libia isis gheddafi

1. IL NUOVO ORRENDO VIDEO DELL’ISIS, CON QUELLE DECAPITAZIONI SULLA BATTIGIA E IL SANGUE CHE SCORRE NELL’ACQUA VERSO DI NOI, CI CHIAMA DIRETTAMENTE IN CAUSA 2. SE L’ISIS CI RAPISSE UNA DOZZINA DI PILOTI E LI SGOZZASSE, NOI BOMBARDEREMMO LA MATTINA DOPO, COME FA L’EGITTO? CHE COSA SIAMO DISPOSTI A FARE PER “DIFENDERE SAN PIETRO”?

Colin Ward (Special Guest: Pippo il Patriota) per Dagospia

Isis - libiaIsis - libia

 

1. LA GUERRA ALLE PORTE

isis 04abfc170isis 04abfc170

“Siamo a Sud di Roma”, dice minaccioso l’Isis, e la politica italiana si ricompatta. Con l’eccezione dei Cinque Stelle, sempre contrari alle bombe, tutti i principali partiti sono pronti a mandare l’esercito in Libia dietro le insegne dell’Onu. Silvio Berlusconi dimentica la rabbia per la rottura del patto del Nazareno e dice sì a una missione militare, sebbene da prendere in considerazione “come ultima risorsa”.

 

Matteo Salvini, senza troppi distinguo, dice che “quelli dell’Isis ci hanno dichiarato guerra, meglio schierare le truppe lì anziché ai confini tra Russia e Ucraina”. Matteo Renzi, dopo le fughe in avanti di qualche ministro, frena ma incassa la disponibilità dei partiti d’opposizione.

Isis - libiaIsis - libia

 

Il nuovo orrendo video dell’Isis, con quelle decapitazioni sulla battigia e il sangue che scorre nell’acqua idealmente verso di noi, ci chiama dunque direttamente in causa. E ci costringe a reimpostare l’agenda dei nostri problemi, oltre Sanremo e le riforme costituzionali. Aspettiamo tempi e modi di una missione Onu, ma intanto tifiamo tutti quanti per i raid aerei degli egiziani in Libia che bombardano postazioni del Califfato. Di sicuro non potevamo continuare a ignorare quanto avviene in Libia. E a parte rimpiangere Gheddafi, dovremmo forse chiederci che cosa facilita l’espansione dell’Isis.

isis esecuzione per stregoneria a raqqa folla di spettatoriisis esecuzione per stregoneria a raqqa folla di spettatori

 

Isis - libiaIsis - libia

Forse i barconi pieni di migranti che arrivano su Lampedusa a getto continuo sono parte del problema. Forse la povertà e le ingiustizie sociali di intere comunità andrebbero affrontate seriamente. Forse non si è saputo gestire il dopo Gheddafi e ce ne siamo fregati. Forse una nazione impoverita come la Libia era nelle condizioni ideali per cadere nelle mani della propaganda del Califfo, mentre noi continuavamo a pompare petrolio come nulla fosse. Forse il conto delle ingiustizie e degli egoismi prima o poi si paga. E adesso pare che non restino che le bombe, che però non hanno mai risolto alla radice i problemi che rendono una nazione terreno fertile per l’Isis.

ISIS ISIS

 

Isis - libiaIsis - libiaIsis - libiaIsis - libia

Ma che Italia è quella che si dice pronta alla guerra, seppure con la copertura dell’Onu? Lo siamo davvero, pronti alla guerra? Se l’Isis ci rapisse una dozzina di piloti e li sgozzasse, noi bombarderemmo la mattina dopo, come fa l’Egitto, oppure aspetteremmo di andare in missione in Libia con australiani e filippini? Che cosa siamo disposti a fare per “difendere San Pietro”? Ha senso nascondersi sempre dietro l’Onu? Forse bisognerebbe cominciare a parlarne, prima che sia troppo tardi.

 

 

Isis - libiaIsis - libia

2. ITALIA MINACCIATA

Quel coltellaccio alzato verso il cielo nel video dell’Isis è il simbolo della minaccia all’Italia. Il Corriere riporta le impressioni dei servizi segreti: “Nel video dell’Isis la minaccia al nostro Paese. E 200 mila migranti sono pronti a sbarcare. Secondo gli 007 mai come in questo momento si sono fatti concreti i rischi per il nostro Paese. Una motovedetta italiana costretta ad abbandonare un barcone a cui stava prestando soccorso” (p. 3).

 

Anche il Messaggero ha un pezzo con veline dei servizi: “L’intelligence avverte: dialogo subito, altrimenti l’intervento sarà inevitabile. Scambio di informazioni tra 007 italiani e statunitensi: ‘c’è ancora margine per una mediazione’. ‘C’è il rischio che il Paese diventi una rampa di lancio dei jihadisti verso l’Europa” (p. 3).

 

Repubblica racconta l’espansione dell’Isis: “Le milizie in guerra per il potere, così l’Is ha conquistato la Libia. Bande, brigate e gruppi nati nell’era post-Gheddafi ammainano le loro bandiere per abbracciare la causa di Al Bghdadi. I primi sono stati i miliziani di Ansar al Sharia. E la minaccia jihadista arriva a soli 350 chilometri dall’isola di Lampedusa” (p. 4).

 

Sulla Stampa, la grande fuga: “Aliscafi e truppe scelte, via i primi italiani dalla guerra in Libia. Da Tripoli alla Sicilia, con la scorta degli uomini del Tuscania. Chiusa l’ambasciata. L’Isis minaccia Roma: ‘Ora siamo vicini’” (p. 2). Il Giornale scodella una prima pagina ansiogena: “L’Italia torna in guerra. Caos islamico in Libia. Pronti 5mila soldati. Berlusconi dà l’appoggio. Rimediamo all’errore di Napolitano che ci costrinse ad attaccare Gheddafi”.

 

 

3. INTERVENIRE O NO?

il pilota giordano bruciato vivo da isisil pilota giordano bruciato vivo da isis

Il governo si muove ancora con grande cautela ed è chiaro che l’Italia non vuole restare da sola nell’affrontare il problema libico. “Renzi: noi pronti, ma sia priorità di tutti. Offensiva del governo perché le Nazioni Unite affianchino un’altra personalità al diplomatico Leon. L’obiettivo di un intervento multinazionale in primavera” (Corriere, p. 4). Poi, ecco di mezzo i soliti affari: “Il rischio di esporsi con Mosca senza petrolio e gas libico. Le possibili ricadute di una crisi e i rapporti con la Russia” (p. 4).

 

Su Repubblica parla il pallido Alfanayev e si contraddice in poche parole: “Non c’è più tempo da perdere, il Califfato è alle porte di casa. L’Onu si muova per fermarlo” (p. 3). E noi? E noi che facciamo? Poi dicono che apprezzare il decisionismo di Putin è sbagliato.

ALFANO E RENZI ed df e fbac d ALFANO E RENZI ed df e fbac d

 

Berlusconi dimentica la guerriglia parlamentare e apre: “Berlusconi applaude il governo. ‘Sì a un’azione militare. E anche Salvini offre una sponda al premier: ‘Meglio schierare truppe lì che al confine ucraino’. Ma Pinotti precisa: solo come parte di una missione Onu” (Stampa, p. 4). Il Giornale già sogna nuovi equilibri: “Dal Nazareno al Cireneo, la crisi favorisce un nuovo patto” (p. 3).

 

 

4. SCONTRO DI INCIVILTÀ

Dopo l’attentato di Copenhagen, parla il vignettista Lars Vilks, che ricorda quante volte ha dileggiato la religione cristiana: “Ma nessun vescovo, neppure il più bigotto, sa della mia esistenza. Questo dovrebbe chiudere ogni discorso sul grado di intolleranza di un certo Islam, e dell’autocensura che ormai abbiamo incorporato dentro di noi” (Corriere, p. 8).

 

attentato a copenhagen  10attentato a copenhagen 10

Intanto si scopre che il giovane attentatore di Copenhagen era ben noto alla polizia: “Omar, l’arabo di Danimarca affascinato dalla jihad. ‘Ispirato dai volantini dell’Is’. L’assassino di Copenhagen aveva 22 anni. Ucciso dalla polizia, era uscito dal carcere appena due settimane fa” (Repubblica p. 6).  

 

 

5. SORCI VERDI

Tensione sempre alta tra maggioranza e opposizioni sulle riforme. Messaggero: “Riforme e governo, Fi contro Renzi. Il Pd: l’opposizione adesso torni in aula. Brunetta: al voto con il Consultellum. Ma Toti frena: noi ragionevoli. I dem abbassano i toni però avvertono: si cambia, avanti in ogni caso” (p. 6). E Renzi fiuta l’arrivo della ripresa: “Il premier: la ripresa è vicina, non spreco questa occasione.

attentato a copenhagen   omar abdel hamid el hussein attentato a copenhagen omar abdel hamid el hussein

 

Oggi la direzione Dem, l’appello del leader a non disperdere l’unità di queste settimane. ‘I segnali economici sono incoraggianti. L’Aventino? Le minoranze sono spaccate” (p. 7). Sul Giornale, le mosse di Forza Italia: “Forza Italia sfida il premier. ‘Al voto con il Consultellum’. Brunetta: ‘Non abbiamo paura delle urne’. Domani da Mattarella al Colle le opposizioni che hanno lasciato la Camera sulle riforme: ‘Il metodo Renzi una ferita per la democrazia” (p. 5).

 

attentato a copenhagen  1attentato a copenhagen 1

 

6.AGENZIA MASTIKAZZI

“Il Colle: serve una dialettica corretta” (Messaggero, p. 9). Grande scoperta. Grande monito.

 

 

7. LOMBROSIANI PER SEMPRE

Ritagliare e rimirare l’immaginetta di Pupone Toti pubblicata a pagina 13 del Corriere. Vi si rimira il consigliere politico del Banana che sorride tutto soddisfatto per essere stato invitato in tv da Lucia Annunziata. Basta così poco per renderlo felice.

 

 

attentato a copenhagen   omar abdel hamid el hussein  attentato a copenhagen omar abdel hamid el hussein

8. SILENZIO, PARLA UNO DEI VERI CAPI

Repubblica intervista il boss di Morgan Stanley, James Gorman, ed ecco che cosa ordina per l’Italia: “L’Italia resta una forza molto significativa, un centro di innovazione e produzione di beni di qualità, esportabili su vasta scala. Un modo per liberare la sua crescita varrebbe anche per il Giappone: creare incentivi finanziari per affrontare il problema del numero delle nascite” (p.13). Più culle, ragazzi! Ce lo ordina il Grande Capitale, mica la Cei. Renzie è pregato di prendere nota e predisporre appositi bonus bebè. Del resto anche l’amico Davide Serra di Algebris è pieno di figli.  

 

 

9. BANCHE MOLTO POPOLARI

attentato a copenhagen   omar abdel hamid el hussein   attentato a copenhagen omar abdel hamid el hussein

Il Corriere dedica una paginata al racconto di una furbatella della Popolare dell’Etruria per ripulirsi il bilancio: lo spostamento di una serie di immobili in una società controllata da alcuni suoi clienti, dove compaiono il forzista Vincenzo Crimi e un birrificio noto per piacere a Matteo Renzi (p. 15). Onestamente un po’ pochino per montare su uno scandalo che possa anche solo impensierire Palazzo Chigi. Sulle Popolari, aspettiamo la Consob.

Michele FerreroMichele Ferrero

 

 

10. FREE MARCHETT

Va bene piangere Michele Ferrero e salutare come si conviene un grande imprenditore illuminato, ma i giornaloni continuano a riversare sulla nutella chili e chili di miele. Il Corriere si scopre innamorato di un modello distante anni luce dalla cara Fiat: “Il capitalismo ‘modello Alba’. Alleanza con fornitori e lavoro. Ma la nuova sfida è far dialogare la finanza e i tanti Ferrero d’Italia” (p. 19).

attentato a copenhagen   lars vilksattentato a copenhagen lars vilks

 

Anche Repubblica si spella le mani: “L’autobus, l’asilo, le gite. Quel patto con noi operai che rese unica la Ferrero” (p. 21). E da domani, di nuovo tutti compatti a inneggiare alla flessibilità e ai contratti da fame.

Sulla Stampa, si sbandiera la beneficenza: “Così i profitti della Nutella aiutano l’Africa e l’India. Le Imprese sociali: scuole per il mondo più povero” (p. 15).

 

 

11. LA CINA È MOLTO VICINA

attentato a copenhagen   helle thorning schmidtattentato a copenhagen helle thorning schmidt

Il Corriere Economia fa il punto sull’avanzata del Dragone nell’Italia “dei tanti Ferrero”: “L’assegno in giallo. Dieci miliardi spesi per contare in Italia. La mappa aggiornata del potere orientale. I nuovi signori del 2%. Pechino è seconda solo al fondo americano BlackRock. E spazia dall’Eni all’Ansaldo, da Mediobanca alle Generali. La svalutazione dell’euro sul dollaro richiamerà ulteriori capitali nella Penisola” (p. 2).

 

 

12. CHAPEAU!

Oggi su Repubblica splendida e umanissima pagina dedicata a Emma Bonino e al coraggio con cui sta affrontando il suo cancro ai polmoni (“Raccontare il male mi ha aiutato. Ora vediamo chi la spunta”, p. 23).

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…