocca, che è robusto». U n capo danno ero ospite dei Bocca a La S alle, sopra Courmayeur, insieme alla mia giovane moglie. V erso mezzanotte arrivò un’allegra combriccola non si sa bene invitata da chi. Fra i nuovi arrivati c’era una donna sulla quarantina, sciapa, che diceva di essere un’editrice. Chiese al padrone di casa che lavoro facesse. Bocca lì per lì s’incazzò di brutto.

Giorgio BoccaGiorgio Bocca

 

«Ma come, vieni a casa mia, dici di essere un’editrice e non sai nemmeno chi sono?». Non mi ricordo cosa rispose la cretina, Giorgio si alzò e sparì nelle stanze interne. Dopo un po’ andai a cercarlo. Si stava ubriacando di whisky. Non aveva retto che una squinzia qualsiasi, di cui avrebbe potuto tranquillamente impiparsi, non lo avesse riconosciuto. Ci mettemmo a giocare a biliardo. Di me credo che lo divertisse la mia giovanile spavalderia e turbolenza. «Mi annoio. Arriva Fini e comincia il casino».

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO, POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…