QUARTIERI SPAGNUOLO - I PM DI NAPOLI SENTONO MATTEO GARRONE DOPO CHE IL PENTITO SPAGNUOLO LO HA ACCUSATO DI AVER PAGATO IL PIZZO PER GIRARE “GOMORRA”: “SI È VERO SONO STATO A CASA DEL BOSS CIRILLO - DICE IL REGISTA - MA NON SAPEVO CHE SI TROVASSE AGLI ARRESTI DOMICILIARI NÉ HO MAI DATO I SOLDI AI CLAN” - MA SUL SET CI SONO STATI MOLTI MOMENTI DI TENSIONE CON GLI ATTORI CHE IN REALTÀ ERANO VERI CAMORRISTI (VIDEO)…

1- I LITIGI SUL SET: VOGLIO FARE IL KILLER - VIDEO
http://www.ilmattino.it/video.php?id=16166


2- PIZZO PER GIRARE GOMORRA. IL REGISTA GARRONE IN AULA: «TUTTO FALSO»

Leandro Del Gaudio per "Il Mattino"

In una stanza interrogano il pentito Oreste Spagnuolo, in un'altra ascoltano come testimone (e potenziale parte offesa) il regista Matteo Garrone. Doppio interrogatorio, i pm della Dda di Napoli alle prese con un camorrista redento e con uno dei migliori talenti del cinema italiano.

Che succede ai piani alti della Procura di Napoli? C'è la volontà di andare a fondo su quanto messo a verbale da Spagnuolo, riproposto oggi da inchieste giornalistiche e ricostruzioni narrative.

Ma cosa racconta ai pm anticamorra Spagnuolo? Agli atti dell'inchiesta condotta dai pm Giovanni Conzo e Cesare Sirignano, il pentito spiega che Garrone avrebbe incontrato il pregiudicato Cirillo mentre quest'ultimo era agli arresti domiciliari e gli avrebbe dato ventimila euro a titolo estorsivo. Insomma - stando alle parole verbalizzate dalla Dda di Napoli - Garrone avrebbe pagato una tangente per girare Gomorra, avrebbe pagato il pizzo alla camorra per realizzare un film denuncia (poi premiato a Cannes) sugli affari criminali della camorra.

Versione smentita da Garrone. Niente soldi al clan, né tangenti agli attori che - stando a quanto dichiarato dal regista - sarebbero stati scelti tra dilettanti sul posto in base allo spirito neorealista della pellicola. Caso chiuso? Niente affatto. C'è un doppio verbale, non è un confronto ma poco ci manca. Cinque anni dopo il primo ciak, pentito e regista divergono su tutto, tranne che su un punto: Garrone continua a negare di aver pagato tangenti, ma conferma di essere stato a casa del boss Cirillo, come raccontato in esclusiva nel libro intervista della giornalista Daniela De Crescenzo «Confessioni di un killer».

«Si è vero sono stato a casa di Cirillo - questa la sintesi della posizione di Garrone -, non sapevo che si trovasse agli arresti domiciliari, aveva un atteggiamento strano, un po' sembrava un camorrista. Andai a trovare Cirillo perché me lo aveva chiesto Bernardino Terracciano, attore nel film l'Imbalsamatore e in Gomorra (è «zi' Bernardino» che accompagna i due giovani aspiranti boss all'appuntamento con i killer), non ero solo, nessuno parlò di soldi».

E c'è dell'altro: è stato in passato lo stesso Terracciano a dichiarare dinanzi al gup Toscano che Giuseppe Setola gli chiese di incontrare Garrone. In quale periodo? In qualche circostanza? Nessun riscontro in merito. Intanto, oggi l'attenzione è sul doppio verbale acquisito in Procura.

Da una stanza all'altra, la doppia versione sull'atto iniziale di Gomorra. E c'è un particolare inedito firmato Spagnuolo, a proposito del film tratto dall'omonimo romanzo di Roberto Saviano: «Si parlò di un film di "guapparia", non di un film ispirato al racconto di quello scrittore. Siamo nel 2007, quel libro era già abbastanza conosciuto in quella zona e a molti non era andato a genio. Insomma: i boss dei casalesi non avrebbero mai autorizzato un film sul libro Gomorra».

Storie che si rincorrono, l'esigenza di fare chiarezza, con un regista che ribadisce di non aver mai dato soldi alla camorra («vennero pagate solo le comparse, con contratti regolari»), e con un pentito che afferma il contrario: voci di Gomorra, dopo arresti e condanne impartite anche ad alcuni comprimari del film denuncia su quanto avviene tra Casale e Secondigliano, sotto il governo di boss vecchi e nuovi.

Ma sul set, come ricordano partecipanti e staff, ci sono stati momenti di tensione e rabbia.

Come quello in cui Giovanni Venosa, ex estorsore della camorra casalese (che nel film recita la parte del braccio destro del boss zi Benardino) si infuria perché il regista non gli ha assegnato la parte del killer, non gli ha dato il ruolo che conta, quello di chi preme il grilletto contro i due ragazzi ribelli.

Anche qui, a sua insaputa, Venosa si ritrova al centro della scena, accanto a Bernardino Terracciano (altro camorrista nel ruolo di se stesso), mentre se la prende con «Matteo», che a suo dire, non avrebbe mantenuto i patti: «Ora vi do i soldi indietro - urla Venosa -, non voglio più uscire nel "cinema", sono una persona seria, i ragazzi li dovevo uccidere io. Qui il film non si fa più. Niente, non se ne fa più niente, pigliatevi i soldi, sono una persona seria, il film non si gira più».

Poi il clima si stempera, nel dietro le quinte - sempre sotto la vigile attenzione di una telecamera accesa - compare la sagoma di Matteo Garrone, che ascolta le parole di Giovanni Venosa, poi abbozza un sorriso: «Guarda che non è un dramma, poi ricordati che per me resti l'imperatore di Roma...».

 

MATTEO GARRONEMatteo Garrone - copyright PizziORESTE SPAGNUOLOscena del film "Gomorra"gomorra film cor07gomorra roberto savianoscena del film "Gomorra"gomorra film cor01gomorra film cor04gomorra film cor02

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